Il blitz
Traffico illecito di rifiuti nel Nisseno, 20 misure cautelari e sequestrata un’azienda da 2 milioni a Niscemi
Le accuse di traffico e smaltimento illecito di rifiuti pericolosi con rischio di contaminazione e intimidazioni per recupero crediti
Diciassette persone raggiunte da misure restrittive, tre provvedimenti interdittivi e il sequestro di un’azienda operante nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti: è il bilancio di una vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Caltanissetta, con il supporto del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura nissena.

I provvedimenti, emessi dal Gip del Tribunale di Caltanissetta al termine degli interrogatori preventivi, riguardano un presunto sistema organizzato di traffico e gestione illecita di rifiuti speciali, anche pericolosi. Le ipotesi di reato contestate sono, a vario titolo, associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, estorsione e gestione non autorizzata di rifiuti.
Nel dettaglio, il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per un imprenditore di Niscemi Gaetano Barone di 41 anni e gli arresti domiciliari per un Nunzio Alferi, residente a Gela di 38 anni. Per dodici indagati sono stati applicati obblighi o divieti di dimora, mentre per altri tre è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Contestualmente è stato ordinato il sequestro preventivo dei mezzi e dell’intero complesso aziendale Fer. Leg. riconducibile all’imprenditore niscemese, per un valore stimato di circa due milioni di euro, oltre al divieto di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di tre titolari di ditte del settore.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’organizzazione avrebbe gestito in modo sistematico la raccolta, lo stoccaggio e il successivo smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali. Il fulcro dell’attività sarebbe stato un sito situato nel territorio di Niscemi, in prossimità del centro abitato, dove i rifiuti venivano accumulati in totale difformità dalle normative ambientali.
I materiali risultavano accatastati direttamente sul suolo, senza alcuna protezione o impermeabilizzazione, con il concreto rischio di contaminazione del terreno e delle falde acquifere e un potenziale grave danno ambientale. Tra i rifiuti rinvenuti figurano soprattutto materiali metallici ferrosi e non ferrosi, batterie esauste, elettrodomestici, fusti e veicoli, stoccati in modo grossolano e privo di misure di sicurezza.
Il meccanismo illecito, secondo la ricostruzione investigativa, prevedeva che diversi conferitori – provenienti anche da comuni limitrofi e in alcuni casi già noti alle forze dell’ordine – trasportassero quotidianamente rifiuti, spesso utilizzando mezzi privi delle necessarie autorizzazioni. In cambio di denaro, i materiali venivano ricevuti e accumulati nel deposito, per poi essere trasferiti e smaltiti presso altre aziende operanti nelle aree di Catania e Licata.
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Fondamentale per l’inchiesta è stato il ricorso a intercettazioni telefoniche e telematiche, oltre a sistemi di videosorveglianza installati nei pressi del sito e a servizi di osservazione e pedinamento. Riscontri ulteriori sono arrivati dal sequestro di un autoarticolato e di circa cinque tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, tra cui motori termici non bonificati e filtri contenenti olio esausto, destinati a un deposito nel Catanese.
Nel corso delle indagini sarebbero emerse anche condotte intimidatorie riconducibili all’imprenditore Barone finalizzate al recupero di crediti. In una conversazione intercettata, l’uomo avrebbe rivolto minacce a un cliente palermitano, inducendolo a saldare un debito attraverso pagamenti mensili di duemila euro.