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8 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:58
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la cerimonia

Memoria e legalità: il messaggio del colonnello De Tullio per l'anniversario dell'uccisione di Giuliano Guazzelli

Dalle indagini contro Cosa Nostra alle condanne definitive, il ricordo di un eroe siciliano

08 Aprile 2026, 13:54

14:00

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Oggi ricordiamo il maresciallo Giuliano Guazzelli, ricordiamo il suo messaggio, ricordiamo i valori che ci ha insegnato e ricordiamo che è necessario non abbassare l'attenzione sul contrasto alla mafia. Parliamo di un carabiniere, di un uomo, che è il simbolo della lotta alla criminalità organizzata in provincia di Agrigento. Un uomo che ha dedicato la sua carriera a questa terra, sacrificandosi perché questa fosse una terra migliore". A parlare il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Nicola De Tullio, nel corso della celebrazione per il 34° anniversario dell’uccisione del maresciallo maggiore “aiutante” dei carabinieri Giuliano Guazzelli, il "mastino", Medaglia d’Oro al Valor Civile “alla memoria”, assassinato dalla mafia il 4 aprile 1992.

Il primo appuntamento si è svolto nella Rettoria di San Nicola di Agrigento, dove è stata officiata una Santa Messa dal cappellano militare della Legione Carabinieri “Sicilia”, don Salvatore Falzone. Presenti la figlia del maresciallo, Teresa Guazzelli, il prefetto Salvatore Caccamo, le massime Autorità civili e militari della provincia e i magistrati in quiescenza che hanno condiviso parte del loro percorso con il sottufficiale caduto nell’adempimento del proprio dovere. Alla cerimonia ha preso parte anche una rappresentanza della locale Associazione nazionale Carabinieri in congedo.

A metà mattinata, sul viadotto Guazzelli, di fronte il quartiere di Monserrato, luogo dell’agguato si è tenuta una breve ma toccante cerimonia commemorativa, con la presenza di un picchetto d’onore e le note del “silenzio”, scandite dal trombettiere del 12° Reggimento Carabinieri “Sicilia”. Dopo un momento di raccoglimento, impreziosito dalla benedizione impartita dal cappellano militare, è stata deposta una corona di alloro presso la lapide commemorativa.

Guazzelli era un investigatore puro con una straordinaria capacità di analizzare e una memoria portentosa per fatti, circostanze, legami, intrecci. Queste doti gli consentirono di accumulare un patrimonio inestimabile di conoscenza e di competenza sui fatti di mafia. "Era un’enciclopedia vivente e per questo era diventato un prezioso punto di riferimento", ricordano i suoi colleghi.

L'omicidio. Inizialmente il delitto fu attribuito alla Stidda di Palma di Montechiaro, così nel dicembre 1992 vennero arrestati in Germania i presunti killer. Processati e condannati all'ergastolo dal Tribunale di Agrigento, vennero successivamente assolti dalla Corte d'Assise d'Appello di Palermo per insufficienza di prove. Passati alla pista che conduceva agli uomini di Cosa Nostra, grazie alle dichiarazioni del pentito di Porto Empedocle Alfonso Falzone (il quale confessò di aver segnalato ai killer il tragitto dell'auto di Guazzelli).

Per l'omicidio sono state inflitte sei condanne definitive al carcere a vita: all'ergastolo sono finiti Simone Capizzi (detto "Peppe") e Salvatore Fragapane come mandanti ed organizzatori dell'agguato, mentre Joseph Focoso, Calogero Castronovo, Giuseppe Fanara e Gerlandino Messina come esecutori materiali. Nel maxi-processo denominato "Akragas" sono stati inflitti anche 18 anni di carcere al pentito Alfonso Falzone, il quale aiutò i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ad incastrare i mandanti e gli altri sicari.

Per la tragica scomparsa del maresciallo maggiore “aiutante” Giuliano Guazzelli, venne tributata alla vittima del dovere la Medaglia d’Oro al Valor Civile “alla memoria” con la seguente motivazione: “Sottufficiale di elevatissime qualità professionali, impegnato in delicate attività investigative in aree caratterizzate da alta incidenza del fenomeno mafioso, operava con eccezionale perizia, sereno sprezzo del pericolo ed incondizionata dedizione al dovere e alle Istituzioni, fornendo costanti e determinanti contributi alla lotta contro la criminalità organizzata fino al supremo sacrificio della vita, stroncata da proditorio ed efferato agguato criminale. Eccelso esempio di preclare virtù civiche ed altissimo senso del dovere.” Agrigento, 4 aprile 1992.