L'operazione
Dalla segnalazione di un cittadino di un video scoperte stalle fantasma a San Cristoforo VIDEO
La stretta contro le corse clandestine continua da parte della squadra a cavallo della polizia. E questa volta la collaborazione con lo strumento YouPol è stata fondamentale
Nel mirino, la filiera sommersa delle corse clandestine: dalle strade di quartiere alle periferie rurali, il dispositivo di contrasto si fa sempre più tecnologico e capillare. Dopo le recenti operazioni che hanno fermato una gara all’alba a Camporotondo Etneo grazie all’impiego di droni di osservazione, a Catania la Polizia ha messo a segno un nuovo tassello ricostruendo a ritroso la catena che porta alle competizioni illegali: stalle abusive, cavalli irregolari, animali spinti allo stremo. Il punto di partenza, in questo caso, non è un convoglio lanciato a tutta velocità, ma un video girato con lo smartphone da un cittadino nel cuore di San Cristoforo: un pony agganciato a un calesse, attorno scooter guidati da giovanissimi che ne incitano la corsa.
Non una “gara” in senso stretto – l’animale era solo – ma un segnale forte di sfruttamento e di possibile addestramento in vista di competizioni illegali. La segnalazione, inviata tramite l’app YouPol, ha attivato la squadra a cavallo. Gli agenti hanno seguito le tracce fino a via Greco, dove hanno scovato due stalle fantasma. Siamo a pochi passi da via Alagna. E quindi dalle piazze di spaccio di San Cristoforo e Angeli Custodi. Ma che le corse di cavalli e la droga siano affari collegati è risaputo.
Nella prima stalla c'erano due animali, di cui uno privo di microchip. Per verificare stato sanitario e adempimenti di legge sono entrati in scena i veterinari del Servizio dell’Asp di Catania: contestate sanzioni per circa 6.500 euro per l’omessa iscrizione alla banca dati nazionale; l’animale irregolare è stato trasferito in una struttura idonea. Nella seconda stalla, tre cavalli e lo stesso pony comparso nel video. Anche qui, un copione già visto nelle indagini sulle corse clandestine: animali non registrati, assenza del test per l’anemia infettiva, ricovero in un sito mai denunciato all’autorità sanitaria.
Il filo che lega questi tasselli è la “logistica grigia” delle corse illegali: ricoveri non censiti dove stoccare e muovere i cavalli lontano dai radar, documentazione sanitaria inesistente o incompleta, addestramenti improvvisati su strada con scorte di scooter e auto. È una catena che, secondo gli investigatori in casi analoghi, precede spesso l’organizzazione delle competizioni vere e proprie, con rischi elevatissimi per la sicurezza pubblica e la salute degli animali.
A fare la differenza, questa volta, è stata la doppia regia tecnologia-cittadini. Da un lato l’occhio dal cielo: nelle recenti operazioni nell’hinterland – come quella riportata a Camporotondo Etneo – i droni hanno permesso di seguire i convogli, documentare i percorsi, raccogliere elementi utili all’intervento su strada. Dall’altro, l’intelligenza diffusa: con YouPol, chi vive i quartieri fornisce in tempo reale indizi preziosi per mappare stalle abusive e fermare sul nascere pratiche illegali. L’epilogo dell’operazione a San Cristoforo ha messo in sicurezza tutti gli animali rinvenuti, sottraendoli a un circuito che tende a invisibilizzare gli abusi finché la gara non scatta.
Resta aperta la partita dei controlli a monte: tracciabilità dei cavalli (microchip e anagrafe), test sanitari obbligatori, registrazione delle strutture e vigilanza sul territorio. L’inchiesta amministrativa prosegue, con l’obiettivo dichiarato di disarticolare la rete prima che si materializzi sulle strade. E il messaggio che arriva da Catania è chiaro: la collaborazione attiva dei cittadini è lo strumento chiave per spezzare il circuito di illegalità e violenza. Anche a carico degli animali.