16 gennaio 2026 - Aggiornato alle 05:18
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tensioni internazionali

“Veronica”, presa nella notte: come e perché i Marines USA hanno fermato un'altra petroliera della “flotta ombra” russa nei Caraibi

Un blitz lampo, un nome che ricorre nelle liste di sanzioni e un’operazione dal perimetro crescente: cosa c’è dietro il sequestro della nave che batte bandiera della Guyana ma affonda le radici in registri di Mosca

Fabio Russello

16 Gennaio 2026, 04:00

Elicotteri decollati dalla portaerei USS Gerald R. Ford hanno preso il controllo in pochi minuti della petroliera “Veronica". Per l’Operazione Southern Spear, la campagna lanciata da Washington per forzare il rispetto delle proprie sanzioni nel bacino caraibico, è un altro tassello andato a segno: il sesto sequestro in poche settimane, l’ennesimo colpo a quella che gli analisti definiscono la “flotta ombra”, il circuito di navi che trasportano greggio aggirando vincoli e tracciamenti.

Che cosa è successo e dove

Secondo il comunicato del Comando Sud degli Stati Uniti – U.S. Southern Command e i resoconti convergenti della stampa internazionale, i Marines e i marinai statunitensi hanno eseguito una boarding operation prima dell’alba di giovedì 15 gennaio 2026, nei Caraibi, in acque internazionali. L’abbordaggio, condotto “senza incidenti”, rientra nelle attività di maritime interdiction coordinate con la U.S. Coast Guard e il Dipartimento per la Sicurezza Interna nell’ambito di Southern Spear. La petroliera “Veronica” è indicata dai militari come “l’ultimo tanker che operava in sfida alla quarantena imposta dal Presidente Donald Trump contro le navi sanzionate nel Caribe”. La definizione di “quarantena” descrive, in termini politici e operativi, un perimetro navale volto a impedire il movimento di navi che, secondo Washington, trasportano o sono pronte a trasportare petrolio venezuelano o prodotti collegati in violazione delle misure restrittive statunitensi.

Identità mutevoli: bandiera, proprietà, nomi

La “Veronica” navigava battendo bandiera della Guyana; ma la sua biografia marittima è più complicata. In passato, la nave ha avuto registrazioni russe, cambi di nome e bandiera, ed è stata associata – in più di un database e in diverse inchieste – alla società russa MG-Flott LLC, con sede ad Astrakhan sul Caspio. Alcune fonti indicano anche alias come “Pegas” e “Gallileo” (con doppia “l”), oltre a transiti e attività oggetto di misure sanzionatorie. Questi pattern – reflagging frequente, rinominazioni, possibili spegnimenti o manipolazioni dell’AIS – sono tipici della flotta ombra che ha prosperato negli ultimi anni all’ombra dei regimi sanzionatori.

Il quadro societario e nominale della nave non è un dettaglio di colore: è l’infrastruttura che rende possibile eludere controlli, cambiare giurisdizione di riferimento, sfumare la tracciabilità assicurativa e tecnica. Proprio per questo, negli ultimi mesi le autorità americane e i tracciatori privati di traffico marittimo hanno intensificato il controllo su unità che presentano firme comportamentali compatibili con il trasporto di carichi sanzionati – venezuelani, russi o iraniani – all’interno di catene di intermediazione opache.

Il Comando Sud insiste su un punto politico: “L’unico petrolio che lascerà il Venezuela sarà quello coordinato in modo appropriato e legale”. La linea di Washington è chiara: impedire alla PDVSA e alle reti collaterali di generare ricavi fuori dai canali approvati dagli Stati Uniti, con l’ambizione – dichiarata dall’amministrazione – di ristrutturare il settore energetico venezuelano utilizzando anche proventi derivanti dalla gestione di carichi sequestrati. È una strategia che mescola enforcement, geopolitica dell’energia e messaggi di deterrenza verso Mosca e la rete dei mediatori che operano nel grigio.

Perché proprio la “Veronica”

I segnali d’allarme erano diversi. Dati AIS e fotografie di superficie indicavano la presenza della “Veronica” in prossimità di Aruba il 3 gennaio 2026, con carico parziale a bordo, e successivo movimento fuori dall’area di controllo statunitense in presunta violazione della “quarantena” alle navi sanzionate. La registrazione sotto bandiera della Guyana non ha impedito che la nave fosse considerata parte della flotta ombra. La genealogia precedente, con legami societari verso MG-Flott LLC e denominazioni come “Pegas” o “Gallileo”, ha completato il quadro di rischio.

Un antecedente non secondario: nel 2022 una petroliera connessa a questi alias venne fermata in Grecia nell’ambito di un’indagine su carichi di greggio iraniano; episodi che gli investigatori collocano nella stessa costellazione di pratiche elusive. Per dovere di precisione: le catene proprietarie nel settore navale cambiano spesso, e le corrispondenze fra alias, IMO number e società di gestione vanno verificate caso per caso. Ma il profilo che emerge è coerente con i parametri operativi seguiti dagli Stati Uniti per decidere un boarding.

La Segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, ha rivendicato su X l’operazione, definendola “eseguita in conformità con il diritto internazionale”, e ha ribadito che “non c’è scampo alla giustizia americana” per le navi che violano il quadro sanzionatorio. È una comunicazione muscolare, coerente con il tono con cui Washington accompagna Southern Spear: fornire immagini, numeri e messaggi destinati sia agli operatori del mare, sia ai governi coinvolti.