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Infiltrazioni mafiose negli appalti in Sicilia e Calabria: sei arresti a Messina. Tutti i nomi

Figura centrale dell'indagine è l'imprenditore 61enne Francesco Scirocco, già condannato in via definitiva per concorso esterno con il clan dei "Barcellonesi"

06 Agosto 2026, 11:29

Sei arresti ai domiciliari, e interdizione per altri sei per gli appalti pubblici aggiudicati dal Consorzio Autostrade Siciliane, il Genio civile di Trapani, il Comune di Brolo e perfino la Città Metropolitana di Reggio Calabria. Gli enti in questione non hanno profili di responsabilità, sarebbe stato il gruppo di indagati ad avere gestito in modo illecito gli appalti.

Si tratta di 12 imprenditori, di cui sei ai domiciliari: Francesco Scirocco (già condannato per mafia), Gaetano Busà, Basile Calandra Sebastianella, Domenico Lo Gozzo, Michele Caruso Scaffidi e Carmelo Munafò.

Per Angelo Barbetta, Emanuele Bonfiglio, Giovanni e Saverio Iaquinta, Massimo Piscitello e Carmine Sepe, invece, la misura cautelare divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministratori.

La procura aveva chiesto l'arresto di 20 persone, gli interrogatori sono già avvenuti nelle scorse settimane. Oggi sono scattate le misure dopo una complessa e dettagliata attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina che ha portato all'esecuzione di un' ordinanza di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di dodici persone.

L'ipotesi d'accusa riguarda un'associazione per delinquere finalizzata alla gestione contigua ed esecutiva di importanti appalti pubblici aggiudicati da enti come il Consorzio Autostrade Siciliane, l'Ufficio Regionale del Genio Civile di Trapani, la Città Metropolitana di Reggio Calabria e il Comune di Brolo. Il meccanismo si reggeva su una vera e propria organizzazione aziendale ombra a cui le imprese formalmente aggiudicatarie subappaltavano in modo illecito l'esecuzione dei lavori, il reclutamento dei lavoratori e l'impiego dei mezzi. Al vertice di questo sistema figurava un imprenditore sessantunenne messinese già condannato in via definitiva per concorso esterno nell'associazione mafiosa dei Barcellonesi.

L'indagine è scaturita dalla denuncia presentata nel novembre 2021 dal legale rappresentante di un consorzio di imprese, il quale aveva segnalato l'anomala e minacciosa presenza dell'imprenditore pregiudicato all'interno di un cantiere pubblico per lavori di risanamento costiero. Da quel momento, intercettazioni e minuziosi accertamenti patrimoniali e fiscali hanno svelato il controllo occulto su diverse commesse, tra cui la manutenzione delle cabine elettriche e dell'illuminazione lungo le autostrade Messina-Catania e Messina-Palermo, la sistemazione idraulica del Torrente Pozzo a Brolo, la pulitura del fiume Belice a Partanna e le opere per il risparmio energetico del Centro Direzionale di Reggio Calabria.

Oltre all'elusione sistematica delle autorizzazioni per i subappalti, nei cantieri autostradali sono state riscontrate condotte fraudolente pericolose per la sicurezza pubblica, come l'installazione nelle gallerie di impianti di illuminazione difformi dal capitolato e l'uso di impermeabilizzanti scadenti sui cavalcavia. Per riciclare i proventi illeciti, l'organizzazione utilizzava un circuito di autoriciclaggio basato su fatture fittizie emesse dal gestore di un distributore di carburante per forniture mai avvenute, con un flusso tracciato stimato in circa 377 mila euro. La Procura ha ricordato che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino all'eventuale sentenza definitiva.

Gli indagati sono stati interrogati dalla gip, Arianna Raffa, a metà luglio, come già scritto da La Sicilia. 

Scirocco, nel 2024, era stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla Dia di Milano, perché ritenuto assieme ad un altro imprenditore contiguo al clan dei "Barcellonesi". Poco dopo fu però scarcerato e l'accusa di mafia è caduta. Negli anni precedenti, l'imprenditore di Goiosa Marea, era stato già accusato di legami con l'organizzazione criminale della città del Longano. Considerato figura chiave dell'imprenditoria messinese collegata alle dinamiche criminali nella fascia tirrenica della provincia della città dello Stretto, Francesco Scirocco è finito a più riprese al centro delle indagini delle forze dell'ordine e della Direzione Distrettuale Antimafia. Nel 2011 era stato coinvolto nell'operazione Gotha 1. Secondo i magistrati, le attività economiche ed edili riferibili alle ditte di Scirocco erano state messe a disposizione dei clan barcellonesi, favorendo l'infiltrazione della criminalità negli appalti. Per queste imputazioni, nel marzo 2015 il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto lo ha condannato in primo grado a 7 anni di reclusione, pena poi interamente confermata dalla Corte d'Appello e infine passata in giudicato. Aveva finito di scontare la pena nel 2020.