Liberazione
Tensioni al corteo del 25 aprile a Milano: la Brigata ebraica si stacca, cori pro-Palestina e controlli della polizia
Il sindaco Sala: “I tempi sono questi. Avevo espresso al prefetto e al questore la mia preoccupazione da tempo"
Tensioni al corteo del 25 Aprile a Milano, dove lo spezzone della Brigata ebraica si è staccato dalla manifestazione e si sta dirigendo verso la Questura di via Fatebenefratelli. Nel gruppo sono stati avvistati Emanuele Fiano, Daniele Nahum e il consigliere regionale Manfredi Palmeri.
Una delegazione dovrebbe essere ricevuta dal questore Bruno Megale. Dopo un lungo stallo, il corteo principale ha ripreso lentamente la marcia in direzione di piazza Duomo, dove erano già iniziati gli interventi conclusivi.
Circa un centinaio di manifestanti con bandiere palestinesi hanno seguito la Brigata ebraica quando si è separata dal resto della sfilata in via Senato; un cordone delle forze dell’ordine li ha fermati lungo la stessa via.
Dal gruppo si sono levati cori come “Palestina libera”, “Milano sa da che parte stare”, “Palestina libera dal fiume al mare” e “Fuori i sionisti da Milano”. Una centinaio di persone risultano controllate dalla polizia.
“Siamo stati cacciati dalla Polizia, è un fatto grave e ne parleremo”, ha dichiarato Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica, dopo l’allontanamento del gruppo dal corteo.
Sul blocco è intervenuto anche il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo: “Il corteo non è bloccato per le contestazioni ma perché la Brigata ebraica non si è mossa. Il problema è che la Brigata, come da accordo con il questore – così mi hanno detto – doveva uscire a un certo punto dal corteo”.
Pagliarulo ha poi aggiunto: “Non c’è solo la Brigata ebraica, cosa assolutamente legittima, ma ci sono anche gli iraniani che vogliono il ritorno del figlio dello Scià, e questo non mi pare coerente con il 25 Aprile”.
Sulle bandiere presenti in piazza ha sottolineato: “C’erano bandiere israeliane, ma c’era stato un impegno, mi hanno detto, da parte della comunità ebraica di non portarle per motivi ovvi data la situazione. Tutto questo non è avvenuto e si è creata una situazione molto incresciosa. In un contesto del genere le bandiere israeliane non sono opportune: immaginiamo se insieme alle bandiere ucraine, che è legittimo ci siano, ci fossero anche quelle russe; forse non era una grande idea. Non si capisce per quale motivo ci siano le bandiere israeliane”.
Dal canto suo, il sindaco Giuseppe Sala, arrivato con la testa del corteo in piazza Duomo, ha osservato: “I tempi sono questi. Avevo espresso al prefetto e al questore la mia preoccupazione da tempo. Capisco che poi loro facciano quello che possono, ma la situazione in queste settimane, in questi mesi, è questa: c’è poco da stupirsi. Sinceramente un po’ me l’aspettavo. È un fatto organizzativo su cui non posso commentare”.
Sala ha condannato anche gli slogan più violenti uditi durante la giornata, come “meritate di esser saponette”: “Questo è il clima che si è creato in quest’ultima fase. Spiace, perché il 25 Aprile è un momento importantissimo. Forse sarebbe ora che smettessimo di chiamarla festa: non è una festa, è un momento di riflessione, di impegno, di volontà. Però certamente tutto ciò si sta un po’ perdendo”.