L'inaugurazione
Anno giudiziario, a Catania «dati da guinness sulla devianza minorile». Dopo Referendum confrontarsi sui problemi della giustizia
Cerimonia sobria al Palazzo di piazza Verga anche in rispetto dei catanesi che hanno subito i danni del ciclone. Il presidente ha parlato anche delle sfide dell'Ia
Numeri, sfide tecnologiche e l'impatto del risultato referendario. Il 2026 sarà per la giustizia un anno di svolta. Un aspetto che il presidente facente funzioni della Corte d'Appello di Catania, Giovanni Dipietro, ha evidenziato nella relazione letta nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Una cerimonia sobria per un senso di rispetto e vicinanza verso i tanti cittadini che hanno subito ingenti danni dal ciclone Harry. Solo il "picchetto" delle forze dell'ordine per salutare le autorità in corteo e poi l'assemblea riunita nella sala adunanze del Palazzo di Giustizia.
Dipietro, prima di entrare nel cuore delle fredde statistiche, ha voluto rivolgere un pensiero alla collega Francesca Cercone per la scomparsa del marito poliziotto. E poi ha rivolto un grazie alla stampa per il ruolo, riconosciuto dalla Carta Costituzionale, di informazione. «Per Catania il bilancio è sicuramente positivo perché, oltre che essere titolare di un primato nell’innovazione tecnologica nella digitalizzazione degli atti, ha compiuto, in tutti i suoi uffici giudiziari, un grosso sforzo per realizzare gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e li ha sostanzialmente già realizzati in termini di riduzione delle pendenze ultra biennali per la Corte, ultra triennali per il primo grado e in termini di riduzione del tempo di durata media dei processi», ha detto ai cronisti il presidente prima di cominciare la cerimonia. «Il settore civile - ha aggiunto - ha guadagnato molto dalla presenza anche degli addetti all'ufficio del processo che si sono inseriti e danno un grosso contributo sia all’attività amministrativa che a quella giudiziaria e hanno assicurato un ricambio generazionale nell’amministrazione che non operava più da almeno 25 anni. Nel penale si è migliorato nei tempi e nella entità delle pendenze. Bisogna lavorare ancora per raggiungere i risultati del civile. L’impegno dei colleghi del penale è notevole a tutti i livelli anche qui di giurisdizione».
In tema di edilizia giudiziaria, il presidente Dipietro ha evidenziato che «ci sono dei passi avanti significativi. Innanzitutto il ministero della Giustizia dopo tanti anni ha acquistato un immobile a Catania, l’ex educandato che sarà destinato a sede degli uffici giudiziari minorili. Una grossa conquista, un po' di pazienza perché sarà necessaria la ristrutturazione, ma è un grosso passo avanti. Per la Cittadella giudiziaria (quella di viale Africa, ndr) siamo a una notevole percentuale di realizzazione. Speriamo di completare il tutto entro la fine dell’anno, per poi inaugurarla auspicabilmente nella prima metà del 2027».
Sulla riforma della giustizia e sull'appuntamento del Referendum Dipietro non è entrato nel merito, ma ha tenuto a fare una precisazione: «Innanzitutto per me non è una riforma giustizia, è una riforma costituzionale dell'ordinamento giurisdizionale della magistratura che non costituirà di per sé, qualunque sia il risultato, una soluzione dei problemi reali della giustizia che sono i problemi che i cittadini hanno per avere una giustizia più efficiente, più rapida e più equa. Qualunque sarà il risultato bisognerà comunque mettersi intorno a un tavolo tutte le componenti politiche, professionali, magistratuali, forensi e amministrative per rifinire le loro chiusure corporative e individuare dei punti essenziali per la risoluzione dei problemi di cui ho detto. La magistratura resterà ossequia al responso elettorale qualunque esso sia, ma nello stesso tempo ogni magistrato come cittadino di questa Repubblica ha il diritto di esprimere la sua opinione contraria o favorevole alla riforma senza alcun timore ed è quello che sta avvenendo in un dibattito che può avere le sue asprezze ma è anche espressione della nostra democrazia».
