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Coronavirus e immigrazione, la Comunità di Sant'Egidio: «Quante strumentalizzazioni...»

Di Redazione
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Lockdown quasi completamente alle spalle e sbarchi di migranti che riprendono. E così in questa fase di emergenza del “Covid-19” tra chi chiede blocchi navali, chi teme l’ondata di ritorno e chi parla di invasioni di Sicilia, Calabria e Sardegna la Comunità di Sant’Egidio sottolinea come in questa fase bisogna evitare facili strumentalizzazioni.

“Il tema dell’immigrazione è sempre attuale- spiega Emiliano Abramo- i numeri sono gestibili ma bisogna evitare strumentalizzazioni ricordando che la domanda di vita forse va compresa di più adesso; soprattutto dopo le sofferenze di questi ultimi mesi. Durante il picco dell’emergenza Coronavirus, nella comunità di Sant’Egidio, si è visto quanto i migranti- ovvero i nuovi europei- già ben inseriti nella nostra società ed abbiano contribuito alla distribuzione di generi alimentari o alla consegna domiciliare agli anziani. Detto questo- prosegue Abramo- guardiamo con rinnovata intelligenza e umanità ad una Europa che cambia. Vediamo forte l’alleanza tra migranti ed anziani e vogliamo immaginare una città dove l’integrazione sia una ricorsa”. Per molti esperti la paura è che per il prossimo autunno possa esserci una nuova ondata di contagi.

“Il rinascere di focolai non può generare il concetto di “ immigrazione contro covid”- conclude il rappresentante della comunità di Sant’Egidio- il tutto sarebbe assolutamente sbagliato. Se c’è un soggetto controllato quello è sicuramente il migrante che, prima di sbarcare, è al centro di un protocollo specifico”.

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