Il giallo a Catania
L'omicidio nel rudere: chi ha massacrato Elisabeta "Adele"? Si punta ai pusher (violenti) di crack
Accoltellata tra rifiuti e cani randagi in un rudere: documenti spariti, identificata grazie alle impronte. Una prostituta: «Ora ho paura anche io»
Lo scorso 25 gennaio era stato il suo compleanno. Elisabeta Boldijar aveva spento 36 candeline. Ha un nome e cognome la donna trovata morta fra i rifiuti e i cani randagi dell’immobile diroccato in via Cristoforo Colombo. Romena, senza fissa dimora, con piccoli precedenti per furto: la risposta è arrivata dalle impronte digitali. In quell'immobile diroccato che è diventato la sua tomba Adele - così la conoscevano tutti - molte volte si rifugiava per dormire, oppure per “fumare crack” assieme ad altri stranieri. Per lo più senza tetto.
Civico 162. Tre del pomeriggio. C’è un forte odore di immondizia e di urina. I cani saltano fino alla rete di protezione. «L’hanno trovata lì, vicino a quel contenitore giallo», spiega una prostituta dell’America latina che ha la sua “postazione on the road” a pochi metri da dove è stato rinvenuto il corpo della romena. «Avrei dovuto sentire urlare, invece non ho sentito nulla sabato. La conoscevo Adele, è terribile quello che gli hanno fatto. Aveva dei tagli anche vicino al collo. Ora anche io ho paura, infatti di notte non verrò più a dormire qui».
Nel rudere “vivono” diversi uomini stranieri, di varie nazionalità. Per entrare nell’edificio abbandonato attaccato all’immobile rosso di mattoni che una volta ospitava l’ex consorzio agrario si scavalca un muretto posto sotto un grande cartellone pubblicitario. «Le donne siamo poche. Tra le più assidue, oltre Adele, c’eravamo io e un’altra. Ditelo che non è giusto quello che hanno fatto ad Adele: anche se viviamo in strada, comunque siamo donne». La donna mostra una cicatrice che parte dal petto: «Sono stata operata al cuore diverse volte». Mentre la ragazza parla si ferma un’auto di grossa cilindrata. È arrivato il cliente. «Ora devo andare», dice.
Elisabeta è stata accoltellata. Fendenti in più parti del corpo. Una violenza inaudita contro la donna che è stata lasciata quasi nuda. Forse i vestiti gli sono stati strappati dal suo omicida. Sono spariti anche i suoi documenti. Forse speravano rimanesse un fantasma: ma la donna era stata registrata durante un controllo di polizia qualche tempo fa.
Ieri il procuratore Francesco Curcio ha autorizzato la diffusione delle generalità e la foto della vittima sperando che qualche familiare o conoscente potesse farsi vivo. «Chiunque abbia informazioni utili può rivolgersi alla squadra mobile di Catania». La salma è all’obitorio da sabato sera. Fra oggi e domani sarà conferito l’incarico al medico legale per l’esame autoptico. Il fascicolo per omicidio, che è nelle mani del procuratore aggiunto Liliana Todaro, si sta arricchendo dei primi dati emersi dalle indagini avviate dalla squadra mobile.
Ieri è stata una giornata lunga. È stata eseguita l’identificazione di tutte le persone che risultano dormissero nel palazzo semidistrutto della zona del porto. Purtroppo c’è molta reticenza fra gli stranieri che vivono fra stenti. La polizia ha attivato la rete di conoscenze che proviene dai controlli del territorio. E pare che gli agenti abbiano fatto domande anche ai senza fissa dimora che si aggirano fra le stradine di San Berillo Vecchio. Potrebbe essere lì che Adele, forse, si procurava qualche dose di crack. Fra le piste che si stanno seguendo c’è anche quella dello spaccio dei cristalli di cocaina. Dalle ultime inchieste è emerso che i pusher stranieri che operano nel rione a luci rosse non perdonano i ritardi nei pagamenti. E diventano violenti e aggressivi. Molti di loro, poi, girano armati di coltelli: le prove arrivano da testimonianze e operazioni di polizia.
Una lente di ingrandimento i poliziotti della sezione omicidi l’hanno puntata nel mondo oscuro della prostituzione. Forse più per poter agganciare persone che conoscevano la vittima. Avere informazioni utili per poter ricostruire gli spostamenti fatti dalla romena prima della violenza. Magari capire se avesse appuntamenti o avesse avvertito qualcuno di cosa avrebbe fatto sabato. Che possa essere stato un “cliente” a uccidere è un’ipotesi molto remota. Una confidenza, una parola. Tutto è utile per poter dare un volto all’assassino.
Un delitto che ricorda l’omicidio commesso alla Plaia nel 2018. Una prostituta bulgara di 30 anni fu trovata morta con profonde lesioni alla testa. Quella morte passò quasi in sordina, come se non fosse mai accaduta. Così come quella di Elisabeta-Adele, che è stata brutalmente uccisa nel silenzio. Più o meno nell’indifferenza.
