L'intervista
“L’uomo con il cappello" in Sicilia, il messaggio dell'egittologo Hawass ai giovani: «Seguite la passione»
Il famoso archeologo egiziano in tour fra Palermo, Catania e Messina per presentare la sua autobiografia
La stella polare «deve essere sempre la passione». Ne è convinto Zahi Hawass, la massima “autorità” dell’egittologia contemporanea, sbarcato in Sicilia per presentare il libro autobiografico “L’uomo con il cappello” (Fas Editori). Il celebre archeologo, con uno stile diretto e mai banale, ripercorre i vari step della sua vita e carriera. Dagli studi tra l’Egitto e gli Stati Uniti alle scoperte che hanno fatto il giro del mondo. Hawass - con il suo iconico cappello stile “Indiana Jones” - ha improntato la sua professione alla ricerca, alla tutela del patrimonio egizio e alla divulgazione culturale. Il mantra di Hawass? «Non mettere il dito tra i denti di nessuno», la grande eredità del padre.
Qual è il messaggio che vuole trasmettere ai lettori con il suo libro?
«Uno dei messaggi che voglio trasmettere è quello di coltivare la passione, perché anche la più piccola può diventare grande. Ogni passione può portare la persona ad avere successo. È importante concentrarsi sul proprio percorso e sui propri obiettivi senza perdere tempo. Questo libro, inoltre, vuole spiegare come la civiltà egizia sia diventata così importante. Attraverso le piramidi gli egizi hanno costruito la loro identità. Sono riusciti, tramite l’edificazione delle piramidi, a raggiungere le più alte vette nella matematica, nell'astronomia e nel calcolo. Questo ha portato la civiltà egizia a essere una delle civiltà più importanti della storia».
Qual è stata la scoperta più importante della sua carriera?
«La più grande scoperta che ho fatto è stata la “Città d’Oro perduta”. Una scoperta importante perché fino a qualche anno fa i monumenti principali che i turisti andavano a vedere erano le piramidi e le tombe, mentre questa città ci dà l'evidenza di come viveva il popolo egizio e della sua grandiosità».
Egitto e Sicilia sono terre ricche di storia. Quali connessioni trova?
«Io non parlerei tanto di civiltà quanto di similitudine fra persone. Io ho visitato spesso l'Italia, molte città italiane, ma quando vengo qui in Sicilia sento questa familiarità, questa connessione tra egiziani e siciliani. E poi, qui a Catania, ho conosciuto Francesco Santocono con cui abbiamo scritto varie cose e abbiamo narrato l'opera Tutankhamon che andrà in scena a dicembre 2026. Il libretto è stato scritto da Francesco Santocono, le musiche sono di Lino Zimbone. Sono molto contento di questa collaborazione».