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La firma di Fabio Abate per un Battiato mai visto prima
Da regista e interprete, l'artista catanese firma un'opera collettiva che fa vibrare il pubblico del Teatro Falcone e Borsellino
Etna in Scena, nuovo trionfo per “Centro di gravità permanente – Omaggio a Battiato”, che replica il tutto esaurito dello scorso anno al Teatro Falcone e Borsellino di Zafferana Etnea, sala da 2.000 posti.
Un’accoglienza calorosa che ha commosso i protagonisti e regalato al pubblico un’esperienza musico-teatrale di alto profilo: non il consueto concerto, ma un’opera corale, colta e intensamente emotiva, nonché la testimonianza viva di chi Franco Battiato lo ha conosciuto davvero, ne è stato amico fraterno e collaboratore in più avventure artistiche.
A ideare e firmare questo progetto è Fabio Abate, cantautore catanese definito da Fiorello “Cantattore”, artista eclettico che con Battiato ha condiviso consigli preziosi e un dialogo umano oltre che professionale; il Maestro ne ha seguito da vicino diverse produzioni. Abate è autore dell’idea, regista e sceneggiatore dello spettacolo.
“Ho realizzato un sogno e mantenuto una promessa – spiega – quella di portare con me sul palco il mio amico e maestro, verso il quale nutrivo un affetto profondo. Emozionante per me incarnare il suo universo poetico. Sono contento che questo spettacolo, da più di un anno in tour nei teatri di Sicilia, sia stato di nuovo accolto a braccia aperte e tornare a Zafferana, sapendo che il pubblico ha voluto rivederlo e applaudirlo con tale entusiasmo, mi riempie di gioia. Sentirmi poi dire: ‘Bravo Fabio, il tuo omaggio, tra i tanti omaggi a Battiato, fa la differenza’, è stato davvero gratificante”.
Già un anno fa Abate aveva preannunciato l’operazione con una dedica affettuosa: “Caro Franco, ne abbiamo mangiate tante lingue di gatto e bevuto insieme tante tazze di tè nella tua amata casa di Milo. Chissà cosa ti starai chiedendo… Forse io lo so. Sempre nel cuore il tuo ricordo. Ti porto sul palco con me, perché avrà il piacere e l’onore di portare in scena uno spettacolo speciale dedicato a te, uno degli artisti più visionari della musica italiana. Sarà un viaggio musicale e poetico attraverso le tue parole, le tue melodie, il tuo pensiero, per ritrovare insieme quel centro di gravità permanente che tutti in fondo cerchiamo”.
Il racconto scenico predilige il Battiato più rock, elettronico, sperimentale e psichedelico: il “primo” Franco che giocava con i suoni e apriva strade. “Ho coinvolto musicisti, ballerini e voci narranti – aggiunge Abate – per dar vita a un mosaico, arricchendolo costantemente di nuovi tasselli, così da restituire tutte le sfaccettature di Battiato e il carattere mistico, terreno e spirituale della sua poetica. Il titolo ‘Centro di gravità permanente’ l’ho scelto perché è, a mio avviso, una delle canzoni più geniali per testo e arrangiamenti”.
E ancora: “Il genio di Battiato oltrepassava tutti i confini musicali e creava incontri. Tutto era possibile per lui, persino creare una commistione tra le possibilità dell’elettronica e la potenza e l’eleganza della musica sinfonica, unendo così avanguardia e tradizione”.
Sul palco con Abate la band “Vivo”: Giuseppe Musmeci (tastiere e sintetizzatori), Nicolas Carpinato (batteria), Ernesto Randone (tastiere), con la partecipazione straordinaria di Salvo Abate al piano elettrico e alle tastiere. Special guest la sassofonista Valeria Vitale, capace di imprimere una timbrica intensa e suggestiva, e il soprano Laura Sfilio.
La componente visiva e coreutica è stata affidata ai danzatori Roberta Grasso, Davide Cordaro, Giulia Mirabella e Giada Lizzio; la dimensione ludico-circense, che ha ricreato atmosfere care a Battiato, è firmata dal collettivo catanese “Circle Visionaire”, interprete di simboli, immagini e tensioni emotive ricorrenti nell’opera del Maestro, per un impatto multisensoriale e quasi rituale.
Completano il quadro la voce narrante di Antonello Zitelli e un quartetto d’archi tutto al femminile: Alessandra Bosco (primo violino), Maria Chiara Buonocore (secondo violino), Egle Denaro (viola) e Valentina Ventura (violoncello).
Ne scaturisce uno spettacolo orchestrato nei dettagli, ricco di arrangiamenti raffinati, momenti di introspezione e forte potenza evocativa, con una scaletta a sorpresa. Lungo e caloroso l’applauso finale del pubblico.