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L'anniversario

Pippo Fava: a 42 anni dall'omicidio il ricordo del giornalista antimafia è nel segno di Gaza

Grande partecipazione sotto la lapide nel luogo dell'omicidio. Poi il premio giornalistico a lui dedicato è stato assegnato ai 300 giornalisti uccisi negli ultimi due anni nella Striscia

Leandro Perrotta

05 Gennaio 2026, 22:01

06 Gennaio 2026, 03:22

Quarantadue anni dopo l’omicidio del 5 gennaio del 1984 la città ha ricordato oggi Pippo Fava con una grande partecipazione  proprio nella strada oggi a lui dedicata. L’orchestra dei giovanissimi di Musicainsieme a Librino ha fatto da sottofondo alla commemorazione che ha visto intorno alle 17 riunirsi davanti alla lapide che lo ricorda con scritto «la mafia ha colpito chi con coraggio l’ha combattuta» non solo la sua famiglia, con il figlio Claudio e i nipoti, tra cui Francesca Andreozzi oggi presidente della Fondazione Fava, ma anche centinaia di persone che hanno voluto, come ogni anno, portare un saluto a un simbolo di verità e rigore etico, partecipando anche al corteo organizzato dai Siciliani giovani insieme agli scout Agesci. In testa al corteo, tra tante bandiere palestinesi, popolo simbolo di quest’anno di ricordo, anche Luisa Impastato, oggi presidente della Casa memoria Felicia e Peppino Impastato, che del giornalista di Cinisi è nipote. «Non sono qui solo per la corrispondenza di date, con Peppino nato il 5 gennaio giorno dell’uccisione di Fava, ma perché entrambi hanno lottato per un mondo più libero dal compromesso politico mafioso. Penso sia fondamentale oggi tradurre la memoria nelle pratiche e nelle istanze di oggi».

Un concetto ribadito da Andreozzi, che con la sua Fondazione ha deciso di assegnare quest’anno il Premio nazionale giornalistico “Nient’altro che la verità. Scritture e immagini contro le mafie” non a una persona specifica, ma agli oltre 250 giornalisti uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023. «Se siamo qui oggi è soprattutto per i giovani, quelli che non hanno la responsabilità di non sapere e non capire cosa è successo 42 anni fa. E non è la prima volta che dedichiamo il premio a chi non c’è più, lo abbiamo fatto nel 2018 con Daphne Caruana Galizia uccisa a Malta per mano mafiosa».

Sotto la lapide anche il presidente dell’ordine dei giornalisti di Sicilia Concetto Mannisi e i rappresentanti del sindacato Assostampa. Poi l’omaggio del Comune, rappresentato dall’assessora ai Beni confiscati alla mafia Viviana Lombardo che ha ricordato «la forza morale e la testimonianza civile e professionale di Fava, espresse nella sua azione di contrasto alla mafia e agli interessi illeciti». Queste «restano un patrimonio vivo per Catania e per la Sicilia, un richiamo costante contro ogni forma di illegalità e contro l’uso distorto delle risorse pubbliche da parte della criminalità organizzata» ha aggiunto in una nota il sindaco Enrico Trantino. Ricordando poi «la ferma condanna della violenza mafiosa, di cui Fava è stato autorevole e coraggioso interprete attraverso il giornalismo, il teatro, l’arte e l’impegno civile, lo ha accompagnato fino all’estremo sacrificio, consegnando alle giovani generazioni un messaggio di responsabilità e di speranza. La sua ricchezza culturale è stata ricordata con un’esposizione nella Galleria comunale d’arte moderna delle sue opere pittoriche visitata da migliaia di cittadini».

Dopo il commovente e partecipato ricordo in via Fava, la serata dedicata al giornalista fondatore de “I Siciliani”, che è stato anche grande scrittore e autore teatrale oltre che pittore, è proseguita al Piccolo Teatro di via Ciccaglione. Un momento intitolato “voci dal silenzio” ha ricordato il moderatore, il giornalista Massimiliano Perna, che ha parlato della situazione in Palestina anche con la giornalista Marta Bellingreri e con la stessa Luisa Impastato. Ma soprattutto con Atef Abu Saif. Scrittore e giornalista, collaboratore tra gli altri dell’inglese Guardian, Abu Saif ha parlato della situazione culturale nella Striscia di Gaza: dal 2019 al 2024 è stato anche ministro della Cultura palestinese. Abu Saif ha ricevuto virtualmente il riconoscimento a nome dei giornalisti «vittime del genocidio sionista» avviato a Gaza. «Nella Striscia - ha spiegato - non esistono più luoghi di cultura: teatri, biblioteche, cinema, sono stati tutti rasi al suolo. E in solo 40 giorni. Ma la cultura si continua a fare. Ricordo che solo pochi giorni prima del 7 ottobre il film che poi vinse l’oscar per il miglior film straniero “No other land” venne presentato a Gaza davanti a 3.000 persone. E poi abbiamo fatto un festival del cinema partecipatissimo proiettando i film nelle tende».

Tutto questo in un quadro che ha visto secondo il racconto dello scrittore e politico palestinese «quasi 300 uccisi tra giornalisti e poeti» in questi oltre due anni di conflitto avviato da Israele dopo gli attentari operati da Hamas il 7 ottobre 2023. «Anche questi crimini di guerra e contro l’umanità», ha ricordato Marta Bellingreri, dando i numeri però di quello che da allora da parte di Israele è stato «un genocidio secondo le definizioni del diritto internazionale» con «100mila morti». Oltre ai giornalisti «uccisi mirando a loro, come dimostrano episodi documentati lo scorso agosto, sono morti anche 700 membri delle loro famiglie». Non vittime “collaterali”, ha precisato, ma «uccise col preciso obiettivo di intimidire ed eliminare anche la voglia di lottare. Un metodo che definirei mafioso. il posto giusto per dirlo», ha concluso la giornalista collegando Gaza al destino di Fava. Un delitto sul quale, come ricordato ieri anche da Claudio Fava dalle pagine di questo giornale, forse «non è ancora stata fatta piena luce sui mandanti». Un tema ribadito oggi anche dall'associazione “Antimafia e Legalità” per voce del presidente, l’avvocato Enzo Guarnera.