L'operazione
Maxi sequestro a Messina: traffico illecito di rifiuti in otto siti
Sequestro di tre compendi aziendali e 23 indagati con l'accusa di smaltimento abusivo in 8 siti tirrenici, falsi processi di recupero e oltre 20.000 kg di materiale illecitamente gestito
Dalle prime ore dell'alba, i militari del comando provinciale della guardia di finanza di Messina hanno avviato le operazioni di esecuzione del decreto di sequestro - emesso dal gip presso il Tribunale di Messina su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di tre compendi aziendali facenti capo ad altrettante società; operanti nel settore dell’edilizia e della gestione dei rifiuti. Intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre che mirate attività di videosorveglianza dei siti interessati dalle illecite attività, associate a servizi di osservazione, controllo e pedinamento, hanno permesso di svelare una sistematica attività di sversamento di rifiuti all'interno di 8 siti non autorizzati, ubicati nella zona tirrenica della provincia di Messina, talvolta con la compiacenza di imprenditori terzi risultati proprietari dei terreni interessati. Sono 23 i soggetti ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo ed in concorso tra loro, per traffico illecito di rifiuti. In particolare, sebbene le società riconducibili agli indagati fossero munite dei necessari titoli autorizzativi per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti provenienti dalla demolizione di manufatti edilizi, nonché bituminosi conseguenti alla scarifica di pavimentazione stradale, le attività effettivamente svolte sono risultate – sulla base delle indagini sin qui compiute - inosservanti delle norme ambientali per la caratterizzazione ed il trattamento dei rifiuti speciali. In particolare, il materiale di risulta veniva sversato in siti del tutto privi di autorizzazione e, talvolta, commercializzato, in assenza del necessario processo di trattamento, attestandone falsamente la sottoposizione ad uno speciale processo di recupero, che ne permette il reimpiego come materia prima secondaria. Inoltre, per risparmiare sui costi propri dell'attività di trattamento e recupero dei rifiuti conforme alla normativa di settore, gli indagati organizzavano la gestione di ingenti quantità di rifiuti, quantificati dalle attività investigative in oltre 20 mila chilogrammi, ricorrendo anche alla falsa attestazione della sottoposizione degli stessi al trattamento di recupero secondo normativa vigente, all'omessa compilazione del formulario obbligatorio per la gestione del trattamento di rifiuti (c.d. Fir), nonché alla falsificazione dei registri di carico/scarico rifiuti, impedendone di fatto la tracciabilità.