l'attentato
Francofonte brucia ancora, distrutto camion-panineria
Due uomini incappucciati ripresi dalle telecamere mentre appiccano il rogo nella notte: danni per oltre 50 mila euro. Cresce l’allarme sicurezza dopo una serie di incendi e auto bruciate
La comunità vive un’altra notte di paura dopo l’incendio doloso che la scorsa notte ha distrutto un camion dei panini parcheggiato all’interno di un’area privata, a pochi metri da alcune auto in esposizione presso un autosalone.
Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso tutto: alle tre di notte, due uomini mimetizzati da tute bianche scavalcano la recinzione e si muovono attorno al mezzo, armeggiando tra le ruote prima che le fiamme si propaghino con violenza.
Uno dei collaboratori che lavora al banco del camion ha riferito che il camion era già preparato di tutto punto per la sua attività commerciale. E invece tutto ha avuto un altro epilogo. L’allarme di quanto stava accadendo secondo alcune indiscrezioni pare che si stato dato da un familiare del proprietario che abita lì. Secondo quanto è stato riferito, la persona è stata svegliata dai rumori di schioppetio dei pneumatici e una volta affacciatosi dal bagliore del rogo che si illuminava davanti alla palazzina.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri di Lentini e i Vigili del Fuoco, i quali quest’ultimi sono stati costretti a richiedere una seconda autobotte a causa dell’intensità delle fiamme.
Il mezzo, appartenente a un giovane poco più che trentenne, spisato e padre, molto conosciuto in città, rappresentava un punto di ritrovo per persone di ogni età. Il camion “ra Via Diaz” era un luogo di convivialità serale dove famiglie e ragazzi si incontravano per gustare il famoso cibo street food a costi contenuti.
Il danno stimato è di circa cinquantamila euro, cifra destinata a crescere se si considera il mancato incasso legato all’avvio del fine settimana e quello previsto per la stagione estiva, periodo di massima attività e unica fonte di reddito per il proprietario.

Il titolare, profondamente scosso, ha chiesto che fatta giustizia e lanciato in appello che sia fermata quella che definisce “un’onda di terrore che sta mortificando la città”. Tutto ciò mentre solidarietà è arrivata da colleghi del settore, associazioni di categoria e istituzioni locali.
L’episodio della notte passata si inserisce in un contesto già segnato da una serie di incendi che stanno alimentando un clima di forte insicurezza. Solo domenica scorsa una Lancia Delta di un assessore comunale era stata completamente distrutta dalle fiamme lungo la strada che costeggia il Ponte Canali, non lontano dal Parco Gadera. Anche in quel caso le forze dell’ordine non avevano escluso alcuna pista. Poche settimane prima un’altra vettura, una Alfa Romeo 159 station wagon, era stata incendiata sotto l’abitazione del proprietario in via Asmara. Due episodi ravvicinati che avevano già generato timori e sospetti, ora aggravati dal rogo del camion dei panini. E non va dimenticato che lo scorso dicembre l’auto del parroco della Chiesa di San Francesco era stata data alle fiamme mentre si trovava parcheggiata all’interno dell’area parrocchiale, sotto la finestra del sacerdote, un fatto che aveva profondamente scosso le comunità religiose del territorio.
Intanto tra i residenti cresce sempre di più una vera e propria fobia notturna: c’è chi evita di parcheggiare in strada, chi controlla più volte dalla finestra, chi teme che il proprio mezzo possa essere il prossimo bersaglio. Una paura che si somma a un malessere più profondo, legato alla fragilità economica del territorio. Francofonte è un comune collinare basato quasi esclusivamente sulla monocultura degli agrumi, un settore che, a causa dei costi di gestione sempre più alti, registra ogni anno abbandoni, chiusure e migrazioni di cittadini verso altre zone. In questo contesto già provato, l’escalation di incendi e furti rischia di diventare un colpo mortale.
Comunità parrocchiali, associazioni, enti locali e liberi professionisti chiedono aiuto e invocano una presenza più incisiva dello Stato, sottolineando che non esiste luogo pubblico in cui non venga richiesto un rafforzamento delle forze dell’ordine, in particolare del sottorganico della Stazione dei Carabinieri, ritenuto insufficiente a fronteggiare la situazione.
Molti cittadini parlano apertamente di un ritorno agli anni del terrore di fine millennio, quando l’antiracket denunciava che chi non pagava il pizzo subiva bombe o la distruzione della propria attività. Oggi, come allora, il malcontento cresce insieme alla rabbia di una comunità che si sente abbandonata e insicura. Non si contano più le auto rubate, spesso destinate al cavallo di ritorno o al mercato clandestino dei ricambi. Francofonte chiede risposte, protezione e un segnale forte: perché, come ripetono in molti, “così non si può più andare avanti”.