Cronaca
Tentato omicidio a sfondo razzista nel pieno centro di Catania: obbligo di dimora per un paternese di 24 anni
Un ragazzo di origini nordafricane era stato trovato riverso in una pozza di sangue nei pressi di piazza Currò, lo scorso 3 maggio. Adesso si è chiarito cosa era successo
Più fendenti all'addome, al dorso e al capo. Alla fine, lo ha lasciato riverso in una pozza di sangue, dove è rimasto finché un passante non si è accorto di quello che è successo e ha chiamato i soccorsi. Da mercoledì 22 luglio, ha l'obbligo di dimora il giovane cittadino di Paternò (classe 2002) accusato del tentato omicidio pluriaggravato di un 27enne di origini nordafricane, avvenuto lo scorso 3 maggio 2026 nei pressi di piazza Currò, nel pieno centro storico del capoluogo etneo.
La procura di Catania aveva chiesto l'arresto in carcere per il ragazzo, ma il gip ha deciso per una misura cautelare diversa. Il ragazzo è accusato di tentato omicidio pluri-aggravato, porto e detenzione di strumenti atti a offendere, dell’uso di un coltello a scatto, dei futili motivi, avendo agito in conseguenza di gesti irriverenti posti in essere dalla vittima (in condizioni di palese ebbrezza alcolica), nonché della finalità della discriminazione razziale, avendo rivolto espressioni offensive di natura razzista alla persona offesa.
La vittima è stata trovata riversa in terra in stato confusionale, nella sera del 3 maggio. Non era in grado di chiarire né l'identità del suo aggressore né la dinamica dei fatti, ed è stato ricoverato per “ferita da taglio in sede temporale sinistra, ferita da punta al dorso, ferita da punta all’emitorace sinistro”. I medici gli hanno dato una prognosi di 30 giorni.
A seguito delle dichiarazioni dei testimoni, dell'analisi delle telecamere di videosorveglianza e anche delle dichiarazioni autoaccusatorie dell'indagato, è stato possibile comprendere che il ferimento in parola sarebbe stato originario originato dai presunti «gesti irriverenti» della persona offesa nei confronti del cittadino paternese. Quindi da un breve scambio di battute, seguito dall’estrazione da parte dell'indagato di un coltello, con cui avrebbe colpito ripetutamente la parte lesa, sferrandogli più fendenti diretti all'addome, al dorso e al capo.
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