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Le stragi

I ragazzi scendono in strada per onorare Falcone: "Consapevoli della storia che ci precede"

Giovani palermitani prendono la scena nel 34° anniversario di Capaci: memoria partecipata, richieste di verità e denuncia delle complicità politico-istituzionali

21 Maggio 2026, 20:16

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Il 23 maggio del 1992 molti di loro ancora non erano nati. Eppure oggi, a poco più di vent’anni, parlano delle stragi mafiose con una consapevolezza e una preparazione che sorprende anche gli studiosi. Sono i ragazzi dei movimenti giovanili palermitani, quelli che negli anni scorsi venivano etichettati come “contro corteo” e che oggi, invece, si prendono la scena pubblica del trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci, spostando il baricentro della memoria sulla società civile.

Mentre la Fondazione Falcone ridimensiona il proprio ruolo nella tradizionale manifestazione sotto l’albero di via Notarbartolo, loro costruiscono una mobilitazione dal basso che coinvolge circa 40 realtà cittadine tra associazioni, collettivi, sindacati e gruppi studenteschi. A promuovere il percorso sono Attivamente, Our Voice, Collettivo Rutelli, Collettivo Sirio, Contrariamente-Rum, Coordinamento Giovani Cgil Palermo, Flet, Sindacato Regina Margherita e Udu Palermo.

Stamattina hanno presentato il percorso in conferenza stampa, rivendicando una memoria capace di parlare al presente, ai quartieri e alle periferie. Non più soltanto commemorazione, ma partecipazione civile e richiesta di verità sulle stragi, sui depistaggi e sulle connivenze politico-istituzionali che ancora attraversano la storia italiana. Durante l’incontro è stata annunciata anche una performance artistica che accompagnerà il corteo del 23 maggio e che sarà dedicata alla denuncia delle ambiguità e delle omissioni legate alla ricerca della verità sulle stragi.

Nel trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci — in cui furono uccisi da Cosa Nostra Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro — il 23 maggio si prepara così a segnare un passaggio simbolico: dalla memoria istituzionale alla presa di parola di una nuova generazione.

«Ormai da vari anni il 23 maggio scendiamo in piazza insieme a tante realtà di Palermo, per non lasciare che in queste giornate la memoria venga sporcata da passerelle politiche che ogni anno sfilano nella nostra città», ha detto Marta Capaccioni di Our Voice durante la conferenza stampa di questa mattina. «La memoria delle stragi non può e non deve essere un esercizio sterile di ricordo, ma deve essere sempre attualizzata al nostro presente».

Parole che segnano la distanza da quella che i promotori definiscono una “retorica di Stato”. «Prendiamo fortemente le distanze da quella retorica di Stato che il 23 maggio e il 19 luglio decide di interessarsi improvvisamente della Sicilia e scende da Roma per ripulirsi la coscienza, raccontando una storia mistificante delle stragi e tacendo sulle complicità politiche ed istituzionali emerse negli ultimi trent’anni di processi», ha aggiunto Capaccioni.

Nel suo intervento la giovane attivista ha rivendicato il ruolo di una generazione che non ha vissuto direttamente le stragi ma che oggi ne raccoglie il testimone: «Anche se noi non eravamo nati durante le stragi, ci siamo oggi e siamo consapevoli della storia che ci precede».

Al centro dell’intervento anche i nodi ancora irrisolti della stagione stragista. «Rimangono ancora tanti gli interrogativi sulle stragi: che fine ha fatto l’Agenda rossa di Paolo Borsellino, chi erano le “menti raffinatissime” dietro il fallito attentato all’Addaura, che coinvolgimento ha avuto l’eversione nera sulle stragi». E ancora: «Oggi siamo chiamati anche a difendere le verità storiche e giudiziarie emerse con il duro impegno di tanti magistrati, che hanno scoperchiato veri e propri “sepolcri imbiancati”, come li chiamava Vincenzo Agostino, chiamando in causa pezzi di Stato».

La critica si è poi concentrata sull’attuale Commissione parlamentare antimafia e sulla sua presidente Chiara Colosimo. Durante il corteo, hanno annunciato i promotori, la performance artistica prenderà di mira proprio l’operato della Commissione. «Oggi questa Commissione si concentra esclusivamente su una pista, quella di mafia-appalti, che non spiega la connessione della strage di via D’Amelio con quella di Capaci né quella con le stragi del 1993», ha detto Capaccioni, criticando anche lo spazio dato all’ex generale del Ros Mario Mori.

Nel mirino anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio. «Non accettiamo che la memoria dei nostri martiri venga sporcata da chi, a nostro avviso, li tradisce ogni giorno nelle proprie attività istituzionali; da chi invece di fare la lotta alla mafia e alla corruzione fa la guerra alla magistratura», ha affermato.

Infine l’appello alla mobilitazione: «Sabato ripartiremo dal Tribunale di Palermo, perché dopo la vittoria dello scorso marzo non possiamo lasciare che quel vento di primavera che ci ha uniti si assopisca. I nostri diritti e le nostre libertà sono da difendere ogni giorno. E tra questi diritti c’è anche il diritto alla verità sulla storia del nostro Paese».