Torniamo ai numeri. Catania è in linea con i parametri del Pnrr. «L’andamento della giurisdizione nel distretto si è mantenuto pressoché stabile. Le ormai croniche scoperture di organico (allo stato intorno al 12% dei posti di consigliere) fanno temere un appesantimento della situazione nel prossimo futuro», ha argomentato il magistrato. «L’inadeguatezza dell’organico e le carenze delle strutture logistiche catanesi comportano la necessità della continua ricerca di un precario equilibrio tra le sopravvenienze degli affari e le potenzialità definitorie del settore, mentre, a risorse attuali, resta difficilmente praticabile l’obiettivo di aggredire decisamente l’arretrato patologico. E, anche a causa delle carenze di organico (parimenti) relative al settore civile, non appare possibile il trasferimento di risorse da quest’ultimo settore a quello penale. Nel settore penale il considerevole arretrato accumulatosi nel corso dell’ultimo ventennio ben difficilmente potrà essere eliminato senza un’iniezione massiccia di risorse umane, che valga a colmare l'ormai cronica incompletezza dell’organico della magistratura, cui solo in parte potranno sopperire, ma esclusivamente per gli uffici di primo grado, le immissioni in servizio (dopo il relativo tirocinio) dei vincitori dei recenti, numerosi concorsi per l’assunzione di magistrati ordinari. Restano però - ha sottolineato - i consistenti vuoti d’organico del personale amministrativo (costituente la terza, fondamentale «gamba» della giurisdizione), la già rilevata incertezza sulla stabilizzazione delle migliaia di addetti all'ufficio per il processo assunti a tempo determinato con le risorse del Pnrr, l’attuale e diffusa criticità logistica delle strutture giudiziarie, l’inadeguatezza del sistema informatico (a fronte del massivo, quotidiano e necessario accesso a esso da parte dei suoi innumerevoli utenti a vario titolo)».
A proposito di settore informatico, sull'applicazione dell' Intelligenza Artificiale il magistrato ha detto: «Ci si interroga, nelle varie sedi, sui possibili (e, anzi, probabili) futuri sviluppi dell’oramai diffusa intelligenza artificiale e sull’incidenza (quali - quantitativa) di essa sull’attività giudiziaria e sulla nozione stessa di giurisdizione quale accertamento, nel contraddittorio tra le parti, della “legge del caso concreto” (a fronte dei rischi insiti nell’elaborazione, prima, di linee difensive, e poi, di decisioni sulla base di algoritmi). E nella prospettiva della necessaria preservazione della natura essenzialmente umana della decisione giudiziaria, saranno utili, nel nuovo anno 2026, gli attesi decreti ministeriali attuativi della normativa di principio (sulla disciplina dell’impiego dell’intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria), la definizione di un modello di governance multilivello idoneo a chiarire le competenze dei diversi attori istituzionali, un investimento strutturale nella formazione dei magistrati sul punto, nonché la predisposizione di sistemi di monitoraggio sull’utilizzazione degli strumenti di intelligenza artificiale negli uffici giudiziari».
