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Giustizia

Tar Catania, inaugurato l'Anno giudiziario: numeri da record. Appello alla rinascita dopo il Ciclone Harry

Il presidente Savasta: «Facciamo sentire la nostra voce in Sicilia e in Italia». Ospite della cerimonia il presidente del Consiglio di Stato Maruotti

07 Marzo 2026, 12:19

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L'inaugurazione dell'Anno giudiziario del Tar di Catania si è trasformata in un momento di riflessione sociale e di orgoglio istituzionale. Il presidente Pancrazio Maria Savasta ha delineato un quadro in cui l'efficienza della macchina giudiziaria si intreccia indissolubilmente con il dovere morale di supportare un territorio messo a dura prova.

Il discorso di apertura ha toccato immediatamente le corde dell'attualità e della sofferenza che ha recentemente colpito l'Isola. «Non posso esimermi da iniziare rivolgendo il mio pensiero alle recenti vicende legate al Ciclone Harry, che ha interessato quasi per intero la circoscrizione di questo Tribunale. Un evento che, insieme alla frana di Niscemi, ha ferito profondamente la Sicilia. E il Tribunale amministrativo non può non avere un’estrema sensibilità verso una vicenda che coinvolge gli stessi interessi, quelli dei cittadini e delle imprese, che quotidianamente impegnano i nostri processi aventi come parte necessaria la Pubblica amministrazione», ha dichiarato il presidente.

Di fronte a queste tragedie, Savasta ha invitato a una presa di coscienza collettiva sul ruolo di ciascuno: «Cosa ci può insegnare questa ennesima vicenda, che ha sconvolto la vita di tante famiglie, il tessuto imprenditoriale, la stessa viabilità, per molti versi già precaria? Cosa si deve fare e cosa aspettarsi? In un contesto mondiale dove i popoli tendono ad allontanarsi, dove il divisivo prevale sulla solidarietà, dove la logica del più forte muove sempre più la politica e l’economia mondiale, dove quindi emerge la riaffermazione delle diversità collegata al desiderio di supremazia, appare indispensabile richiamare nei nostri cuori il senso di appartenenza. Ma cos'è il senso di appartenenza? Sarebbe fantastico che fosse un senso generalizzato: appartenenza alla razza umana, a tutti i popoli come un unico popolo. Ma da sempre è mera utopia, come dimostra la Storia che ci viene insegnata più per i conflitti tra le Nazioni che per le manifestazioni di pace».

Passando all'analisi dei dati operativi, il bilancio tracciato evidenzia risultati da record per il tribunale etneo, capace di superare ampiamente gli obiettivi nazionali prefissati. «Quest’anno, così come a livello nazionale, c'è stato un incremento dei ricorsi di 452 unità, e quindi questo avvalora ancora di più i risultati ottenuti, nel senso che anche quest’anno si è riusciti, come tribunale, a conseguire i risultati richiesti dal Consiglio di Presidenza che richiede un abbattimento del 10%, e quando noi abbiamo appunto risolti ben 18,92%, quindi quasi 500 ricorsi in meno. Nonché quelli del Pnrr, che voleva al 30 giugno del 2026 poco più di 4.500 ricorsi, quando invece ce ne ritroviamo 2.134 al 30 dicembre del 2025», ha spiegato con soddisfazione il magistrato.

Un traguardo così netto è stato raggiunto puntando esclusivamente sulle risorse del tribunale, abbattendo drasticamente i tempi di attesa per le sentenze. «Sono state pubblicate più di 3.000 sentenze e tengo a sottolineare che quest’anno sono tutte sentenze dei magistrati del tribunale, perché non ci sono state le udienze di smaltimento, che sono quelle udienze straordinarie che sono state fatte appunto per l’abbattimento dell’arretrato con giudici che provengono dall’esterno, cioè dagli altri tribunali con udienze da remoto, quindi a costo zero, e quindi abbiamo prodotto appunto 655 sentenze in più come tribunale. Il dato secondo me più significativo è da rintracciare nei tempi di definizione dei giudizi. Abbiamo tempi che sono di 19 giorni per quanto riguarda la fase cautelare degli appalti, che diventano 95 per la decisione nel merito, quindi tempi rapidissimi, al di sotto della media nazionale che è comunque ottima, che è di 107 giorni. E il dato più eclatante comunque è che la media di definizione dei ricorsi quest’anno si è attestata a 274 giorni, praticamente 9 mesi, e poco meno del 50% dei ricorsi sono stati definiti entro lo stesso anno. Quindi depositati nel 2025 e definiti, appunto, nel 2025. Questo è un risultato credo che forse non abbia eguali, diciamo, nel panorama nazionale e quindi di questo siamo particolarmente soddisfatti».

La conclusione della relazione si è tradotta in un vibrante appello all'impegno civile e alla responsabilità personale di chi amministra la giustizia per non cedere all'indifferenza. «Facciamo sentire la nostra voce in questa Sicilia, in questa Italia. Diventiamo medici attenti alla cura delle ferite della nostra Terra. Lo dobbiamo a noi stessi e alle future generazioni. Non rassegniamoci a un destino ineluttabile. Non rassegniamoci all’abitudine del niente è possibile fare per migliorare la nostra società», ha incalzato Savasta.

Richiamando le parole di una celebre figura del giornalismo italiano, ha poi aggiunto: «L'abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte, così Oriana Fallaci. Noi come Tribunale, dobbiamo mantenere sempre alta la coscienza per tutto quello che facciamo, nella consapevolezza che anche noi giudici siamo giudicati per l’impegno e l'attenzione che mettiamo nel nostro lavoro e dipende solo da noi offrire ai cittadini le ragioni per riacquistare fiducia nelle istituzioni, fiducia che troppo spesso è sopraffatta a fronte dell’indifferenza e della incapacità di dare risposte in termini di efficienza e competenza. Ho sempre pensato che non è difficile. Basta volerlo ed essere disposti a offrire la nostra libertà al servizio degli altri, unico modo per essere davvero liberi».

Infine, il presidente ha chiuso l'inaugurazione con un doveroso e sentito riconoscimento al lavoro di squadra: «Con questo impegno rinnovo anche quest’anno il mio sincero ringraziamento ai presidenti, ai colleghi, al segretario generale, al personale amministrativo, agli avvocati e a tutti gli operatori del diritto per tutto quello che è stato e sarà ancora fatto a tutela dei cittadini, delle imprese e della legalità che muove l'attività della Pubblica amministrazione».

Ospite della cerimonia anche il presidente del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, intervenuto per la prima volta a Catania che ha rimarcato «L'importanza istituzionale del Tar per la Sicilia anche per le sue peculiarità storiche» ed ha sottolineato «le funzioni tipiche del Giudice amministrativo di dare tutela alle posizioni giuridiche soggettive e di orientare le Amministrazioni per l'individuazione di soluzioni conformi alla legge. Il Tar si conferma un presidio importante di legalità sul territorio».