Le carte
Lo scooter è diventata l'impronta digitale sulla scena del crimine: così è stata risolta la sparatoria di via Della Concordia
Vittima (per errore), indagato e vero bersaglio hanno dei legami di parentela con personaggi dei clan mafiosi di Catania
Il passo falso è stato quello di scappare dopo lo sparo abbandonando lo scooter in via Della Concordia. La moto è diventata l’impronta digitale lasciata sulla scena del crimine. Quello è stato il dettaglio che fin da subito ha dato una pista ben definita all’indagine della squadra mobile di Catania sul tentato omicidio di Angelo Ragonese, avvenuto davanti a una sala da barba e a un centro scommesse la mattina del 10 febbraio scorso. I poliziotti hanno arrestato, eseguendo un’ordinanza firmata dalla gip Maria Ivana Cardillo, il 22enne Rosario Litteri.
Vittima e carnefice hanno una storia familiare fortemente collegata alla criminalità organizzata. Ragonese è il figlio di Gino, affiliato dei Cappello-Carateddi che sta scontando l’ergastolo per l’assassinio dell’uomo d’onore dei Santapaola, Raimondo Maugeri. Litteri, che è nipote del capomafia Turi Cappello (la madre è la figlia del), è legato sentimentalmente a una delle figlie di Lorenzo Saitta “u scheletro”. Dalle indagini emerge che il bersaglio dovesse essere un altro. La gip scrive che l’obiettivo reale sarebbe stato il figlio del barbiere, che è il nipote di Tina Balsano, la consorte di Orazio Privitera, il boss della Piana di Catania alleato con Ignazio Lo Giudice nella guerra contro Cosa Nostra.
Non erano nemmeno le 11 del mattino quando due mesi fa è avvenuta la sparatoria.
Quando i poliziotti sono arrivati hanno immediatamente sentito il barbiere e il titolare del Centro Snai. Così gli investigatori hanno scoperto che Ragonese, 38 anni, lavorava come parrucchiere grazie a un permesso lavorativo concesso mentre scontava gli arresti domiciliari.
Dalle testimonianze raccolte non sono arrivati molti impulsi all’inchiesta coordinata dal pm Rocco Liguori. E nemmeno Ragonese, con la tibia della gamba destra fratturata per il colpo di pistola subito, ha fornito elementi utili alle indagini. Anzi. Per i pm il ferito è stato anche reticente: quando gli hanno mostrato la foto di Litteri, che è subito risultato il proprietario della moto lasciata nel teatro della sparatoria, ha detto di non conoscerlo. Per questo è stato iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento.
La prima ricostruzione del tentato omicidio è stata possibile grazie alle analisi delle immagini estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza del centro Snai. Ragonese, che indossava una tuta di colore azzurro, ha avuto un battibecco con un’altra persona - con tuta nera, calzini bianchi e scarpe da ginnastica - che poi lo ha anche spinto. Attorno c’erano diverse persone. A un certo punto si è sentito distintamente il colpo di pistola.
Raffrontando i filmati con quelle estrapolate dall’impianto di un supermercato vicino si è scoperto che Litteri, tuta nera con felpa, era passato in sella a uno scooter guidato da una persona con il volto travisato dal casco integrale. Una volta raccolti tutti questi pezzi del mosaico i poliziotti sono andati a cercare Litteri a casa, ma il giovane si è reso irreperibile.
Gli investigatori hanno cominciato a incrociare il traffico telefonico con l’aggancio delle celle telefoniche: un’analisi che ha portato a localizzare l’indagato nella scena del crimine. Ma inoltre la compagna poco dopo la sparatoria tentava di prendere a noleggio una macchina. Per il pm un chiaro tentativo per Litteri di darsela a gambe levate.
Da alcune conversazioni che la vittima ha avuto con familiari e conoscenti si evince che Ragonese si sarebbe trovato invischiato nella sparatoria. Litteri tre giorni dopo il ferimento, completamente rasato senza barba e baffi, si è presentato alla squadra mobile dicendo di aver saputo che lo stavano cercando. «Sono stato a Napoli per qualche giorno», ha raccontato ai poliziotti. Che non gli hanno creduto nemmeno un secondo.
Per la gip «le indagini, il sequestro dello scooter abbandonato, le conversazioni captate a Ragonese e il comportamento dell’indagato» consentono di ritenere Litteri fortemente indiziato del tentato omicidio anche se «il vero obiettivo era - come detto - il figlio di Antonino Balsamo» e che Ragonese quindi sarebbe stato colpito «per mero errore». Piccola parentesi: il figlio del barbiere è il giovane Giovanni Balsamo, che due anni fa è stato sequestrato da alcuni finti poliziotti.
Comunque il difensore di Litteri, l’avvocato Luigi Zinno, ha impugnato l’ordinanza davanti al Tribunale del Riesame. L’udienza si è svolta ieri: il legale ha presentato una corposa memoria avanzando richiesta di domiciliari.