Dipietro ha dato spazio nella relazione alla devianza minorile. Parlando di cifre da guinness. «Il distretto di Catania, continua a segnalarsi come uno dei territori italiani più esposti dal punto di vista dei flussi migratori e, soprattutto, della devianza minorile, che matura in contesti altamente degradati e spesso controllati dalla criminalità organizzata, per di più con un apparato amministrativo assai carente in termini di servizi di prevenzione e accompagnamento pedagogico. Ciò premesso - ha aggiunto il magistrato - gli elevatissimi tassi di devianza minorile del distretto vanno esaminati in correlazione con gli allarmanti dati dell’abbandono e della dispersione scolastica. Nel distretto giudiziario il tasso di dispersione scolastica continua a essere molto elevato ed evidenzia che migliaia di bambini e adolescenti, tra i 6 e i 18 anni, eludono l’obbligo scolastico e formativo alimentando il mercato del lavoro nero o le file della criminalità comune e organizzata. Si tratta di un fenomeno che pone il distretto giudiziario a livelli di primato nazionale. Così come da Guinness dei primati - sottolinea il presidente Dipietro - sono i correlati numeri della devianza giovanile, che collocano il distretto giudiziario minorile tra i primi posti in Italia in rapporto al numero degli abitanti». «Il Tribunale per i minorenni di Catania, che per funzione istituzionale ha un osservatorio privilegiato delle dinamiche familiari, sociali e criminali nel distretto - ha ricordato il magistrato - ha incrementato nell’ultimo periodo il dialogo con il territorio e fornito un deciso impulso per l’avvio di numerose iniziative. Dal 15 gennaio 2021, l’accordo tra pubbliche amministrazioni volto a prevenire la devianza giovanile nella città metropolitana di Catania e la costituzione dell'Osservatorio di monitoraggio della condizione minorile, istituito in Prefettura anche su un impulso del Tribunale per i minorenni di Catania, ha fatto registrare un cambio di passo». Tra le iniziative «per eradicare un fenomeno ingravescente, che la crisi economica legata all’emergenza sanitaria rischia di portare a conseguenze estreme», nella relazione si segnalano «le modalità di erogazione dei benefici di sostegno economico e previdenziali, utilizzandoli come strumento per contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica».
Il cancro della mafia? Stabile. E purtroppo le indagini hanno cristallizzato anche connivenze fra colletti bianchi, politici e mafiosi. «Per quanto concerne i delitti di associazione a delinquere di tipo mafioso e di scambio politico mafioso si registra un incremento del 10% rispetto al periodo precedente, essendo stati iscritti complessivamente 103 procedimenti (95 nei confronti di noti e 8 di ignoti) a fronte dei 94 del periodo precedente. Negli anni più recenti – ha proseguito Dipietro - la struttura e l’operatività delle associazioni mafiose è divenuta magmatica, essendo caratterizzata dalla fluidità delle alleanze e della frequenza, molto maggiore che in passato, dei cambi di schieramento da parte degli associati, cambi che hanno determinato reazioni o fibrillazioni solo quando hanno riguardato soggetti che, per il loro ruolo nell’associazione di prima appartenenza, fossero in grado di portare con sé nella nuova associazione il controllo di piazze di spaccio o il controllo di lucrose estorsioni».
Poi a salire sul "pulpito" è stato un emozionato Marco Bisogni, che per la prima volta ha parlato nel suo distretto giudiziario come membro togato del Csm. Prima di entrare nel vivo della sua relazione (dove ha parlato di Pnrr, Referendum e obiettivi raggiunti e auspicati) ha voluto dare il benvenuto ai nuovi colleghi pm, ricordando l'alto valore dell'umiltà. E soprattutto evidenziando che l'avvocato non è un avversario ma un alleato per l'accertamento della verità processuale.
Il presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati, Ninni Distefano, ha parlato dell inefficienza del servizio Giustizia: «L'impatto della riforma Cartabia, che avrebbe dovuto costituire la panacea ai ritardi del sistema giudiziario ha mostrato tutti i suoi limiti, ampiamente previsti, in termini di ricerca dell’efficienza ma a tutto scapito del contraddittorio e della qualità della decisione. Appare davvero al collasso la situazione degli Uffici del Giudice di Pace in tutta Italia, per carenza di risorse tecniche, amministrative e giudicanti. Ormai i ritardi nella fissazione delle udienze, grazie proprio alla Cartabia che ha disposto l’introduzione dei giudizi a mezzo ricorso sono talmente gravi che i rinvii giungono fino al 2032, per uffici giudiziari istituiti nell’ottica di celebrare processi la cui durata doveva essere computata in mesi e non certo in anni e risultano evidenti le conseguenze sulla domanda di giustizia dei cittadini e delle imprese, nonchè la sostanziale impunità di chi si rende inadempiente. Sulla base di questi presupposti l’Avvocatura richiede da tempo l’abrogazione della norma che estende le competenze dei Giudici di Pace, non solo per l’insostenibilità per questi uffici di dover già adesso affrontare, con mezzi estremamente ridotti, la maggior parte delle pendenze civili, ma soprattutto perchè cosi si viola in modo sostanziale il diritto ad un giudice professionale selezionato per concorso».