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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 14:23
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Guardia di Finanza

Il business del falso correva su Facebook: sette misure cautelari a Messina

L'organizzazione, radicata nel quartiere Giostra, vendeva capi griffati contraffatti tramite dirette social. Tra gli indagati anche pregiudicati che gestivano il tutto direttamente dagli arresti domiciliari

23 Aprile 2026, 11:18

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La Direzione Distrettuale Antimafia ha coordinato una vasta operazione della Guardia di Finanza di Messina che ha portato all'emissione di misure cautelari nei confronti di sette persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all'introduzione, detenzione e vendita di merce contraffatta, oltre che di ricettazione. Il provvedimento, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari, ha stabilito il carcere per quattro indagati, gli arresti domiciliari per due e l'obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria per un altro soggetto. Dalle indagini è emerso un dettaglio singolare: alcuni dei coinvolti, seppur disoccupati, gestivano il redditizio business illecito comodamente da casa, nonostante si trovassero già ristretti agli arresti domiciliari per reati precedenti.

L'associazione criminale, attiva dal 2022 e fortemente radicata nel popolare quartiere "Giostra" del capoluogo peloritano, aveva allestito una vera e propria rete di e-commerce abusivo. Attraverso un gruppo chiuso su Facebook che contava oltre duemila iscritti, i sodali organizzavano frequenti dirette social per vendere a prezzi stracciati capi d'abbigliamento, accessori e profumi che riportavano i marchi falsificati di note griffe nazionali e internazionali. La merce veniva poi ritirata dagli acquirenti direttamente presso le abitazioni degli indagati, consegnata a domicilio nelle zone limitrofe, oppure spedita ai clienti residenti fuori sede. Le investigazioni, supportate da intercettazioni, pedinamenti e accertamenti bancari, hanno delineato un giro d'affari notevole, palesato da movimentazioni di denaro sui conti correnti del tutto sproporzionate rispetto all'assenza di redditi legali, e accompagnato da un ostentato sfoggio di ricchezza sui social network da parte degli indagati e dei loro familiari.

A seguito degli interrogatori preventivi svoltisi lo scorso 8 aprile, il quadro probatorio ha portato il GIP a confermare i provvedimenti per le sette figure ritenute centrali, riconoscendo invece un ruolo meramente gregariale per altri cinque indagati, per i quali era stata inizialmente richiesta la misura cautelare. Come previsto dalla legge in questa fase delle indagini preliminari, vige per tutti i soggetti coinvolti la presunzione di innocenza, in attesa dell'eventuale processo in contraddittorio che ne accerterà in via definitiva le reali responsabilità.