24 febbraio 2026 - Aggiornato alle 21:47
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L'intervista

Giuseppe Conte in Sicilia, fra Harry, Niscemi e il referendum sulla giustizia: «Il caso Rogoredo svela il bluff della riforma»

Un governo che si occupa di comici e Sanremo, anziché delle emergenze del Paese. Lo descrive il leader del Movimento 5 stelle. Ecco un'anteprima, il colloquio integrale sul quotidiano in edicola domani

24 Febbraio 2026, 13:11

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Comincia Sanremo e l'Italia si ferma. Eppure ci sarebbero tante cose delle quali parlare. È il punto di partenza della nostra conversazione con l'ex presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, in Sicilia per visitare i territori colpiti dal ciclone mediterraneo Harry, sulla fascia ionica dell'Isola, e Niscemi, devastata dalla frana. «Una presidente del Consiglio che addirittura si è occupata del comico Pucci - sottolinea Conte -, che poi si è ritirato spontaneamente. Poi ieri sullo stesso tema è tornato anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa. È una cosa che sta molto a cuore a questa maggioranza, però allo stesso tempo non abbiamo notizie di una presa di posizione chiara e ferma del governo per esempio per quanto riguarda i dazi illegittimi di Trump...».

«Superata la fase dell'emergenza - dice Conte a proposito di Harry e Niscemi - noi non ci giriamo dall'altra parte. Anzi, adesso cominciano i problemi. Le persone si sentono abbandonate... Lo dico anche per esperienza». Perché lui, da presidente del Consiglio, di emergenze si è trovato a gestirne. «Bisogna veramente premere, quando sei al governo, perché ci sia questa pronta risposta, non solo emergenziale. Quindi ristori immediati, sospensione dei mutui». A Niscemi la questione delle responsabilità dei danni causati dalla frana va «affrontata e chiarita, perché evidentemente era stata segnalata. Senza nessuna polemica, è da capire perché è stata trascurata fin qui e perché non sono state adottate le necessarie contromisure».

Nel corso della sua permanenza in Sicilia, Conte parteciperà anche a un appuntamento sul referendum sulla magistratura. Senza nascondersi dietro alla forza delle ragioni del "No", la giustizia ha bisogno di modifiche. «La giustizia va senz'altro migliorata. Questa è una riforma che non tocca in nulla un maggior efficientamento della giustizia. Cosa c'è dietro? La politica: il governo di turno deve lavorare senza nessun intralcio della magistratura».

La cronaca, in questo senso, secondo il presidente Conte, spiega le cose più chiaramente. «Il caso Rogoredo, l'ultimo, qualche insegnamento dovrebbe darlo a tutti. Abbiamo visto che il vicepremier Salvini si è buttato a capofitto subito a dire "Io sono senza se e senza ma col poliziotto". Poi è intervenuto il capogruppo di Fratelli d'Italia Bignami. Tutti evocando, e strumentalizzando, questa campagna referendaria. Stanno facendo credere che questi casi sono casi che vanno risolti anche grazie a questa riforma costituzionale». In due parole, per Giuseppe Conte: «Una follia». «Adesso invece stiamo vedendo dagli accertamenti che per fortuna i giudici sono indipendenti, possono fare le indagini, le inchieste che non devono essere intralciate dalla politica. Perché se sono intralciate dalla politica, la politica aveva già scritto la sentenza. Cioè: quel poliziotto non andava nemmeno indagato».

L'intervista integrale sul quotidiano La Sicilia in edicola domani.