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9 aprile 2026 - Aggiornato alle 15:47
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Formazione

La Fondazione tra Unict e imprese. Franz Di Bella: «Non più mondi separati»

“Siciliae Studium Generale 1434”: il Ceo di Netith sugli obiettivi condivisi con rettore e Confindustria. Oggi il Cda

09 Aprile 2026, 12:47

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Guardare al futuro della formazione di alto livello in Sicilia, insieme alle imprese. Questo l’obiettivo della Fondazione “Siciliae Studium Generale 1434”, che unisce l’Università di Catania e una ventina tra le più importanti aziende siciliane di vari settori. Nata da poco più di un mese, a febbraio, è già in una fase operativa. E a parlarne oggi è Franz Di Bella, Ceo di Netith, tra i leader italiani nel settore delle telecomunicazioni e dei servizi di customer management e membro del Cda della Fondazione.

«Facciamo convergere nel nostro territorio le competenze che uniscono l'università al mondo delle imprese», ha spiegato Di Bella, che parla della Fondazione come «un volano di opportunità per il tessuto economico e imprenditoriale». Un obiettivo che lo ha portato, insieme agli altri imprenditori - tra cui l’editore de “La SiciliaSalvatore Palella - a sposare «l'invito del magnifico rettore Enrico Foti».

La nuova realtà darà da un lato, «l'opportunità agli imprenditori di descrivere le necessità delle loro aziende». Dall'altro, permetterà all'università di costruire le competenze per «creare il giusto matching. Il mio ruolo è proprio contribuire a costruire connessioni tra impresa, istituzioni e mondo della formazione. Università e impresa non possono più essere mondi separati. Dobbiamo rafforzare il trasferimento tecnologico e rendere le competenze immediatamente spendibili, superando modelli tradizionali non più sufficienti».

Bisogna quindi evitare di «formare eccellenze che poi trovano altrove le opportunità che qui non riusciamo ancora a garantire. Ricreare le certezze, oggi minate dalla poca sicurezza sulle connessioni con il mondo del lavoro, è il primo passo». Una visione condivisa anche con «Confindustria Catania, di cui sono vicario della presidente Cristina Busi Ferruzzi. Siamo consapevoli che il vero tema non è la mancanza di lavoro, ma la difficoltà nel reperire competenze adeguate. I giovani hanno bisogno di un punto di riferimento, un'unione che tolga quell'incertezza che li spinge a preferire altri luoghi rispetto a dove sono nati. Non ci manca il talento, ma serve un sistema in grado di valorizzarlo».

Il gruppo di diciannove imprenditori che affianca l'ateneo copre tutto lo spettro di eccellenze, dall'high-tech, all'edilizia, fino a sanità e agroalimentare. Un’ampiezza, prosegue Di Bella «che ci permetterà di non lasciare nessun comparto indietro. Nelle prime battute dei Cda si è già iniziato a discutere sulle tematiche da spingere in tempi più celeri e sui primi corsi da affrontare, per indirizzare un'esigenza puntuale delle imprese. Domani (oggi per chi legge), 9 aprile, si terrà un nuovo Cda e a breve annunceremo anche questo passo fondamentale».

Ma per funzionare il tutto ha anche bisogno delle istituzioni: «Il nostro territorio deve diventare da promettente a realmente competitivo. E il ruolo della politica è decisivo. Il mondo delle imprese non chiede assistenza, ma condizioni per poter competere ad armi pari. Alla politica regionale chiediamo tempi certi, semplificazione reale e una chiara visione industriale, perché oggi il principale ostacolo allo sviluppo non è il mercato, ma la complessità dei processi amministrativi. A livello nazionale servono politiche strutturali: sul costo del lavoro, sull'energia e sulla competitività».

E un ruolo deve averlo anche l’informazione: «Quotidiani importanti come “La Sicilia” non hanno soltanto il compito di raccontare ciò che accade, ma possono contribuire a costruire una narrazione credibile e attrattiva. Lo sviluppo passa anche attraverso la percezione: un territorio che comunica in modo efficace le proprie opportunità diventa più attrattivo per investimenti e competenze. La differenza la farà la capacità di fare sistema; oggi, più che mai, non è una scelta, ma una responsabilità».