home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

Siracusa, il clan Giuliano controllava il settore dell'ortofrutta: 19 arresti (c'è anche un poliziotto)

La cessione dei prodotti agricoli verso la grande distribuzione era monopolio del gruppo criminale che, se necessario, usava anche le maniere forti. Sotto controllo anche il traffico di droga. Patto di non belligeranza con la cosca rivale dei Trigila

Il settore dell’ortofrutta nella parte meridionale della provincia di Siracusa era in mano ai clan mafiosi. E’ quanto emerso dall’operazione Araba Fenice condotta dalla Squadra Mobile Siracusa che su delega della Dda di Catania ha arrestato 19 persone su ordine del gip del Tribunale etneo.

In carcere sono finiti Rosario Agosta, 45 anni di Modica, Claudio Aprile, 35 anni di Noto, Giovanni Aprile, 40 anni di Noto, Giuseppe Aprile, 41 anni di Avola, Antonio Arangio, 42 anni di Modica, Sergio Arangio, 26 anni di Siracusa, Salvatore Bosco, 33 anni di Siracusa, Massimo Caccamo, alias u russu, Antonino Cannarella, 23 anni di Avola, Salvatore Cannavò, “Giovanni Cicala”, 54 anni di Catania, Giuseppe Crispino, alias “u barberi”, 40 anni di Noto, Giuseppe Di Salvo, 21 anni di Avola Salvatore Giuliano, 55 anni di Pachino, Gabriele Giuliano, 33 anni di Pachino, Vincenzo Gugliotta, 25 anni di Portopalo di Capo Passero, Massimiliano Salvatore Salvo, 36 anni di Catania, Nunzio Agatino Lorenzo Scalisi, 59 anni di Catania, poliziotto in servizio al Commissariato di Pachino, Giuseppe Vizzini, alias “u marcuottu”, di 54 anni di Pachino e Simone Vizzini, 29 anni di Modica.

Le indagini della Squadra Mobile di Siracusa, coordinate dalla Dda di Catania, hanno documentato – spiega la Polziai nel periodo che va almeno dal maggio 2015 sino al maggio 2017, la presenza del clan Giuliano che operava nei territori a sud della provincia aretusea, tra Pachino e Portopalo di Capo Passero, capeggiato dal boss Salvatore Giuliano, che era in grado di condizionare le attività economiche della zona, traendone indebiti vantaggi, nonché di perpetrare una serie di attività illecite che spaziavano dalle estorsioni, al traffico di sostanze stupefacenti, alla commissione di furti ad abitazioni ed aziende agricole. L’incheista si è incentrata sulla figura di Salvatore Giuliano e sugli uomini di sua stretta fiducia, Giuseppe Vizzini e i fratelli Giuseppe, Giovanni e Claudio Aprile, e sulla progressiva ascesa del gruppo a vero e proprio sodalizio mafioso in grado di acquisire il monopolio nella produzione e nello smistamento dei prodotti ortofrutticoli coltivati nelle numerose serre sul territori; Salvatore Giuliano è, infatti, l’indiscusso boss della zona, cui tutti devono rivolgersi per poter svolgere le proprie attività nei territori sotto il suo controllo. E grazie ai legami vantati con il clan catanese dei “Cappello” e al patto di non belligeranza siglato con il clan rivale dei “Trigila”, Giuliano si era quindi assicurato lo spazio operativo per dominare incontrastato nei territori di Pachino.

Nel corso dell’indagine è stato anche documentato, nel gennaio del 2016, a Pachino, un incendio doloso commesso da Salvatore Bosco e commissionato da Salvatore Massimiliano Salvo, organico al clan catanese dei “Cappello”, che ha avuto ad oggetto un mezzo utilizzato per la raccolta dei rifiuti di proprietà della Dusty s.r.l., azienda che aveva l’appalto di tale servizio nel comune di Pachino.

La principale fonte di guadagno del clan Giuliano era il condizionamento del ricco e fiorente mercato ortofrutticolo che da sempre costituisce in quei territori la più rilevante attività economica.

Per ottenere questo risultato, il sodalizio mafioso, rifuggendo dalla mera imposizione del pagamento di somme di denaro, aveva dato vita a un’attività imprenditoriale, “La Fenice s.r.l.”, le cui quote sociali risultano formalmente ripartite al 50% tra Gabriele Giuliano, figlio di Salvatore, e Simone Vizzini, figlio di Giuseppe, che si occupa del commercio all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli. Il gruppo aveva nel magazzino di Pachino il suo quartier generale, ove si tenevano le riunioni e gli incontri con gli esponenti di altri clan.

