Niscemi
Frana: l'inchiesta è suddivisa in tre fasi, nei prossimi giorni i primi interrogatori
Il procuratore di Gela ha spiegato come hanno lavorato fino ad oggi per cercare di cristallizzare la lunga scia di omissioni. E il numero degli indagati pare destinato a salire
Tre fasi. Così, fino a ora, si è mossa l’inchiesta della Procura di Gela per capire se ci sono responsabilità penali dietro la frana che, lo scorso gennaio, ha colpito Niscemi. Il procuratore capo Salvatore Vella spiega che il primo capitolo riguarda la mancata esecuzione delle opere di mitigazione previste dopo il grande dissesto del 1997 e il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio a tutela della popolazione. Nel 1999 fu sottoscritto invece un contratto d’appalto per circa 12 milioni di euro, ma gli interventi non vennero mai realizzati; l’accordo con l’Ati aggiudicataria si è poi risolto nel 2010. Per questa prima tranche risultano indagati tredici soggetti.
La seconda fase dell’indagine invece riguarderà i mancati interventi per la raccolta e la regimentazione delle acque bianche e nere, individuate sin dall’inizio come una delle cause d’innesco del fronte di frana. La terza invece è sulla zona rossa: l’area interessata dal dissesto del 1997, già classificate a rischio molto elevato nella relazione della commissione nominata con ordinanza della Presidenza del Consiglio. Gli approfondimenti si concentreranno sui mancati sgomberi e sulle demolizioni non effettuate, sul blocco delle nuove edificazioni e sulle autorizzazioni rilasciate in violazione dei divieti. Per queste due ultime fasi l’attività dei pm è embrionale: quindi il numero degli indagati si alzerà.
«In questa prima fase abbiamo individuato tre periodi di tempo. Il primo periodo va dal 12 ottobre del 1997, cioè la prima frana di Niscemi, fino al 18 maggio 1999, che è la sottoscrizione del contratto di appalto tra il soggetto attuatore della Regione Siciliana, in quel caso nella persona dell’ingegnere Salvatore Cocina, con l’Ati che aveva vinto la gara d’appalto, e per la realizzazione proprio delle opere di mitigazione individuate dalla condizione tecnico-scientifica, contratto che viene sottoscritto a distanza di qualche anno dalla presentazione del progetto esecutivo da parte della Commissione tecnico-scientifica», ha spiegato Vella. «In questo periodo a disposizione per le realizzazioni di queste opere c’erano circa 23 miliardi di vecchie lire che nel frattempo diventeranno circa 12 milioni di euro – ha argomentato – Riguardo a questo periodo riteniamo, ad oggi, di non fare contestazioni a soggetti che sono intervenuti perché in questo periodo si sono succedute tutta una serie di ordinanze, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri sul rischio dopo la frana del 1997 e vengono effettuate tutta una serie di opere dal soggetto attuatore, che in quel caso era il Prefetto Giannola. Quindi vengono realizzate tutta una serie di opere. In buona sostanza la Regione nella veste del soggetto attuatore riesce a fare questo questo bando di gara e ad aggiudicarla per le opere che dovevano essere realizzate indicate dalle consulenza tecnica. Questa fase riguarda anche il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio che erano stati previsti inizialmente e che erano a tutela delle popolazioni interessate».
Vella è stato molto diretto: «Ricordo a tutti che l’abitato di Niscemi è un abitato di circa 25.000 abitanti».
L’inchiesta per disastro colposo riguarda sostanzialmente le opere che avrebbero dovuto essere realizzate e non sono state realizzate per mitigare il rischio che la frana del 2026». Lo smottamento di gennaio, ha rimarcato il procuratore, «è la frana più grande d’Europa».
«Già nel 1997 c’erano delle indicazioni precise sulle cose da fare, ma non sono state fatte. Nelle casse della Regione ci sono ancora 12 milioni di euro a disposizione per i lavori», ha evidenziato Vella.
Le criticità, ha precisato il procuratore, sono emerse successivamente, a partire dal novembre 2010. Nei prossimi giorni la Procura sentirà i primi indagati e procederà al sequestro di nuovi atti.