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7 maggio 2026 - Aggiornato alle 20:04
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l'incontro

«Liberi di scegliere», la legge che punta a strappare i giovani alla mafia

Da protocollo a norma: percorsi educativi, cabina di regia e finanziamenti per offrire alternative ai giovani e contrastare le mafie

07 Maggio 2026, 19:23

19:30

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Un protocollo nato al Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, poi rinato a Catania. “Liberi di Scegliere”, progetto nato dall’idea del giudice Roberto Di Bella, non è solo un programma d’azione per cercare di dare un’alternativa ai giovani che vivono in contesti difficili. Oggi è qualcosa in più: è una norma che prova a cambiare il volto di una terra dove le mafie - anche in modo silenzioso - hanno avvelenato società e istituzioni.

Oggi pomeriggio al Palazzo della Cultura di Catania si è svolo un tavolo di confronto dal sottotitolo: «Tutti uniti per i minori: la legge che cambia i destini». Il governatore della Regione, Renato Schifani è stato schietto. «Questa è un’occasione che non possiamo perdere. Vogliamo costruire una Sicilia - ha aggiunto - in cui nessun ragazzo sia costretto a scegliere tra legalità e sopravvivenza. In cui la legalità sia la strada più naturale, più accessibile, più conveniente. La legge "Liberi di scegliere" risponde esattamente a questa esigenza: offrire prospettive, spezzare le catene invisibili che condizionano il destino, dare alternative e costruire possibilità dove prima c'era solo eredità ineluttabile». Il Tribunale per i minorenni Roberto Di Bella ha evidenziato l’importanza della tappa catanese del percorso normativo, sia regionale che nazionale. «Potremo finalmente dare un’alternativa concreta ai ragazzi che vivono in contesti devianti», ha detto il giudice minorile.

A Catania è arrivata la senatrice del Pd Enza Rando, che assieme alla deputata di Fdi Chiara Colosimo è tra le promotrici a livello nazionale della legge. «Questa legge permette non solo ai ragazzi di scegliere, ma anche alle mamme. Che finalmente potranno schierarsi dalla parte giusta. Dalla parte dello Stato». Al tavolo sono seguiti anche gli interventi del sindaco di Catania Enrico Trantino e della deputata Carolina Varchi. L’evento è moderato da Riccardo Liotta, presidente dell’associazione Cammino Catania. L’avvocato ha rimarcato la grande importanza di una legge che offre concretamente ai ragazzi di poter dire no ai mondi dell’illegalità. Servirà del tempo: non accadrà tutto in uno schiocco di dita, ma i mafiosi avranno in futuro difficoltà a trovare manovalanza. Perché i giovani saranno educati, formati, accompagnati verso la scelta di un futuro di legalità e senso civico.

«La lotta alla criminalità organizzata non si vince solo nei tribunali o con l’azione repressiva - ha detto ancora il presidente Schifani - e per questo la Regione Siciliana ha scelto una strada chiara: intervenire alla radice. Abbiamo istituito una cabina di regia regionale per l’attuazione della normativa che è un luogo di lavoro concreto e condiviso tra Regione, scuola, magistratura, servizi sociali, Asp, prefetture, università, Comuni. Tutti insieme per affrontare una sfida complessa. Abbiamo già stanziato circa 3 milioni di euro per l’avvio della legge - ha aggiunto Schifani - e ulteriori risorse arriveranno con le prossime variazioni di bilancio e con il Fondo sociale europeo».