Gabry Ponte: «Ho mandato in pensione "Perché Sanremo è Sanremo", ora si balla la mia "Tutta l'Italia"»
Il nuovo jingle-tormentone del festival
Il tormentone del Festival di Sanremo è cambiato. Tutta «colpa» di Gabry Ponte che ha portato una ventata di novità, sostituendo il celebre "Perché Sanremo è Sanremo" con un pezzo pensato per far ballare «Tutta l'talia».
Si sente il vincitore morale del Festival?
«Me lo stanno dicendo tutti...».
Come mai non ha scelto un nome d'arte?
«Mi chiedono di cambiare cognome dalle elementari: le alternative erano Bridge e Brooklyn».
Com'è nato il nuovo jingle di Sanremo?
«Abbiamo mandato in pensione 'Perché Sanremo è Sanremo'. Il 28 giugno farò il mio primo concerto a San Siro e quindi questo pezzo l'abbiamo scritto partendo da questa idea, immaginando tutto lo stadio pieno e tutta l'Italia che salta. La sorpresa è stata la chiamata di Carlo Conti. Voleva fare una cosa un po' folle, facendo di questo pezzo la sigla. E a Sanremo non si dice mai di no».
Lei sembra un moderno Toto Cutugno.
Parliamo di "Blue".
«L'anno scorso ho fatto un tour nei palazzetti per celebrare i 25 anni di 'Blue'. Era un'altra epoca, non c'erano i social, non c'era Internet, i successi avevano un'altra vita, ma quel brano è riuscito ad arrivare nel cuore di tutti, attraversando le generazioni».
Quando ha capito che la musica sarebbe stata la tua strada?
«A 12-13 anni, quando ho scoperto la musica e il mixare, non ho mai più avuto dubbi su cosa fare».
Che musica ascoltava da piccolo?
«Papà mi faceva ascoltare in macchina De André, Celentano e Mina, poi ho scoperto la musica elettronica e lì... mi si è aperto un mondo».
Cosa pensa dell'uso dell'autotune nella musica di oggi?
«L'autotune ti può aiutare dal punto di vista tecnico per correggere le sfumature quando canti, ma la bellezza di una performance è data in parte dalla tecnica, poi ci sono tante altre cose che incidono."
Sei diventato papà da poco.
«A quasi 50enne e ne sono felicissimo. Alice mi ha fatto cambiare i ritmi circadiani: ora vado a letto prima. Ai tempi andavo a letto alle 5-6 del mattino, ma ora ci tengo a portare mia figlia a scuola al mattino».
Questa sera sul palco dell'Ariston.
«E' una grande emozione. Mi ricordo quando ci salii nel 2003 col mio gruppo: andò male, arrivammo 17° o 18°. Sono contento di non gareggiare e di godermi il Festival senza competizione, senza stress anche se in vista di stasera ce l'ho».