Mafia
Nitto Santapaola, la sua ombra su San Cristoforo. «Dai suoi tempi poco è cambiato»
Don Benedetto Sapienza, parroco della chiesa de La Salette, parla della presenza del boss di Cosa Nostra all'oratorio salesiano nel dopoguerra. E oggi tra i residenti del quartiere «se ne parla ancora»
Nel cortile dell’oratorio San Giovanni Bosco di via della Salette, a San Cristoforo, c’è un grande murales del fondatore dei salesiani. E sopra, affiancati, Sant’Agata e Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla mafia e beatificato come martire nel 2021. Quello stesso oratorio nel dopoguerra lo frequentò anche il boss di Cosa Nostra catanese Nitto Santapaola. Nato e cresciuto nel quartiere prima di divenire uno dei più potenti, temuti e sanguinari criminali della storia non solo siciliana, ma italiana. Una memoria che ancora è viva a San Cristoforo, anche all’interno della comunità salesiana.
«Il nostro Benedetto Santapaola - racconta il parroco, don Benedetto Sapienza - è stato qui, ha giocato qui come mi hanno raccontato i salesiani che hanno lavorato in quest'opera, come don Innocenzo Bonomo, a cui è stata dedicata la piazza, e don Rodolfo Di Mauro, morto da pochi anni. Era devoto della Madonna de La Salette, di San Giuseppe, e come tutti i catanesi anche di Sant'Agata». (Di Mauro e l’undicenne Santapaola sono cerchiati in rosso nella foto, ndr) L’ombra di Santapaola è quindi presente, anche a 33 anni dall’arresto. «Come mentalità in questi anni non è cambiato molto, quasi niente. E direi una bugia se dicessi che non si parla più di lui. È stata una persona che, almeno per il quartiere, per le cose che ha fatto, ne rappresenta tra virgolette la storia. Magari, forse, dal punto di vista negativo». Poi don Sapienza specifica: «Se tu, identifichi il quartiere con Nitto Santapaola certamente è un'immagine non bella. Ma qui c’è tanta gente che si alza la mattina e va a lavorare con dignità».

Il cortile dell'oratorio salesiano di via della Salette
Don Sapienza è parroco delle Salette da quattro anni, ma conosce profondamente San Cristoforo. «Sono stato qui 25 anni fa come responsabile della nostra scuola professionale, che riaprirà a breve. Poi sono ritornato». Allora come oggi «la nostra è un'isola felice, frequentata da tutti. Non c'è un'appartenenza di chi dice “noi siamo con questo, quindi tu non puoi entrare”. Vengono tutti alla scuola di Don Bosco, a cercare di lasciare il male. E devo dire che su dieci otto seguono la retta via».
Di quell’esperienza da formatore prima che da sacerdote tornano quindi anche i volti: «Ragazzi che avevo lasciato a 10 anni ora sono padri di famiglia. Le famiglie, i giovani, mi portano i figli per il battesimo, per la catechesi, eccetera». E tra chi ancora oggi lo contatta c’è chi con Santapaola è imparentato. «Mi è stato chiesto da alcuni di loro di essere io a officiare il funerale», dice. Un rito che si terrà in forma privata nella cappella di famiglia del boss al cimitero, che in queste ore è stata visitata e fotografata da centinaia di persone. «Quando si entra in un rapporto di conoscenza, di amicizia, la gente dice “Don Benedetto, vorrei che, il battesimo lo faccia lei”. Questo perchè magari gli è piaciuto quel quando ha fatto, non perchè sono più bravo degli altri». In questi anni non ha avuto «nessun contatto» con il boss in persona, ma alla domanda se accetterà la proposta don Benedetto risponde in modo affermativo: «Mi sembra che sia giusto, per mostrare il volto misericordioso di Dio».