la conta dei danni
Ciclone Harry devasta Lampedusa e Linosa: porto a rischio collasso, strade cancellate e appello per aiuti immediati
Onde alte fino a 12 metri, banchina commerciale a rischio collasso, viabilità distrutta a Linosa, danni per quasi 20 milioni e appello urgente alle istituzioni
Lampedusa e Linosa vivono ore di estrema emergenza dopo l'impatto del ciclone "Harry", abbattutosi sulle isole il 20 gennaio con una violenza paragonabile a uno tsunami. Onde alte fino a 12 metri hanno devastato infrastrutture vitali, aggravando le fragilità strutturali di questi territori isolati.
A Lampedusa, il danno più grave ha colpito la banchina commerciale, "infrastruttura strategica per la sopravvivenza dell'isola", che ha subito un cedimento strutturale e ora "rischia il collasso totale da un momento all'altro". Coinvolti anche il molo Favaloro, il molo di Cala Pisana e i pontili, con compromissione seria della funzionalità del porto e dei collegamenti marittimi.
La situazione è ancor più critica a Linosa, dove la furia del mare e del vento ha "letteralmente cancellato la viabilità". Strade spazzate via o sommerse dividono l'isola in due, con detriti che bloccano persino i mezzi di emergenza. L'assenza di un presidio dei Vigili del Fuoco e la presenza di un solo medico di guardia rendono ogni ritardo negli interventi un "rischio gravissimo per l'incolumità della popolazione".
Oltre alle opere pubbliche, pescatori, attività commerciali e strutture turistico-ricettive lamentano danni ingenti. La giunta comunale ha deliberato la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale, stimando perdite complessive vicine ai 17 milioni di euro.
Il sindaco Filippo Mannino si è recato a Linosa "per portare la solidarietà dell'Amministrazione e coordinare i primi interventi urgenti di messa in sicurezza delle strade e rimozione detriti". Ha già contattato con il capo della Protezione Civile regionale, ingegnere Salvo Cocina, che "ha attenzionato personalmente la situazione". "Confido in un sostegno concreto, immediato e continuativo", ha aggiunto Mannino, lanciando "un appello accorato alle istituzioni regionali e nazionali affinché le nostre comunità non vengano lasciate sole".
In attesa di aiuti strutturati, le isole pelagie restano sotto osservazione, con la Protezione Civile consapevole della "peculiarità dei nostri territori e della loro estrema lontananza dalla terraferma".