12 gennaio 2026 - Aggiornato alle 14:05
×

Infiltrazioni mafiose, Cracolici: «La mafia ha cambiato pelle e la politica tende a minimizzare»

Il presidente della Commissione Parlamentare regionale antimafia in prefettura per le audizioni

Redazione La Sicilia

13 Marzo 2025, 14:25

Antonello Cracolici

Antonello Cracolici

«La nostra audizione a Catania era stata fatta un anno e qualche mese fa. C'è qualche elemento di maggiore comprensione, ad esempio, del fenomeno della droga. Le piazze di spaccio si diffondono, entrano in campo le province, cioè i comuni dell’hinterland. La droga oggi è un fenomeno che provoca grandissima preoccupazione perché sempre più ragazzini entrano in questo circuito. Il crack sta costituendo il principale sistema di consumo per tanti giovani». Lo ha detto il presidente della Antimafia regionale, Antonello Cracolici, a margine dell’audizione della commissione nella Prefettura di Catania.
«Dove c'è la droga c'è la mafia - ha aggiunto - non è in mano a singoli spacciatori. E non è un caso che Catania è stato il territorio dove sono stati fatti i più ingenti sequestri di droga, con tonnellate di cocaina. E dietro questo ci sono ingenti interessi».

«E' un dato di cronaca: oltre il 20% dei Comuni del Catanese è coinvolto in inchieste su infiltrazioni, alcuni sono stati sciolti e per altri è stato disposto l’accesso, altri per i quali sarà disposto nei prossimi giorni, e mi riferisco in particolare a Ramacca. Evidentemente c'è una situazione che bisogna guardare con molta preoccupazione», ha detto Cracolici, a margine dell’audizione della commissione in corso alla prefettura di Catania, invitando a "dare un messaggio chiaro", ovvero «la politica rompa qualunque legame con i clan mafiosi che gestiscono i territori, perché ognuno di noi conosce i propri territori e ognuno di noi sa chi rappresenta chi e cosa».

«La mafia ha cambiato pelle e anche anagrafe, anche se spesso i cognomi e i nomi sono gli stessi, a carattere ereditario - ha aggiunto il presidente Cracolici - ma è la politica, o quella che è presunta tale, tende a minimizzare il ruolo di questi clan all’interno delle comunità e della capacità che hanno di raccogliere consenso. E quindi c'è una minore consapevolezza in questa direzione. Ma occorre stare lontani, perché farsi condizionare significa mettersi a disposizione, e la politica se si mette a disposizione è inevitabilmente subalterna alla criminalità. Ecco perché stiamo avviando questo ennesimo giro per la Sicilia. Siamo partiti da Catania perché in questo momento qui la situazione appare più acuta, ma non è soltanto il capoluogo etneo».