Verso il referendum
Giustizia, ecco perché è «giusto dire No»: «Questa riforma non intaccherà la magistratura ma i cittadini»
A Catania entra nel vivo la campagna referendaria. Oggi è stato presentato il comitato per il No che vede al suo interno non solo giudici e pm, ma anche esponenti della società civile
Ora si fa sul serio. «Bisogna arrivare all'appuntamento referendario preparati. I cittadini devono conoscere i rischi a cui andranno incontro votando Sì a una riforma che intaccherà la democrazia del nostro Paese. Il popolo è sovrano e quindi come magistratura accetteremo cosa sceglierà, ma è necessario che sia un voto consapevole». A Catania si è aperta la campagna referendaria per la riforma della giustizia. È stato presentato ufficialmente alla stampa il Comitato "Giusto Dire No" che ha in programma una serie di eventi e di confronti con i cittadini per arrivare "preparati" al voto del 22 e 23 marzo. Il comitato, che è nato su iniziativa dell'Anm («ma non per questo va confuso con il sindacato»), mira a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza «di preservare l'attuale sistema di garanzie dei diritti dei cittadini che trae la propria forza dall'equilibrio fra i poteri dello Stato» che è stato disegnato dai padri costituenti.
Un comitato che non è composto solo da magistrati - fra ordinari, amministrativi, contabili - ma anche da avvocati, professori, ricercatori universitari ed esponenti dell'associazionismo, della società civile e semplici cittadini. Il magistrato in pensione (e già presidente del Tribunale di Catania) Bruno Di Marco è nel Consiglio Direttivo Nazionale. «Quello che questa riforma intaccherà maggiormente è la giurisdizione - evidenzia Di Marco - che è l'istituzione con la funzione costituzionale di tutelare i diritti e le libertà di tutti anche nei confronti del potere. E questa riforma affievolirà la giurisdizione con tutti i rischi connessi».
A Catania - a livello distrettuale - il portavoce è Francesco Mannino, presidente uscente del Tribunale etneo. «Questa non è una riforma della giustizia - dice Mannino - questa è una riforma della magistratura che non risolve nessuno dei problemi. Ci sono molteplici segnali che vanno a intaccare su quella che è l'autonomia e l'indipendenza della magistratura». Autonomia sancita dall'articolo 104 della Costituzione che però non sarà assolutamente toccato dalla riforma Nordio, tranne nella parte che distingue (o separa) le carriere fra requirente e giudicante. Ma per Mannino «non basta un solo articolo della Costituzione per imporre un principio. È tutto un sistema di pesi e contrappesi. Venendo meno questo sistema sono a rischio l'autonomia e l'indipendenza. Non basta guardare solo al 104 della Costituzione, bisogna guardare anche al 101, al 102 e ai rischi disciplinari a cui i magistrati vengono sottoposti».
Agata Santonocito, procuratore aggiunto a Catania, afferma: «Al di là delle formule utilizzate nella legge, il risultato complessivo di questa normativa sarà quello di indebolire la magistratura tutta». Il procuratore ripropone alcune affermazioni e le indicazioni «date dal ministro Nordio nel libro che ha pubblicato». Per Nordio «la obbligatorietà dell'azione penale sarebbe una sorta di stortura del sistema che potrebbe essere evitata proprio con legge ordinaria. Quello che noi teniamo è che questo sia il primo passo di un'attività ulteriore, già preannunciata, che mirerà a contenere l'attività del Pubblico Ministero nella fase investigativa e dunque inciderà sull'uguaglianza dei cittadini».
Altri magistrati che sono parte attiva del Comitato sono il gip di Catania Pietro Currò («e posso assicurare che non mi sento assolutamente assoggettato ai pm», ha detto ironizzando), e il giudice Marco Mazzullo. Poi c'è il professore e avvocato Giovanni Grasso, che sarà relatore nell'evento di lunedì pomeriggio al Centro Zo. Un dibattito con i cittadini a cui parteciperà anche l'avvocato Goffredo D'Antona, portavoce del Comitato Avvocatura Etnea per il No. Poi hanno aderito al comitato Tuccio Pappalardo (poliziotto in pensione) e Germana De Luca. Da Siracusa e Ragusa, il pm Salvatore Grillo e il giudice Antonio Pianoforte. Alla conferenza stampa di stamattina era presente anche il presidente dell'Anm Catania, Ottavio Grasso.