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Veronica: «Joshua non c'è più, ma ora mai più un altro caso così»

Di Redazione
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«Vorrei che le cose possano cambiare, che ciò che è successo non si dimentichi e che si facesse di tutto per poter salvare anche solo un'altra vita»: aveva la voce spezzata Veronica La Mantia, mamma di Beatrice, due anni e mezzo, e compagna di Joshua La Rosa, 29 anni, il ragazzo che ha perso la vita una settimana fa mentre percorreva via Passo Gravina in sella alla sua bicicletta.

Veronica ha preso la parola nel presidio in piazza Università organizzato da “Salvaiciclisti Catania”, che ha preceduto una “critical mass”, ovvero un percorso non organizzato in città che di norma “invade” pacificamente le strade, dove ogni giorno transitano macchine, motorini, ma anche biciclette.

I presenti non erano tutti ciclisti, c'erano anche “semplici” pedoni, utilizzatori dei mezzi pubblici, tutti coloro che ogni giorno, e sembra paradossale, in città rischiano di essere coinvolti in un incidente. Che spesso resta senza responsabile.

Mentre le indagini sull'incidente di Joshua proseguono, e a breve ci saranno novità importanti, le parole di Veronica restano, e pesano come macigni: «Vorrei che i ciclisti, come i pedoni o chiunque cammini con altri mezzi che non sono le macchine, possano avere la stessa tutela. Vorrei che in determinati tratti della città si possano avere dossi, limiti di velocità fissati e rispettati, semafori pedonali, più vigili urbani presenti. Vorrei che ciò che è accaduto a Joshua possa salvare qualcun altro, la nostra vita è distrutta e non vorrei che altre famiglie possano passare ciò che stiamo passando noi».

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