Come emerso dalle numerose conversazioni registrate nel corso dell’indagine, la titolarità delle quote sociali in capo a Gabriele Giuliano e Simone Vizzini era solo apparente perché il vero dominus era Salvatore Giuliano. E per questo Salvatore e Gabriele Giuliano e Giuseppe Vizzini sono anche indagati per trasferimento fraudolento di valori, aggravato dal fine di agevolare l’associazione mafiosa.

La “Fenice” non operava secondo le regole del libero mercato, bensì ricorrendo a forme di pressione intimidatoria sugli operatori del settore per costringerli a versare il loro raccolto nei magazzini della “Fenice” in modo da ottenere il pagamento di una somma di denaro come corrispettivo dell’attività di mediazione per la successiva vendita della merce agli operatori della grande distribuzione. Allo stesso modo, anche i commercianti che intendevano acquistare i prodotti coltivati nelle serre di Pachino, per immetterli successivamente nel mercato finale, dovevano trattare con Giuliano e il suo gruppo senza potersi interfacciare direttamente coi coltivatori.

Grazie a questo collaudato meccanismo, gli indagati pretendevano il pagamento di una somma di denaro, la “provvigione”, calcolata in percentuale del raccolto prodotto e ceduto agli operatori della piccola e grande distribuzione, che costituiva il corrispettivo per la presunta attività di mediazione contrattuale svolta tra produttori e commercianti. Decisivo il ruolo dei fratelli Giuseppe, Giovanni e Claudio Aprile, veri e propri bracci armati del boss Giuliano e ai quali si rivolgeva quando era necessario incutere timore e far sentire la pressione del clan agli operatori del settore.

In alcuni episodi, che vedevano come vittime i produttori ortofrutticoli operanti tra Noto e Rosolini, e cioè nei territori sotto il controllo del clan rivale dei Trigila, è emerso anche il concorso di Giuseppe Crispino che faceva da referente del “clan” di Antonio Trigila.

Anche il settore dei parcheggi a pagamento, situati a ridosso delle zone balneari ricadeva sotto l’influenza del clan. E in tale settore un ruolo determinante era svolto dai fratelli Giuseppe, Giovanni e Claudio aorile che, sempre in accordo col capoclan Giuliano, si occupavano della gestione, sia direttamente collocandovi uomini fidati, sia indirettamente imponendo il pagamento di somme di denaro a coloro che li gestivano. E’ stata, inoltre, contestata a Salvatore Giuliano e Claudio Aprile l’estorsione ai danni del titolare di un lido balneare stagionale, costretto a versare al clan una somma di denaro in cambio di un presunto servizio di “guardianìa” svolto in suo favore.

Secondo quanto emerso nel corso dell’attività, inoltre, i fratelli Claudio, Giuseppe e Giovanni Aprile, avvalendosi della complicità di Rosario Agosta, Vincenzo Gugliotta, Giuseppe Di Salvo, Antonino Cannarella e Sergio Arangio si occupavano della commissione di furti di macchinari agricoli, specificatamente trattori e mezzi per la lavorazione della terra, che venivano asportati alle aziende agricole insistenti nei territori di Noto, Rosolini e Palazzolo Acreide.

E poi c’era la droga con la partecipazione di Salvatore Cannavò, Massimo caccamo e Antonio Arangio, i quali grazie all’avallo ottenuto dal boss Salvatore Giuliano, facevano giungere a Pachino ingenti quantitativi di cocaina per immetterli sul mercato.

Infine, Salvatore Giuliano e Nunzio Agatino Lorenzo Scalisi, assistente capo della Polizia in servizio al Commissariato di Pachino, sono accusati del tentativo di estorsione, aggravato dal metodo mafioso, ai danni dei proprietari di un’abitazione che Scalisi aveva in affitto. Giuliano, con minaccia, consistita nel presentarsi personalmente dietro richiesta e accordo con il poliziotto, aveva prospettato pericoli per l’incolumità personale o ai beni delle persone offese, per costringerli a non pretendere il corrispettivo di almeno tre canoni di locazione loro dovuti dallo Scalisi. Il gip ha anche sequestrato preventivamente le quote sociali e dell’intero patrimonio aziendale de “ La Fenice s.r.L.”

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

VivereGiovani.it

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa