L'intervista
Condannato per un omicidio del 2002, legale prepara revisione: «Se qualcuno sa qualcosa ci contatti»
L'avvocato Massimo Ferrante è il difensore di Alfio Maugeri che sta scontando l'ergastolo per il delitto di Santo Giuffrida
L'operazione fu chiamata "Circe". Un pentito fece riaprire un caso su una morte sospetta del 2002 a Misterbianco. Alla fine fu scoperto che Santo Giuffrida era stato vittima di un piano diabolico orchestrato dalla moglie, stanca delle violenze reiterate. Tramite il collaboratore - esponente di un clan mafioso - avrebbe assoldato i killer. I processi hanno portato alla condanna all'ergastolo dei due uomini che - secondo le sentenze definitive - hanno iniettato una sostanza alla vittima causandone il decesso. Uno dei due condannati è Alfio Maugeri.
«Il mio assistito, il signor Alfio Maugeri, sta scontando una condanna definitiva all'ergastolo. Il processo a suo carico - racconta Ferrante - è stato riaperto nel 2017 sulla base delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che lo ha accusato di essere stato il sicario assoldato per commettere un omicidio avvenuto molti anni prima, nel 2002. Secondo l'accusa, la mandante del delitto sarebbe stata la moglie della vittima. Parliamo di un fatto accaduto il 10 dicembre 2002 a Misterbianco, in provincia di Catania, in una traversa di via Palermo. La vittima, Santo Giuffrida, fu uccisa tramite un'iniezione letale. Quella stessa sera, chi organizzò il delitto riuscì a farlo passare per una morte improvvisa per cause naturali, versione che all'epoca trovò riscontro anche nella documentazione medica. La verità giudiziaria è stata ribaltata solo quindici anni dopo dal pentito. Oggi - spiega ancora - noi crediamo fermamente nell'innocenza del signor Maugeri. Del resto, lui ha affrontato il processo con il rito dibattimentale ordinario, rinunciando al rito abbreviato proprio per gridare la sua estraneità ai fatti. Il delitto si è consumato all'interno di un appartamento dove si trovavano solo tre persone. Di conseguenza, a meno che non emerga un testimone chiave dall'interno, è evidente che dobbiamo cercare riscontri all'esterno. Attualmente abbiamo già un nuovo testimone che ci ha fornito una versione dei fatti molto importante: non ha partecipato all'evento, ma ha appreso informazioni decisive da soggetti informati sui fatti. Stiamo quindi predisponendo - chiarisce l'avvocato Ferrante - l'istanza di revisione della sentenza. Il mio appello accorato va a chiunque sappia o ricordi qualcosa su questa vicenda: una notizia, un dettaglio, un'informazione utile a scardinare ciò che è stato ricostruito su quanto accadde in quella casa».