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Il caso

Sequestrata azienda di telecomunicazioni a Caltagirone: bancarotta fraudolenta

Tre indagati per aver svuotato una società con oltre 3,2 milioni di euro di debiti trasferendone gli asset in una "new company". Sigilli dalla Guarda di Finanza a beni per 600 mila euro

01 Giugno 2026, 08:03

08:10

I Finanzieri del Comando Provinciale di Catania, su coordinamento della Procura distrettuale locale, hanno dato esecuzione a un provvedimento del Giudice per le indagini preliminari che dispone il sequestro delle quote e dell'intero compendio aziendale della società "Nuove Tecnologie Telefoniche Impianti S.r.l.", realtà di Caltagirone attiva nel settore delle telecomunicazioni.

L'indagine del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria è scaturita dalla liquidazione giudiziale della precedente società "Nuove Tecnologie Impianti S.r.l.", la quale aveva accumulato debiti erariali e previdenziali per oltre 3,2 milioni di euro.

Gli inquirenti ipotizzano il reato di bancarotta fraudolenta aggravata a carico dei coniugi Rosetta Monastra e Rosario Guarriera, e del cugino Orazio Salvatore Marchese, accusati di aver architettato uno schema per depauperare il patrimonio della "old company" fallita a vantaggio della "new company" a loro riconducibile. Secondo le indagini, nonostante le passività accumulate dal 2010, i gestori avrebbero omesso di richiedere il fallimento o di ricapitalizzare, continuando a operare senza pagare i dovuti oneri previdenziali e tributari.

I due coniugi avrebbero inoltre distratto circa 540.000 euro mascherandoli come rimborsi e anticipazioni a proprio favore, per poi cedere alla nuova impresa l'intero ramo d'azienda, comprensivo di personale, avviamento, attrezzature, automezzi e contratti di rilievo. Questo passaggio sarebbe avvenuto in modo meramente formale senza reale trasferimento di denaro, con la società subentrante che si è accollata esclusivamente il debito del TFR dei dipendenti, condividendo di fatto con la vecchia compagine l'intero assetto, il know-how e la sede operativa.

A fronte di questo quadro, il Tribunale ha ordinato il sequestro "impeditivo" dei beni societari, stimati in circa 600 mila euro, nominando contestualmente un amministratore giudiziario per permettere la prosecuzione dell'attività imprenditoriale.