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19 marzo 2026 - Aggiornato alle 16:53
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Il caso

Omicidio per debiti di droga a gioco d'azzardo: dentro la scena del crimine. VIDEO

Nelle immagini il luogo del delitto di Salvatore Privitera e i rilievi della sezione investigazioni scientifica dell'Arma dei carabinieri

19 Marzo 2026, 12:28

12:30

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Sarebbe stato ucciso per contrasti maturati nell’ambito di contrasti sullo spaccio di droga e del gioco d’azzardo il 35enne Salvatore Privitera trovato carbonizzato dai genitori all’interno di una T-Roc presa a noleggio a Carlentini (Siracusa), il 6 gennaio scorso. A ucciderlo, con un colpo di pistola alla nuca, secondo la Dda di Catania, sarebbero stati Pietro Catanzaro, 36 anni, figlio di Giovanni, esponente del clan Cappello-Bonaccorsi, e Danilo Sortino, 23 anni, che ha precedenti contro il patrimonio e spaccio di sostanze stupefacenti. I due sono stati arrestati in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip ed eseguita dai carabinieri dei comandi provinciali del capoluogo etneo e di Siracusa. I reati ipotizzati nei loro confronti, aggravati dal metodo mafioso, sono omicidio, soppressione di cadavere, porto abusivo di armi e danneggiamento seguito da incendio.

Il procuratore Francesco Curcio, in conferenza stampa, ha parlato di «delitto efferato che è stato risolto con un’indagine esemplare considerando che si tratta di un omicidio del 5 gennaio scorso, anche se il corpo carbonizzato è stato scoperto il giorno dopo all’interno di un’automobile abbandonata nelle campagne di Carlentini».

I due indagati, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero prima cercato di far sparire le tracce innescando un rogo sul luogo del delitto e poi hanno messo il cadavere all’interno della T-Roc presa a noleggio dalla vittima. Poi sono andati in contrada San Demetrio a Carlentini dove hanno appiccato l’incendio. Il corpo della vittima è stato trovato nella parte posteriore della vettura.

La svolta nelle indagini è arrivata dalle attività scientifiche svolte sulla scena del crimine dagli uomini della Sis dei carabinieri di Catania. Dentro la macchina c’erano dei resti umani che sono stati sottoposti al test del Dna, per poter avere certezza dell’identità della vittima.