Le indagini
Il conflitto a fuoco fra gruppi dei Cappello: caccia finita per gli altri cinque del commando VIDEO
I poliziotti hanno chiuso definitivamente il cerchio su quanto accaduto l'11 giugno in piazza Montana. Cinque in carcere e un favoreggiatore ai domiciliari
Chiuso il cerchio, definitivamente, sul conflitto a fuoco con tre feriti avvenuto in piazza Beppe Montana a Catania la notte dell'11 giugno scorso. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno eseguito sei fermi nei confronti dei cinque giovani ritenuti componenti del commando armato e di un uomo accusato di favoreggiamento. Quattro persone sono state scovate a Floridia, in provincia di Siracusa, mentre gli altri due - tra cui il factotum - sono stati presi a Catania. Lunedì si sono svolte le udienze di convalida e i gip di Catania e di Siracusa hanno emesso le conseguenti ordinanze di custodia cautelare. Per i quattro pistoleri - indagati per tentato omicidio e detenzione di armi aggravati dall'aver agevolato il clan mafioso Cappello-Bonaccorsi - è stato disposto il carcere, mentre per il favoreggiatore gli arresti domiciliari.
Prima di andare avanti, riavvolgiamo il nastro sulla notte di fuoco a Trappeto Nord. L'11 giugno 2016, intorno alle 23.49, i poliziotti sono arrivati in piazza Montana dopo la segnalazione di alcune esplosioni d'arma da fuoco. Sul posto non vi erano i protagonisti della sparatoria, ma sono stati recuperati 27 bossoli nello slargo vicino al chiosco. Gli agenti hanno anche recuperato una pistola vicino a un campetto di calcio, che poi si è scoperto essere l'arma usata da uno dei tre minorenni feriti e che ha risposto al fuoco. Il 16enne è stato arrestato dopo essere stato dimesso dal Policlinico. Uno dei ragazzi colpiti è ancora ricoverato al Cannizzaro in gravi condizioni. Quella notte i carabinieri hanno "intercettato" in via San Paolo a Gravina di Catania i tre scooter con in sella i sei pistoleri che avevano sparato poco prima in piazza Beppe Montana. Ne è scaturito un inseguimento: uno dei sei è caduto ed è scappato cercando riparo in una proprietà privata. Il giovane, che si era disfatto della pistola 9x21 poi recuperata dai militari, ha scavalcato un cancello. Ma i carabinieri hanno acciuffato il motociclista che aveva creato un giubbotto antiproiettile coi libri.
Grazie all'analisi di diverse immagini estrapolate dalle telecamere di sorveglianza i poliziotti della squadra mobile hanno ricostruito la dinamica della sparatoria. I tre scooter sono arrivati da via Galermo, ma pochi istanti prima un giovane aveva avvertito il folto gruppo di coetanei presenti in piazza Montana. Due ragazzi invece di arretrare hanno deciso di affrontare il commando armato in arrivo. E infatti i due hanno risposto al fuoco. Uno è riuscito a sfuggire alle pallottole perché ha trovato riparo dietro al chiosco. Anche lui poi è stato fermato qualche giorno dopo dalla squadra mobile.
Alla base dello scontro armato ci sarebbero le tensioni interne tra due componenti del clan “Cappello-Bonaccorsi”. Incrociando le dichiarazioni testimoniali, le intercettazioni telefoniche e ambientali e l'analisi dei traffici, gli inquirenti hanno ricostruito la rete di appoggi che ha garantito la latitanza agli indagati: i cinque del commando avrebbero trovato riparo in alloggi di fortuna fra Adrano (Catania), Siracusa, Giardini-Naxos (Messina) e Catania, con il supporto di un “factotum” catanese.
Il fratello detenuto di due degli indagati - esponente di riferimento della corrente dei Cappello coinvolta nello scontro - avrebbe inoltre impartito disposizioni per il sequestro di una persona non identificata, pianificandone l'esecuzione con l'uso di dispositivi riconducibili alle forze dell'ordine e di parrucche, così da simulare un «ordinario controllo di polizia».
I cinque fuggitivi sono tornati a Catania la sera del 25 giugno scorso, ma improvvisamente hanno deciso di spostarsi a Floridia. Grazie anche al supporto tecnico del Servizio Centrale Operativo, il commando è stato localizzato in hotel della cittadina siracusana. I poliziotti hanno fatto irruzione nella struttura, il giorno dopo, ammanettando i quattro. Il quinto, invece, è stato preso a Catania. Era nella casa della compagna e sul comodino aveva una pistola calibro 6,35, risultata rubata, con caricatore e cinque cartucce.