Turismo e regime
Giornalista messinese bloccato in Nicaragua per la sua professione
Dopo aver controllato sui social il suo orientamento politico, gli è stato permesso di proseguire il soggiorno. Il giornalista racconta un Nicaragua di repressione, propaganda e povertà sotto Ortega
Dopo la paura, il sollievo. È rientrato a casa, il giornalista messinese, Massimiliano Cavaleri, trattenuto in Nicaragua e poi rilasciato solo dopo avere controllato sui social e il suo orientamento politico. «Vivono, in sostanza, in pieno regime, ricorda un po' la Corea del Nord», spiega a La Sicilia, Cavaleri. Il giornalista era andato in Sudamerica per un libro su cui sta lavorando, dal titolo “il mio mondo”, in cui racconta 20 anni di viaggi in oltre 100 Paesi e nei luoghi più sperduti. Fermato alla frontiera, prima di fare ingresso in Nicaragua, ha detto di essere "periodista", ma l'agente di turno ha opposto subito l' alt e chiamato i superiori. «Il Nicaragua è stato il 200esimo paese da me visitato – racconta il giornalista messinese a La Sicilia - e non mi era mai successa una cosa del genere. Peraltro è un Paese che non richiede visto, basta il passaporto italiano. Viaggiavo con un mio amico magistrato che è passato regolarmente. Quando è venuto il mio turno, la donna ai controlli mi ha chiesto che lavoro facevo, e io ho risposto "periodista", cioè giornalista, lei si è alzata subito in piedi e ha detto "alt", ha preso il mio passaporto ed è andata in un altro ufficio, in sostanza ha chiamato un capo che è venuto e mi ha chiesto per quali testate scrivo, che tipo di giornalista, se mi occupo di politica, e così via, e mi hanno fatto segnare su un foglio tutte le testate. Non avevo studiato bene la situazione in Nicaragua, e cioè che avessero espulso dei giornalisti, e avevo quindi risposto ingenuamente. Ho spiegato loro, comunque, che mi occupo principalmente di Medicina e Salute e ho dovuto dimostrare che fossi lì solo come turista, a quel punto ho evitato di dire di essere lì per scrivere un libro. Poi mi hanno lasciato in attesa. Nel frattempo cercavo numeri dell'ambasciata italiana che aveva solo numeri urbani, quindi non potevo chiamare. Eppure l'ambasciata italiana è una delle pochissime rimaste. Dopo un po', è tornato un capo, e dopo avermi detto di avere verificato che io fossi lì solo come turista, mi hanno lasciato entrare nel Paese. Una volta dentro, ho trovato un Paese dilaniato dai conflitti interni, ovvero dai tentativi degli attivisti di sovvertire la dittatura». Una volta entrato in Nicaragua, Cavaleri ha ascoltato la gente del luogo: Chiacchierando, in modo discreto, con tanta gente del luogo e in varie città, ho riscontrato che sono profondamente delusi dal presidente Daniel Ortega, che con la sua Rivoluzione Sandinista del 1979 aveva liberato il paese dalla dittatura militare di Somoza. Come spesso accaduto dopo colpi di Stato e rivoluzioni, il liberatore si è trasformato gradualmente in nuovo tiranno. Adesso c’è il terrore per le violente repressioni contro chi osa contestare o criticare il governo (vedi la protesta del 2018); ed esistono esclusivamente media controllati.
«Dall’anno scorso è stata nominata co-presidente la moglie di Ortega, Rosario Murillo, da tempo vera anima del potere e definita, come riportano alcuni quotidiani, addirittura una "strega" per le sue pratiche di occultismo. Entrambi vivono reclusi in una villa nella capitale, escono raramente per occasioni pubbliche e lei parla quotidianamente nel tg di mezzogiorno ma solo tramite la voce (come fosse alla radio): una propaganda che tenta di rassicurare un popolo, ormai, tra i più poveri del continente americano (circa il 30% è sotto soglia). Nel frattempo il figlio 44enne della coppia, Laureano Ortega, già sanzionato da Stati Uniti e Unione Europea per violazioni dei diritti umani, tiene le relazioni diplomatiche e, nel settembre scorso, ha firmato un accordo di cooperazione economica con la Russia che riguarda le regioni occupate in Ucraina, dopo un incontro con Putin.
Ironia della sorte: nel primo giorno di visita del Nicaragua, all’indomani dello stop aeroportuale, mentre si trovava al Palacio Nacional (in parte Museo), Cavaleri ha incontrato casualmente l’ex vicepresidente nicaraguense Wilfredo Navarro Moreira, ora secondo segretario dell’Assemblea Legislativa: l’occasione utile per “rubare” uno scatto storico con una figura di spicco della politica, deputato definito camaleontico perché dopo anni di battaglie contro Ortega, è stato travolto dal vento della repressione, cambiando bandiera. «Fa riflettere il fatto che nell’aeroporto, intitolato a Sandino (rivoluzionario degli anni ’30 che ispirò la rivolta di Ortega) - conclude Cavaleri - il suo nome è accompagnato dallo slogan Nicaragua Libre (Nicaragua libero), che ricorda il motto della Rivoluzione cubana, un grido di libertà a quanto pare ampiamente tradito»