via d'amelio
Borsellino, prima il grido «Fuori la mafia dallo Stato», poi il silenzio spezza il fiato a Palermo
La piazza delle agende rosse invoca la verità , prima di chiudersi nel totale e commosso raccoglimento nell'ora esatta della strage del 1992
Trentaquattro anni fa la mafia faceva tremare l'Italia, lasciando una ferita che il tempo non ha scalfito. Oggi il Paese si è fermato per rinnovare una promessa di legalità e per chiedere, ancora una volta, verità e giustizia. Palermo è stata il cuore pulsante del 34° anniversario della strage di via D'Amelio, l'attentato in cui il 19 luglio 1992 Cosa Nostra assassinò il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Una giornata densa, iniziata fin dal mattino con laboratori e attività dedicate a bambini e ragazzi, e culminata nel pomeriggio in un concentrato di forte tensione civile e profonda commozione.
La protesta delle Agende Rosse e i cori contro le zone d'ombra
Il momento di massima partecipazione si è vissuto attorno all'Albero della Pace, l'ulivo piantato sul luogo esatto dell'esplosione dei 90 chili di tritolo che distrussero la via sotto la casa della madre del magistrato. La piazza, colorata dalle centinaia di persone radunate per la manifestazione organizzata dal movimento delle Agende Rosse, ha espresso con forza la propria sete di giustizia prima del momento del cordoglio.
Moltissimi giovani hanno alzato le braccia al cielo mostrando l'agenda rossa, simbolo della ricerca della verità sulle stragi del 1992. Poco prima dell'ora X, la folla ha dato vita a una vibrante reazione emotiva e civile, intonando all'unisono il coro: «Fuori la mafia dallo Stato!». Il grido, durato diversi minuti, ha voluto richiamare l'attenzione sulle relative zone d'ombra istituzionali. Tra la folla sono spuntati anche cartelli di aperta polemica politica e giudiziaria, con scritte come «Colosimo, Mori dove l'hai lasciato» e «Stragi '93, la Commissione non vede non sente non parla».
Sul posto erano presenti numerose personalità della società civile, della magistratura e della politica: da Salvatore Borsellino, fratello del giudice, a Giovanni Impastato (fratello di Peppino e coordinatore di Casa Memoria), fino all'europarlamentare Leoluca Orlando. Presenti anche i vertici del Movimento 5 Stelle con il leader Giuseppe Conte, i parlamentari Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho, e i magistrati Nino Di Matteo e Gaetano Paci.
Alle 16:58 il tempo si ferma: il minuto di silenzio
La protesta ha poi ceduto il passo alla sacralità della memoria. Alle 16:58, l'ora esatta della strage, le centinaia di persone presenti si sono chiuse in un minuto di silenzio assoluto e struggente. Un vuoto di voci in cui il tempo è sembrato tornare a quel pomeriggio del 1992.
Subito dopo sono state suonate le note del "Silenzio" d'ordinanza e l'Inno di Mameli, a cui ha fatto eco la presenza ufficiale del Capo della Polizia, Vittorio Pisani, giunto per rendere omaggio ai poliziotti caduti in servizio. A chiudere il momento solenne è stato un lunghissimo, caloroso applauso della piazza.
Il messaggio di Mattarella: «Il disegno eversivo è stato sconfitto»
Mentre Palermo viveva il ricordo sul campo, da Roma è arrivato il forte messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha voluto rimarcare la vittoria delle istituzioni democratiche sulla violenza mafiosa:
«La strage di via D'Amelio ha segnato in profondità la coscienza del Paese. Ma quel disegno eversivo, con il loro contributo, è stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte, catturando e condannando carnefici e mandanti. Borsellino e Falcone sono oggi i simboli della riscossa civile del Paese».
A fargli eco il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, che ha definito la strage «una ferita indelebile nella storia dell'intera nazione». Una ferita che la piazza di Palermo, tra memoria e pretesa di verità, dimostra di voler curare senza mai dimenticare.