2 febbraio 2026 - Aggiornato alle 22:04
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L'inchiesta

Per la frana di Niscemi «ancora nessun indagato». La Procura userà l'intelligenza artificiale per esaminare i documenti

Il procuratore di Gela Salvatore Vella annuncia l'inizio di una complessa ricostruzione a partire dalla frana del 1997. Al momento è tutto a carico di ignoti. E poi assicura: «Non guarderemo in faccia nessuno»

02 Febbraio 2026, 18:34

21:01

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«Ve lo dico immediatamente: non abbiamo al momento indagati». Lo dice subito il procuratore di Gela, Salvatore Vella, arrivato in municipio a Niscemi per una riunione operativa sull'inchiesta che il suo ufficio ha aperto sulla frana che ha colpito duramente il paese nisseno. Che poi ha aggiunto: «Non guarderemo in faccia nessuno».

La situazione, che vede un'ampia zona rossa, oltre mille sfollati, e la possibilità già esposta anche dai vertici della Protezione civile di un possibile crollo anche delle case per ora rimaste in piedi in una fascia di 50-70 metri dalla voragine, deve essere monitorata. E, al di là delle polemiche sui ritardi nella spesa di fondi già stanziati per il dissesto idrogeologico che ha causato, dopo il ciclone Harry, una frana ben più grave rispetto a quella del 1997, a venire incontro a inquirenti, amministratori e non solo potrà essere la tecnologia. L’attività investigativa si preannuncia imponente sotto il profilo documentale, e per questo i dati raccolti dal 1997 verranno dati in pasto all'intelligenza artificiale per giungere il prima possibile a delle risposte.

«Qualsiasi sarà la responsabilità apicale di chi non ha preso decisioni, lo accerteremo, indipendentemente dal livello dei soggetti coinvolti. Non avremo nessun problema nelle nostre indagini», ha poi aggiunto Vella.

L'inchiesta sulla disastrosa frana che ha colpito il territorio di Niscemi entra quindi nel vivo. Sebbene al momento il fascicolo sia ancora formalmente a carico di ignoti, la Procura di Gela ha lasciato intendere che lo scenario potrebbe mutare rapidamente. L’obiettivo degli inquirenti è chiaro: risalire dalle macerie alle cause, accertando se un evento di tale portata, definito senza eguali nel contesto europeo attuale, fosse prevedibile e, soprattutto, prevenibile.

La Procura ha avviato l’acquisizione di una mole massiccia di materiali che non si limita ai soli documenti cartacei amministrativi. Agli atti entreranno immagini satellitari e dati radar forniti dall'Agenzia Spaziale Italiana, sui quali sta già lavorando la Protezione Civile. Per gestire e analizzare questo enorme flusso di dati, che copre un arco temporale esteso, gli inquirenti si avvarranno di un sistema avanzato fornito dagli organi centrali della Polizia di Stato, il quale sfrutta l'intelligenza artificiale per processare le informazioni con maggiore efficienza.

Il metodo di lavoro delineato dalla Procura procederà a ritroso. Partendo dall’evento franoso, che risulta essere ancora in corso, si cercherà di ricostruire la catena degli eventi. Dalle prime analisi documentali pubbliche sembra già emergere che il disastro potesse essere prevedibile; il compito dei magistrati sarà ora stabilire se fosse anche evitabile e individuare eventuali responsabilità penali. L’attenzione si concentrerà su chi avrebbe dovuto impedire l’evento o su chi, con condotte attive, potrebbe aver contribuito a causarlo.

Due i filoni principali su cui si concentreranno le verifiche tecniche: il carico edilizio che ha gravato sul comune di Niscemi negli anni e, in modo particolare, la gestione delle acque. Per supportare le indagini, che vedono impegnati il commissariato di Niscemi e la squadra mobile di Caltanissetta, la Procura nominerà tre consulenti tecnici. Si tratta di professori universitari del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Palermo, il cui incarico sarà formalizzato nei prossimi giorni.

Infine, un monito deciso è stato rivolto a chiunque sia in possesso di informazioni utili. La Procura ha chiarito che non saranno tollerate "chiacchiere" informali: le porte degli uffici giudiziari sono aperte a chi vuole contribuire all’accertamento della verità, ma ogni testimonianza o documento dovrà essere formalmente verbalizzato. L’indagine, definita estremamente seria e volta alla tutela della popolazione presente e futura di Niscemi, non lascerà spazio a interlocuzioni non ufficiali.