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Ecco il progetto fotografico "Brother Biagio" finalista al Pulitzer Prizes 2019

Il DocuPhots del photographer siciliano Giacomo Palermo, categoria feature photography, narra la storia di questo frate laico miracolato

Il progetto fotografico di Giacomo Palermo (photographer siciliano) è finalista nel prestigioso Pulitzer Prizes 2019 americano categoria feature photography. Il DocuPhotos Brother Biagio narra di tutta la storia di questo frate laico miracolato.

Biagio Conte è come descrivere un San Francesco dei giorni nostri. E' la parte buona di ciascuno di noi; caritatevole, coraggioso e pacifista integrale. Un uomo che lotta a viso aperto contro la povertà, l'indifferenza, i disastri ambientali, le guerre, la mafia, l'opulenza, la corruzione, l'egoismo e il razzismo in una terra difficile come la Sicilia. Palermitano di famiglia agiata, a 26 anni ha lasciato la sua vita e un futuro da ricco imprenditore per dedicarsi completamente ai poveri, gli ultimi quelli che la società contemporanea abbandona al proprio destino.

Decide di partire per un lungo cammino che l'ha portato a vivere da eremita fra le montagne siciliane, arrivando a piedi fino ad Assisi. Davanti alla tomba di San Francesco la sua anima inquieta trova la pace. Dopo le numerose denunce fatte dai familiari che non si davano pace per la sua scomparsa viene ricercato da tutte le questure d'Italia e anche dalla nota trasmissione televisiva italiana Chi l'ha visto?.

Torna a Palermo e vuole donare la propria vita agli ultimi della società. Rischia la vita più volte per strappare al Comune alcune strutture diventate dal 1993 tre grandi centri di accoglienza, le sue Città della gioia che accolgono e si prendono cura dei bisogni di oltre mille persone al giorno, grazie ai doni di facoltosi italiani e stranieri. Assieme a lui, volontari di ogni provenienza e religione, universitari, professori, i confrati e le sorelle che si prendono cura dei profughi e dei poveri provenienti da altri mondi. Migliaia di storie che richiedono interventi tempestivi.

Scappano dalla fame, ma più spesso dalla guerra, dalle persecuzioni. Arrivano dalla Libia, Tunisia, Sudan, Eritrea, Etiopia, Somalia, Liberia, Sierra Leone, Nigeria, Costa d'Avorio, Congo, Togo, Sri Lanka, India, Bangladesh, Palestina, Iraq. Nel loro paese facevano gli agricoltori, lavoravano dalla mattina alla sera per due, tre dollari al mese. Ci sono anche molti studenti e laureati, qualcuno è nato nell'agiatezza vivendo una povertà dignitosa. Arrivano in Sicilia dopo avere affrontato un viaggio straziante, stipati nei barconi come quelli che arrivano in questi giorni a Lampedusa nel Mar Mediterraneo. L'impatto con le nostre grandi città è un disastro, del nostro benessere non sanno nulla, non capiscono come funziona e come è distribuito. Trovano ad accoglierli i centri di accoglienza come quello di Lampedusa, strutture spesso inadeguate alle eccezionali ondate migratorie, condizioni di vita che non sono quelle che speravano nei loro sogni. In attesa di un foglio provvisorio per andare dove vogliono in Italia ed Europa si recano da Biagio Conte in cerca di un posto dove dormire, una minestra, un tozzo di pane, un luogo dove non vengono trattati come diversi, estranei.

Nell'attesa che le loro mani stringano finalmente il permesso di soggiorno, vivono in uno stato di sospensione. Prigionieri della burocrazia italiana ed europea, non possono firmare un contratto di lavoro, si arrangiano in tutti i modi pur di sopravvivere e non sentirsi un peso per la nostra società. Nel frattempo collaborano ai progetti delle Città della gioia e aiutano a cucinare, distribuire viveri e vestiari. Musulmani, atei, induisti sanno che in questi luoghi nessuno cercherà di imporgli un altro Dio.

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