9 gennaio 2026 - Aggiornato alle 8 gennaio 2026 23:43
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america inquieta

Usa sotto shock: a Minneapolis, donna di 37 anni uccisa della polizia anti immigrazione: può cambiare il dibattito sulla forza federale

Un video di pochi secondi, un SUV bloccato e l’arma che spara da pochi passi: la ricostruzione ufficiale parla di legittima difesa, ma la città contesta. E ora Minneapolis chiede conto all’ICE.

Redazione La Sicilia

08 Gennaio 2026, 04:00

La scena comincia con il rumore dei motori che slittano sulla neve e un SUV fermo in mezzo alla carreggiata. Un agente in abiti tattici si avvicina, un altro urla di “uscire dalla fottuta auto”, poi il parabrezza si illumina: colpi ravvicinati, il vetro che implode, il mezzo che sbanda contro due auto parcheggiate e si ferma. Pochi istanti, ripresi da almeno un video di testimoni e finiti sui social, bastano per incendiare Minneapolis e trasformare un’operazione federale in un caso politico nazionale.

È la tarda mattinata americana quando un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) spara e uccide una donna americana di 37 anni durante una vasta operazione anti-immigrazione. Le autorità federali parlano di legittima difesa, i rappresentanti locali e chi ha visto le immagini non sono d’accordo. E chiedono che gli agenti federali lascino la città.

Un’operazione nel cuore della città, a un chilometro dal luogo simbolo del 2020

Il teatro è l’area tra Portland Avenue e la 34th Street, in un raggio non distante dal punto in cui, nel 2020, George Floyd fu ucciso da un agente di polizia: un luogo già carico di significati per la comunità. Secondo le prime informazioni, gli agenti dell’ICE erano impegnati in un’operazione “mirata” nell’ambito della nuova offensiva federale sull’immigrazione irregolare. La dinamica esatta resta sotto indagine, ma i filmati circolati online mostrano un agente che si porta davanti al SUV e apre il fuoco a distanza ravvicinata quando il veicolo inizia a muoversi in avanti; non è evidente, dalle clip diffuse, se l’auto colpisca l’agente. Pochi metri dopo, il mezzo finisce contro due vetture in sosta.

Cosa mostra il video, cosa sostiene Washington

Nei video si vedono almeno due colpi (alcuni testimoni parlano di tre), esplosi quasi a bruciapelo attraverso il finestrino. Per il Department of Homeland Security (DHS), che sovrintende a ICE, l’agente ha reagito per salvare la propria vita e quella dei colleghi di fronte a un tentativo deliberato contro le forze dell’ordine: un caso di legittima difesa e, nelle parole della segretaria del DHS, Kristi Noem, addirittura “terrorismo interno”. È la linea ribadita dalla portavoce del Dipartimento, Tricia McLaughlin, secondo la quale l’operazione è stata ostacolata da “rivoltosi” e la donna avrebbe tentato di travolgere gli agenti.

Le autorità cittadine sostengono altro. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, dopo aver visionato i filmati, ha definito “stronzate” le tesi federali, parlando di un agente che ha usato il proprio potere in modo sconsiderato, con esito mortale. Anche il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, ha riferito che, al loro arrivo, gli agenti locali hanno trovato una donna con una ferita da arma da fuoco alla testa; hanno tentato le manovre di rianimazione, poi il trasporto all’Hennepin County Medical Center, dove è stata dichiarata morta. Nella sua ricostruzione preliminare, la donna si trovava in auto e stava bloccando la strada quando un agente federale si è avvicinato a piedi: a quel punto il veicolo ha iniziato ad avanzare e sono partiti gli spari.

Chi è la vittima 

Alcune testate statunitensi hanno riferito che la donna potrebbe essere stata Renee Nicole Good, cittadina americana e – secondo fonti locali – osservatrice legale presente per monitorare l’operazione; altre fonti non confermano il nome e sottolineano che la vittima non era l’obiettivo del blitz federale. Al momento le autorità non hanno diffuso formalmente l’identità, e dettagli come il ruolo esatto della donna nei minuti precedenti agli spari restano oggetto di verifica. Prudenza, dunque, nel fissare ogni tassello.

La nuova stretta sull’immigrazione e le frizioni con le città “santuario”

L’episodio si inserisce in un ciclo di operazioni federali condotte in diverse metropoli americane, con un impiego straordinario di risorse ICE. Secondo ricostruzioni giornalistiche, si sarebbe trattato di un blitz ampio, con l’obiettivo di colpire reti di frode e di eseguire arresti di persone in violazione delle leggi migratorie; in Minnesota l’attenzione sarebbe stata alta sulla comunità somala, già al centro di narrazioni politiche polarizzate. Le stesse fonti descrivono l’impiego di forze consistenti e una città in subbuglio, con proteste e momenti di scontro tra manifestanti e agenti. A livello locale, il **governatore del Minnesota, Tim Walz, ha parlato di indignazione per una morte “prevedibile e evitabile”, mantenendo la disponibilità a mobilitare la Guardia Nazionale per garantire l’ordine pubblico, pur chiedendo calma.

Minneapolis chiede all’ICE di andarsene

La frattura tra City Hall e Washington è esplosa in poche ore. “Gli agenti dell’ICE stanno provocando il caos”, ha scritto il sindaco Frey sui social, domandando l’uscita immediata delle unità federali dalla città. Il capo della polizia O’Hara ha evitato di sposare la tesi dell’attacco all’agente, sottolineando invece gli elementi fattuali in possesso della polizia locale. La richiesta di accountability include l’accesso integrale ai video disponibili, l’identificazione dell’agente che ha sparato e la tempestiva attivazione delle indagini indipendenti.

Uso della forza e standard federali: cosa dice la prassi

Le policy sull’uso della forza delle agenzie federali richiedono che l’impiego dell’arma da fuoco risponda a una minaccia di morte o gravi lesioni “imminente” e “ragionevolmente percepita”. In casi che coinvolgono veicoli, le linee guida raccomandano in genere di evitare di posizionarsi direttamente davanti o dietro un mezzo in movimento proprio per non generare scenari in cui l’agente si trova senza vie di fuga e l’unica opzione appare l’arma letale. Sarà quindi decisivo capire se l’agente abbia percepito un rischio immediato e inevitabile o se, come sostengono i critici, si sia messo in una condizione di pericolo autoindotto. In mancanza di documenti ufficiali pubblicati sulle specifiche regole adottate nel teatro dell’operazione, è prudente sospendere il giudizio: l’analisi tecnico-forense dei fotogrammi, delle distanze e della traiettoria del mezzo offrirà risposte più solide.