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LA CALL

Sotto lo stesso sole: Welo, Roy Paci e Alvaro Soler si raccontano

Tre generazioni e tre culture diverse a confronto su musica, libertà e la forza di seguire l'istinto.

10 Settembre 2026, 18:14

18:20

Un'unione inaspettata che abbatte le distanze geografiche e culturali per portare una sferzata di energia, calore e speranza. "Il sole" è il nuovo singolo nato dal talento del giovane artista Welo, che è riuscito a riunire due giganti della scena musicale: il maestro della tromba e del ritmo Roy Paci e la stella internazionale del pop Alvaro Soler.

 

Tre sensibilità diverse si mettono a confronto per raccontare come la musica, nella sua più pura semplicità, possa ancora farsi veicolo di luce, unione e libertà in tempi complessi.

 

"Il sole" ha unito tre realtà e città molto diverse come Lecce, Barcellona e Augusta. Com'è nata questa collaborazione?

Welo: È nata in maniera super naturale. Io ho fatto questo provino e l'ho proposto a questi due bei ragazzi; loro hanno sposato subito la mia causa! Ci siamo beccati e abbiamo girato il video sempre con la massima naturalezza. Sembra noioso da raccontare, ma in realtà è andata veramente così, quindi siamo davvero molto contenti.

 

Alvaro Soler: Mi ricordo che mi avevano girato il pezzo e l'ho ascoltato mentre ero nel giardino dei nonni di mia moglie, in Germania. Era estate, c'era un bel sole, gli alberi da frutto... era un momento magico. L'ho ascoltato la prima volta dal cellulare e mi sono detto: "Voglio riascoltarlo bene con le cuffie, ma suona già fantastico". Così ho detto subito che volevo provarci e la settimana dopo ero già in studio a registrare.

Roy Paci: Io non avevo ancora avuto la fortuna di incontrare Welo di persona, ma lo conoscevo per il suo percorso: dopo Sanremo mi ero incuriosito. Mi sembrava già carino che mi avesse cercato. Poi ho ascoltato il pezzo e vi ho sentito una forte familiarità, è proprio il mio genere. Welo ha avuto l'intuito di capire questa cosa non solo con me, ma anche con Alvaro. Welo è stato il catalizzatore per creare una magia del tutto naturale. Di solito ci vuole un sacco di tempo a mettere d'accordo diverse teste, invece qui è andata talmente in fretta che si può dire sia stato un progetto "cotto e mangiato". La cosa bella di questa triangolazione è che il brano mette d'accordo tutti, perché in fondo siamo tutti sotto lo stesso sole.

 

A proposito di questo: cosa rappresenta per voi il sole?

Alvaro Soler: Per me il sole è la vita. Dà vita al nostro pianeta, il che è già un miracolo. Un messaggio del genere è anche un messaggio d'amore, perché unire persone di culture diverse è la cosa più importante: si può imparare tantissimo dagli altri. Nei miei concerti cerco sempre di trasmettere questo: essere curiosi verso la vita e verso gli altri. Per questo collaborare con loro due è stato magico.

Welo: Per me è tante cose. È quello che la mattina mi fa stare bene quando mi alzo, ma mi piace lasciare una libera interpretazione, proprio come nel brano. La canzone parla del mio territorio, vagamente di una relazione, del tempo passato con gli amici... Sono le piccole cose semplici che ti fanno stare bene nella vita.

Roy Paci: Il sole siciliano me lo porto dentro. In questo pezzo, nella sua semplicità, vedo un messaggio di una potenza incredibile. Stiamo attraversando a livello globale un periodo molto buio, una sorta di oscurantismo. Parlare di sole significa parlare di svegliarci, farci illuminare e riattivare quel raggio che filtra attraverso la parete buia. Le cose più semplici sono sempre le più efficaci.

 

In un momento storico così complicato, quanto diventa importante il ruolo della musica?

