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Catania, gli effetti del Covid sul tessuto ecomico: microimprese ancora “ferite”

Di Redazione
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Settembre è tempo di bilanci per migliaia di imprese a Catania e nel resto della Sicilia. Il periodo di lockdown e delle saracinesche abbassate resta ancora una ferita aperta e all’orizzonte permangono tante, troppe incertezze.

«Ad essere maggiormente colpite da questa situazione sono le microimprese - spiega Salvo Politino, direttore Unimpresa Assoesercenti Catania - ovvero le aziende che hanno fino a nove dipendenti. Sono loro a subire soprattutto il blocco della liquidità di cassa che di solito serve alla gestione ordinaria dell’attività».

Esclusi i beni di prima necessità, i comparti che soffrono più degli altri gli effetti dell’emergenza Covid-19 sono il settore alberghiero e quello dell’abbigliamento. In quest’ultimo caso, il 60% delle aziende ha manifestato forte preoccupazione nel reperire i fondi necessari per andare avanti.

«Se a questo aggiungiamo anche i lunghi tempi burocratici per avere accesso agli aiuti statali - prosegue Politino - ecco che il quadro che ne viene fuori è completo. In questo ambito anche i pubblici esercizi, costretti a chiudere in periodo di lockdown, hanno rialzato la saracinesca in condizioni non ottimali per rispettare i provvedimenti previsti per il distanziamento sociale. Non solo, nelle città metropolitane si è assistito alla desertificazione delle strade con la gente che ha preferito continuare a lavorare in smart working».

Colpito anche il comparto alberghiero con una ripresa, auspicata tra agosto e settembre, che non c’è stata. Il risultato? Per il 63% delle imprese del settore si potrà ritornare alla normalità non prima di giugno del 2021.

«L’auspicio è che Regione e Governo possano comprendere che le misure da adottare puntino ad aiutare in modo mirato le imprese che non hanno liquidità per poter ripartire- conclude il direttore Unimpresa Assoesercenti Catania- serve un nuovo percorso che stimoli definitivamente l’economia e possa accelerare i livelli occupazionali calati, rispetto all’anno scorso, del 43%».

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