il giallo
La fine di Annabella tra i rovi e la nebbia dei Colli Euganei: dalla scomparsa alle ricerche e le ipotesi su cosa sia accaduto
A meno di un chilometro dalla bicicletta, un passante scorge il corpo. Nel giubbotto i documenti, nello zaino foglietti di addio
E' stato un passante a scoprire il corpo di Annabella Martinelli, 22 anni, studentessa, scomparsa la sera dell’Epifania. A Villa di Teolo, sui Colli Euganei, quasi a vista d’occhio da dove era stata ritrovata la sua bicicletta viola. Un chilometro scarso, forse “cento passi”, come annoteranno gli inquirenti. E attorno, solo il fruscio del sottobosco.
Annabella è scomparsa la sera del 6 gennaio 2026, intorno alle 20. La ragazza esce da casa a Padova in bicicletta. Il suo telefono, secondo le celle agganciate, si muove in direzione Teolo. Dalle 22:18 alle 23:06 la giovane compare in tre fotogrammi di videosorveglianza: prima a un distributore a Selvazzano Dentro, poi davanti al Municipio di Teolo, infine a Villa di Teolo. In sella, zainetto rosso, jeans, giacca scura con cappuccio; sul portapacchi, due cartoni di pizza appena comprati. Sono immagini rese pubbliche con l’autorizzazione della Procura di Padova.
L’11 gennaio poi l’allarme è pienamente scattato: su Teolo convergono Soccorso alpino, Vigili del fuoco, Protezione civile e forze dell’ordine. Si setacciano Monte Grande, Monte della Madonna, Rocca Pendice. Il telefono di Annabella non risponde più dal 7 gennaio. Tra il 14 e il 15 gennaio, la Procura apre un fascicolo “a carico di ignoti” per l’ipotesi di “sequestro di persona”, pur senza indizi concreti di terzi: è un atto d’indagine per ampliare il perimetro delle verifiche. Intanto viene diffusa la sequenza delle telecamere. Nel pomeriggio del 15 gennaio, un passante nota il corpo della ragazza impiccato a un albero in un’area privata tra i civici di via Euganea a Teolo. È a meno di un chilometro dal punto in cui i soccorritori avevano trovato la bicicletta, legata con un lucchetto e appoggiata a un palo lungo lo sterrato. Nel giubbotto, il portafoglio con denaro e documenti; addosso, il telefono spento. Nello zaino, foglietti in cui Annabella manifesterebbe l’intenzione di farla finita. Ulteriori scritti compatibili con l’ipotesi del suicidio sarebbero stati trovati anche a casa. La salma viene trasferita all’Istituto di medicina legale di Padova per gli accertamenti disposti dalla Procura.
L’area è una piega del territorio che i locali conoscono bene: una stradina bianca che taglia dalla provinciale verso i versanti boschivi. Il ritrovamento in via Euganea. Gli operatori di carabinieri e vigili del fuoco fissano la scena: il corpo, lo zaino ai piedi dell’albero, gli oggetti personali che incidono la cornice dei fatti. A poca distanza la bici.
Nei giorni successivi alla scomparsa, il dispositivo di ricerca è stato imponente. In campo Soccorso alpino e speleologico, Vigili del fuoco, Protezione civile, unità cinofile con cani molecolari, coordinate dalla Prefettura e dalla Procura. Droni, squadre a pettine, sopralluoghi lungo gli accessi secondari, verifica di pozzi e ruderi. La concentrazione sulla dorsale tra Selvazzano, Teolo e Villa di Teolo nasce sia dalle celle telefoniche sia dagli avvistamenti registrati dalle telecamere pubbliche e private. Eppure il bosco aveva un punto cieco.
Gli inquirenti confermano da subito la prudenza: tutte le piste restano aperte, ma non emergono riscontri certi su responsabilità esterne. L’atto di aprire un fascicolo per “sequestro di persona” — a carico di ignoti e in assenza di indagati — è una scelta tecnico-procedurale per acquisire atti e immagini con il massimo raggio d’azione. È un modo per non lasciare zone d’ombra, non un automatismo accusatorio.
C’è poi il racconto che, riascoltato oggi, ha il peso delle ultime parole udite lungo quella strada. Una studentessa di 19 anni, che si firma “Giulia”, dice di aver incrociato Annabella tra le 23:15 e le 23:30 del 6 gennaio lungo la salita verso il centro di Teolo. La vede spingere la bici viola — lo zaino in spalla — e si ferma ad offrirle un passaggio, chiedendo se avesse bisogno. Tre volte, dice, insiste. Tre volte la giovane declina, “sembrava tranquilla”. È buio, fa freddo, “un po’ di foschia”. Poi la sagoma della ragazza che, forse, imbocca un sentiero sterrato. La testimone poi contatta uno dei numeri diffusi dalla famiglia e quindi i carabinieri. È una tessera importante, ma pur sempre una tessera. Va collocata con la cautela che merita.
Annabella è stata trovata “impiccata” a un albero, in un’area privata, lungo un accesso sterrato ai margini della via Euganea; lo zaino posato sotto il punto del ritrovamento, dove sono stati rinvenuti i “bigliettini d’addio”; nel giubbotto, il portafoglio con denaro e documenti, il telefono spento; il precedente ritrovamento della bicicletta viola, a breve distanza, legata e appoggiata a un palo.
A questi si aggiunge un dato investigativo emerso nelle ore successive: scritti compatibili con l’ipotesi del suicidio sarebbero stati reperiti anche nell’abitazione della giovane. Saranno gli accertamenti medico-legali e la comparazione grafologica a definire meglio il perimetro. Al momento, ogni parola in più sarebbe, oltre che superflua, scorretta.
L’ipotesi del suicidio è quella che matura come prevalente sulla base degli elementi disponibili, ma a stabilirne la certezza saranno solo gli esiti dell’autopsia e degli accertamenti ulteriori disposti dalla Procura di Padova. Non c’è, allo stato, un’indagine formale a carico di alcuno per concorso in istigazione o induzione; non c’è, d’altro canto, una verità giudiziaria cristallizzata.