Roy Paci: La musica è da sempre il primo linguaggio assoluto, fin da quando i primi popoli battevano i tamburi in Africa per comunicare. È il linguaggio universale per eccellenza: viaggia a una velocità superiore e non ha bisogno di traduzioni. Per questo abbiamo una responsabilità alta sui messaggi che lanciamo. La musica oggi rappresenta la speranza per un mondo migliore, e penso che con questo brano abbiamo fatto la nostra piccola parte.

Welo: La musica è il manifesto della società: rappresenta ciò che viviamo, nel bene e nel male. Nel mio piccolo cerco sempre di rappresentare le cose giuste e di portare un minimo di cambiamento. Da solo non posso fare nulla, ma la musica ha il potere di unire le persone.

 

Alvaro, nel brano si parla anche di gioia e libertà. Che cos'è per te la libertà?

Alvaro Soler: Per me la libertà è svegliarsi la mattina e poter scegliere cosa fare della propria giornata. È un lusso. Noi che viviamo in Europa siamo dei privilegiati: ci sono persone in molti Paesi che non hanno nemmeno la possibilità di fare scelte basilari. Penso ad esempio a Cuba, un Paese a cui sono molto legato e da cui molte persone cercano di scappare per garantire un futuro alla propria famiglia. La libertà è poter scegliere e condividere la vita con chi ami.

 

Se doveste descrivere "Il sole" con una sola parola?

Welo: Solare!

 

Roy Paci: Per me è amore.

 

Alvaro Soler: Vita semplice! E da manifestare sempre al numero uno.

 

Welo, da Emigrato (italiano) ti abbiamo visto essere protagonista anche sul palco di Sanremo. Ti aspettavi il successo di un brano così profondo?

Welo: Quando faccio musica non penso mai al risultato finale, ma è stata una grande soddisfazione. Sapere che un pezzo così intenso e deep sia diventato di tutti mi fa ben sperare: significa che c'è ancora spazio per i messaggi veri e per la musica non fatta a tavolino.

 

Alvaro, com'è il tuo rapporto con il pubblico italiano ogni volta che torni?

Alvaro Soler: È un legame bellissimo. Abbiamo cantato questo brano per la prima volta insieme a Monza ed è stato caldissimo. È un regalo enorme sapere che le mie canzoni trasmettono queste emozioni. Sono stato da poco in vacanza un mese in Toscana ed è stato fantastico... ho persino girato un video con Nonna Silvi!

 

Roy, qualche mese fa ti abbiamo visto a teatro con lo spettacolo "CaraPace". Com'è nato questo progetto?

Roy Paci: Era un'idea che avevo nel cassetto da tempo. L'ho raccontata al regista Pablo Solari, figlio del grande Gian Piero Solari, e insieme l'abbiamo scritta e strutturata. Purtroppo il Covid ha interrotto la tournée, ma quest'estate l'ho riproposta in una versione ridotta in alcuni festival jazz e vorrei davvero riportarla a teatro. Si intitola CaraPace sia per citare una marcia funebre della banda del mio paese, sia per richiamare il "carapace", la corazza che ci costruiamo per superare le avversità.

 

Cosa avete imparato l'uno dall'altro lavorando a "Il sole"?

 

Welo: C'è sempre da imparare quando ci si confronta con grandi artisti e grandi uomini. Ognuno di noi porta un bagaglio culturale e una visione diversa, e io sono davvero grato per tutto ciò che mi hanno trasmesso.

Alvaro Soler: Ho imparato a riconnettermi con l'istinto. Spesso noi professionisti ci facciamo troppi problemi sui tempi di uscita e sulle strategie. Questa volta ho seguito il cuore: ho sentito la voce di Welo, ho percepito la magia e sono andato dritto senza troppi calcoli.

Roy Paci: Concordo al cento per cento. Ho imparato ad approcciarmi al lavoro con un'istintività più leggera, senza chiedermi troppo "cosa succederà dopo". Welo, con la sua giovinezza, mi ha fatto ritrovare quel ragazzo di vent'anni che se ne fregava e faceva le cose d'impatto. Alla fine l'importante è fare cose belle, e la magia che si è creata attorno a questo brano ne è la prova.