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26 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:44
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LA NUOVA MISSIONE

Una barca alla volta, verso Gaza: dal porto di Augusta parte la Global Sumud Flotilla

Mille volontari, sessanta velieri e la scorta di Greenpeace: lo scorso anno le barche furono sequestrate dalle forze israeliane

26 Aprile 2026, 19:43

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Le barche partono una alla volta. Dal porto Xiphonia di Augusta, nel Siracusano, sessanta velieri scivolano fuori dallo specchio d'acqua in fila lenta, quasi rituale. Sugli alberi sventolano bandiere della pace e della Palestina, gli scafi sono dipinti di simboli e colori, le vele decorate come se il Mediterraneo fosse un palcoscenico e non, eventualmente, un campo di battaglia.

È la Global Sumud Flotilla. Mille persone in mare — volontari, medici, infermieri, educatori, ingegneri, giornalisti — distribuite su sessanta imbarcazioni a cui se ne aggiungeranno altre quaranta in arrivo dalla Grecia e dalla Turchia. Destinazione: Gaza. Con la piena consapevolezza che potrebbero non arrivarci.

Sul molo, l'attesa e il fumogeno rosso

Una trentina di attivisti tiene alto uno striscione: «In mare come in terra saremo Flotille contro la vostra guerra». Quando la prima barca lascia il molo scatta l'applauso. Qualcuno accende un fumogeno rosso. Si leva il grido: «Free, free Palestine».

«Ricordiamo che a Gaza c'è ancora un genocidio in corso», dice Maria Elena Delia, referente nazionale della missione. «Il sessanta per cento del territorio della Striscia è in mano all'esercito israeliano. Da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco, sono morte quasi ottocento persone».

Gli organizzatori sanno bene come può andare. Lo scorso settembre la flotilla fu intercettata in acque internazionali dalle motovedette israeliane: le barche sequestrate, gli equipaggi portati a terra, messi davanti alla scelta tra l'espulsione immediata e il processo. Alcuni denunciarono di aver subito violenze. «Ma non ci fermeremo», taglia corto la Delia.

Più barche, più persone, stessa rotta

Francesco Pistelli, toscano, comanda una delle imbarcazioni. Era lì anche l'anno scorso, e torna. «Della Palestina non parla più nessuno, e si commettono delle atrocità. Siamo più persone e più barche: speriamo di rompere il blocco e arrivare alle coste di Gaza».

A fare da scorta alla flotta c'è la nave di Greenpeace. Vito Raspanti, siciliano, sanitario di terra alla sua seconda missione, guarda il mare con la calma di chi sa già cosa lo aspetta. «Abbiamo in mare rappresentanti di ogni Paese nel mondo. Portiamo aiuti umanitari a chi è senza casa».

Antonella, fiorentina, denuncia il silenzio attorno a quello che accade a Gaza, dove le popolazioni restano sotto attacco mentre l'attenzione mediatica si è spostata altrove. Simona Losito, giornalista freelance, parte invece per fare il proprio mestiere: testimoniare.

«Senza i nostri equipaggi di terra questa missione non potrebbe essere potente come invece è», chiude Maria Elena Delia. «Stateci vicini perché la Global Sumud Flotilla è per mare, ma è anche per terra».