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il caso

Il miraggio dell'acqua e lo scempio di Marinella: il flop del dissalatore di Porto Empedocle

Dopo oltre un anno i lavori sono al palo e il Comitato Mare Nostrum accusa le istituzioni di silenzi colpevoli sui reali dati di produzione dell'impianto

03 Agosto 2026, 10:34

10:40

Doveva rappresentare la grande àncora di salvezza per Agrigento, Capitale italiana della Cultura 2025, e invece si è trasformato nell’ennesimo cantiere incompiuto che sfregia il litorale siciliano.

A oltre un anno dall’avvio dei lavori, il dissalatore provvisorio di Porto Empedocle è finito al centro di una bufera che intreccia inefficienze amministrative, ricadute ambientali e presunte irregolarità urbanistiche. La denuncia, durissima, arriva dal Comitato Mare Nostrum che parla di un “film tragicomico”.

Il quadro tracciato è impietoso. L’opera, costata quasi 30 milioni di euro e inaugurata dal presidente della Regione, Renato Schifani, avrebbe dovuto immettere nella rete idrica 120 litri al secondo. Una promessa rimasta sulla carta: l’impianto non è mai entrato a pieno regime e continua a funzionare ben al di sotto delle attese.

Sullo stallo pesano - come sostiene il Comitato - “macroscopici problemi tecnici”. Il primo pennello per la dispersione della salamoia in mare è stato distrutto da una “normalissima mareggiata invernale”, mentre l’installazione della seconda condotta è ferma. Il blocco ha paralizzato l’intero cronoprogramma: la realizzazione del modulo da 24 e del serbatoio da 3500 litri è congelata, incastrando il progetto in un vero e proprio “cul de sac” a causa delle evidenti difficoltà di scavo e posa delle tubature sottomarine.

Accanto al danno idrico, si aggiunge la beffa ambientale e urbanistica. Il cantiere industriale ha di fatto occupato la spiaggia di Marinella. Un insediamento che, secondo il Comitato, viola apertamente il Piano regolatore generale del 1982, il quale per quell’area prevede esclusivamente parcheggi e servizi per la balneazione, configurando così “un danno arrogante” per i cittadini empedoclini.

La mobilitazione è passata dalle piazze alle aule istituzionali. Il Comitato Mare Nostrum ha presentato un formale ricorso al Presidente della Repubblica per impugnare il “decreto commissariale n.42”. Maurizio Saia, presidente del Comitato, denuncia l’omertà delle istituzioni: le istanze di accesso agli atti per conoscere i reali dati di produzione del dissalatore si sono scontrate con un “silenzio colpevole”. A suo dire, chi sta operando lo fa ormai “in malafede”, costretto ad andare avanti pur avendo compreso l’assurdità del sito prescelto, in un cantiere in cui la dispersione delle acque reflue si è rivelata “la parte più rognosa e meno studiata di tutta la faccenda”. Mentre il tempo scorre, il dissalatore di Porto Empedocle resta il simbolo di un’emergenza irrisolta e di una gestione opaca, lasciando un territorio ancora assetato e una delle sue spiagge più suggestive deturpata da un “carrozzone inutile”.