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Cronaca

«Qui le scorie nucleari non le vogliamo», sindaci in trincea per dire no all'ipotesi del deposito Sogin

Di Redazione
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La Sicilia unita, combatte per evitare che l’isola diventi il territorio di deposito delle scorie nucleari. Sicilia che si è trovata inserita lo scorso 5 gennaio nell’elenco pubblicato dal Governo sulla proposta di carta nazionale della aree potenzialmente idonee (Cnapi) per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi da parte della Sogin.

Quattro i siti individuati in Sicilia, tra questi PA-15 30 tra Petralia Sottana e Castellana Sicula in provincia di Palermo sul sito di Borgo Vicaretto. Territori amministrativamente appartenenti a Palermo da cui sono distanti circa un’ora di strada in macchina e 20 chilometri in linea d’area, ma territorialmente nisseni nella zona del Vallone.

Borgo Vicaretto dista da Marianopoli 6,2 chilometri; da Resuttano 6,7; da Villalba 7,2; da Vallelunga 8,7; da Santa Caterina 9,3; da Ciolino frazione di Resuttano 9,3. Una battaglia da combatterein in quanto la Sicilia e quindi Borgo Vicaretto non doveva nemmeno esserci in questi elenchi della Sogin perché non ha nessuno dei requisiti di idoneità ad ospitare i siti.

Un’area classificata come area C, in zona sismica 2, quella a maggiore rischio e che rientra nella fascia meno indicata ad ospitare il deposito che dovrebbe accogliere 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi per i prossimi 300 anni. E sul posto c'è stato un sopralluogo alla presenza dei sindaci Rosario Carapezza di Resuttano, Salvatore Noto di Marianopoli, Maria Paola Immordino di Villalba, il vicesindaco di Valledolmo Maria Piera Vallone ed i sindaci di Petralia Sottana Leonardo Neglia e Castellana Sicula Franco Calderaro. Con le istituzioni locali c’erano l’agronomo forestale Giuseppe Messana, gli ingegneri Simona Castiglione e Claudia Morici della Commissione Tecnica Scientifica Impatto Ambientale che opera a fianco della Commissione permanente istituita dalla Regione Sicilia, sulla tematica dei siti scorie nucleari in Sicilia.

Un sopralluogo di due ore per ribadire che Borgo Vicaretto è stato inserito nell’elenco probabilmente in maniera superficiale e non approfondendo la questione, soltanto calcolando dei dati geografici. Il sito non può essere costruito qui innanzitutto perché area sismica 2, dove ogni anno si verificano 3.000 microscosse di intensità tra 1,5 e 2,5 che testimoniano un’intensa attività sismica, premonitrice di un terremoto più pesante.

Ci sono altri parametri che però escluderebbero Borgo Vicaretto da essere zona idonea ad ospitare il sito, sono motivi naturalistici ed archeologici, di attività produttive che riguardano il comparto agricolo, cerearicolo, zootecnico e turistico. La vicinanza al Parco delle Madonie (appena 17 chilometri), secondo gruppo montuoso della Sicilia e inserito dal 2009 nella rete mondiale dei geoparchi dall’Unesco. Il parco di Mimiami, i tesori della Rupe e il lago Sfondato a Marianopoli considerati beni naturalistici. Dal punto di vista turistico per la Via dei Frati che è entrata a far parte delle realtà Associative Siciliane e Nazionali quali la Rete delle Vie Sacre di Sicilia e dei Cammini del Sud.

La presenza dell’acquedotto che rifornisce alcuni dei comuni del Vallone. Infine le conseguenze economiche, con la grave ricaduta che avrebbe sulle attività del comparto agricolo, zootecnico, cerearicolo oltre che a livello occupazionale. In questa area vi sono tante avviate attività imprenditoriali che esportano in tutto il mondo piante aromatiche come origano, finocchietto selvatico, timo, peperoncino, zafferano, la lenticchia di Villalba, l’azienda Regaleali il cui vino ha risonanza mondiale. Attività affermatissime e importanti per il territorio, riconosciute anche a livello nazionale. Il sito sorgerebbe sui terreni dell’imprenditore resuttanese Dante Gangi che l’hanno scorso ha avuto un riconoscimento nel Senato italiano come “100 ambasciatore del gusto”, per far conoscere il proprio territorio in tutto il mondo e che la costruzione del sito di scorie nucleari distruggerebbe per sempre. 

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