Operazione antimafia
Rifiuti nei torrenti e appalti truccati: sequestri e arresti a Messina
Smaltivano rifiuti edili — anche provenienti dai cimiteri — alla foce del torrente Santo Stefano: 21 indagati, due fratelli ai domiciliari e appalti pubblici pilotati con aggravante mafiosa
Smaltivano, tra le altre cose, rifiuti nel torrente Santo Stefano, vicino alla foce a mare, creando pericolo idrogeologico. Ed erano tre in tutte le aree usate per gli sversamenti illeciti, tra cui anche materiale proveniente dai cimiteri cittadini. Ma ci sono anche appalti pubblici, addirittura la ristrutturazione di alcune scuole e interventi di prevenzione delle alluvioni, fatte favorendo la mafia. Per questo oggi la Dia di Messina ha eseguito due ordinanze di arresti domiciliari per due fratelli e un'interdittiva per un imprenditore edile, ma sono in tutto 21 gli indagati.
Sequestrata anche un'impresa edile della provincia di Messina e una vettura intestata a prossimo congiunto di uno degli indagati.
Contestati i reati ambientali di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e di
gestione di rifiuti non autorizzata.
I provvedimenti cautelari, emessi su richiesta della Dda di Messina, riflettono un
grave compendio indiziario, raccolto nel corso di una complessa attività investigativa
della Dia peloritana, che ha disvelato la natura fittizia dell'intestazione, all'imprenditore edile (raggiunto dalla misura interdittlva) sia di due autocarri, in realtà
acquistati dai medesimi fratelli - oggi tratti in arresto - da loro impiegati per
movimento terra, trasporto e smaltimento rifiuti; sia dell'impresa, utilizzata come
schermo per celare lo svolgimento di una "propria attività d'impresa" condotta nel
predetto ambito operativo.
Gli appalti pubblici
In particolare, è stato documentato il coinvolgimento dei due arrestati in 4 appalti pubblici, riguardanti i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza di tre edifici pubblici, di cui due scuole e uno attinente ai lavori per la riduzione del rischio alluvioni su alcuni torrenti di Messina.
Ed è proprio sulla base delle risultanze investigative riguardanti alcuni di questi
appalti pubblici che il gip ha ritenuto suffragata l'aggravante mafiosa.
Dall'attività di indagine è emerso, peraltro, che i fratelli, dietro il medesimo paravento
imprenditoriale, hanno anche eseguito svariati servizi di gestione dei materiali di
risulta provenienti da edilizia privata.
Parallelamente, sono emersi gravi reati ambientali posti in essere dai due,
nei confronti loro e di altri 19 indagati sono stati contestati, a vario titolo, il
delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, nonché il reato di attività
di gestione di rifiuti non autorizzata.
Grazie anche a servizi di osservazione condotti con l'impiego di droni in dotazione alla
Dia e con il supporto dei mezzi navali della Stazione navale della Guardia di Finanza di Messina, è stato documentato come i due fratelli hanno illecitamente gestito una rilevante quantità di rifiuti speciali, costituiti da materiali di demolizione edili, provvedendo a tutte le fasi della filiera: dal ritiro fino al trasporto e allo smaltimento.
Gli sversamenti
È emerso come i fratelli abbiano individuato alcune aree del territorio cittadino, ove sversare ingenti masse di rifiuti speciali, quantificati complessivamente in oltre 200 mc, realizzando discariche abusive.
Il luogo maggiormente utilizzato per smaltire illecitamente i
rifiuti edili derivanti dai lavori di demolizione eseguiti nei vari cantieri della città, è
risultata la foce di un torrente cittadino, creando serio e concreto rischio sul piano
idrogeologico, essendo stati effettuati numerosi sversamenti anche poco prima o poco
dopo gravi esondazioni, quali quelle dei primi mesi del 2025, allorquando la Dia
ha filmato uno dei due arrestati oggi nell'atto di sversare, sull'argine del torrente a pochi
metri dallo sbocco in mare, i rifiuti trasportati su mezzo pesante.
Altro luogo utilizzato dai predetti per l'illecito smaltimento è stato individuato in un
terreno, contiguo al suddetto torrente, di proprietà di società, le cui quote di
maggioranza sono state confiscate a uno dei medesimi fratelli. Le indagini hanno
ricostruito oltre 50 trasporti e sversamenti di rifiuti nelle zone limitrofe al corso
d'acqua.
Rifiuti dai cimiteri
Ad essere sversati sono risultati anche rifiuti provenienti da lavori cimiteriali. In
questo caso il sito prescelto è risultato un terreno privato divenuto, a tutti gli effetti,
una discarica abusiva, presso la quale sono stati trasportati e sversati rifiuti
provenienti, tra gli altri, dal cimitero monumentale di Messina e da quello di Granatari
Anche le 3 aree utilizzate per lo sversamento illecito sono state sottoposte a
sequestro.