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21 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:59
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il caso

Dal megafono di Putin insulti volgari e sessisti a Giorgia Meloni: delirio sulla tv russa

Il propagandista russo Solovyov attacca la premier con epiteti irripetibili. Immediata la reazione del governo: Tajani convoca l'ambasciatore russo

21 Aprile 2026, 18:30

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Si profila un nuovo, aspro contenzioso diplomatico tra Roma e Mosca, che approfondisce ulteriormente le crepe nei rapporti bilaterali.

A innescarlo sono state le affermazioni volgari e offensive di Vladimir Solovyov, noto conduttore televisivo considerato uno dei principali megafoni della propaganda del Cremlino.

Nel corso della trasmissione “Polnyj Kontakt” (Full Contact), in onda sull’emittente statale Rossija 1, Solovyov ha preso di mira la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, scagliandosi contro di lei anche in lingua italiana con espressioni sessiste e di inaudita violenza verbale.

Tra gli insulti rivolti alla premier: “vergogna della razza umana”, “idiota patentata”, “creatura fascista” e “cattiva donnuccia”, fino alla coniazione dell’ingiurioso epiteto “PuttaMeloni”.

Secondo il conduttore, il bersaglio di tale aggressione sarebbe la linea atlantista e il sostegno dell’Italia a Kiev. Solovyov ha accusato Meloni di aver “tradito i suoi elettori” e di aver “tradito Trump”, al quale prima aveva giurato fedeltà.

L’escalation verbale arriva dopo la recente visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, segnale del crescente nervosismo di Mosca verso la continuità dell’appoggio italiano all’Ucraina.

Non è il primo affondo del presentatore contro il nostro Paese: in passato aveva persino evocato un ritorno delle truppe russe, affermando che gli italiani “si ricorderanno come baciavano le mani ai soldati russi”.

La risposta delle istituzioni è stata immediata. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Paramonov, per esprimere “formali proteste dopo le gravissime e offensive dichiarazioni” e per ribadire piena solidarietà alla Presidente del Consiglio.

L’indignazione ha attraversato l’intero arco politico. Anche l’opposizione si è stretta attorno a Palazzo Chigi: la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha affermato senza ambiguità che “nessun leader straniero deve insultare il governo e il Paese”.

L’episodio si inserisce in un contesto più ampio di guerra ibrida e disinformazione attribuito alla Russia contro l’Italia e i suoi vertici. In passato, la stessa Meloni era caduta vittima di una telefonata-trappola orchestrata da due sedicenti comici russi, che la premier aveva definito parte integrante della “propaganda del Cremlino”, volta a diffondere fake news e a indebolire la posizione internazionale del Paese. Allora Meloni aveva sottolineato che simili operazioni colpiscono in modo mirato i governi che mantengono una linea coerente in politica estera. Oggi, abbandonate le parvenze della satira, lo scontro si consuma nell’insulto diretto e triviale, segno di una frattura diplomatica tra Italia e Russia sempre più profonda e difficilmente sanabile.