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A Catania uno dei primi centri per la giustizia riparativa: ricomporre i conflitti e riparare i legami sociali
La nuova struttura è stata presentata nella Sala Giunta di Palazzo degli Elefanti dal sindaco Enrico Trantino, insieme con il vicesindaco Massimo Pesce, gli assessori Serena Spoto e Giuseppe Marletta, e i vertici giudiziari etnei
L’istituzione del Centro per la Giustizia Riparativa nel distretto della Corte d’Appello di Catania, ospitato nella sede comunale di via Leonardo Vigo a Monte Po, segna una delle prime applicazioni concrete in Italia della Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), che ha introdotto la giustizia riparativa nell’ordinamento penale.
La nuova struttura è stata presentata nella Sala Giunta di Palazzo degli Elefanti dal sindaco Enrico Trantino, insieme con il vicesindaco Massimo Pesce, gli assessori Serena Spoto e Giuseppe Marletta, e i vertici giudiziari etnei.
Sono intervenuti il presidente della Corte d’Appello Antonino Porracciolo, il presidente del Tribunale Mariano Sciacca, la dirigente dell’Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) Maria Pia Fontana, la dirigente dell’Ufficio di servizio sociale per i minorenni (Ussm) Roberta Montalto, il presidente dell’Ordine degli Avvocati Antonino Distefano e il presidente della Camera Penale Tommaso Tamburino.
Il servizio nasce da un protocollo d’intesa sottoscritto nell’ottobre 2025 dal sindaco Trantino con il Ministero della Giustizia.
Il Centro, istituito con delibera di giunta del 5 marzo 2026 e allestito dall’Amministrazione comunale in sinergia con il Ministero, sarà operativo dai primi di settembre.
Sarà accessibile a tutto il distretto e dotato di mediatori esperti e qualificati, affiancati da un team di assistenti sociali.
Costituirà lo snodo essenziale per l’accesso ai programmi riparativi in ambito penale da parte della persona offesa, di chi è indicato come autore dell’offesa e, più in generale, dei soggetti della comunità (familiari, persone di supporto, rappresentanti di enti e associazioni).
Il presidio pubblico territoriale promuoverà, gestirà e svilupperà i percorsi riparativi in raccordo con l’Autorità giudiziaria, il Servizio sociale territoriale e le istituzioni locali.
“Considero questa una delle iniziative più importanti della nostra amministrazione – ha detto il sindaco Trantino –. Perché rappresenta una concreta attività di rigenerazione sociale, dal forte valore simbolico, rivolta a quella ricomposizione dei conflitti che è sottesa al tema della giustizia riparativa. Ed è qualcosa di cui in fondo abbiamo consapevolezza sin dall’episodio dell’Iliade in cui Priamo andò a supplicare Achille perché gli restituisse il corpo del figlio, Ettore, e alla fine Achille cedette. Quando si incontrano vittima e autore del reato, anche se in via mediata come previsto dal nostro nuovo sistema, quel che si fa non è portare delle scuse o comprendere il punto di vista di chi ha compiuto un grave fatto, ma permettere di andare oltre il trauma, ricominciare una nuova vita, favorire la funzione socializzante della pena. Come ci ricorda Papa Leone con l’ultima enciclica, è fondamentale dare rilevanza a ciò che unisce non a quanto divide”.
Il primo cittadino ha quindi ringraziato quanti hanno contribuito al progetto e, per la squadra del Comune, in particolare gli assessori Marletta e Spoto (entrambi avvocati penalisti) e la direttrice dei Servizi sociali Lucia Leonardi.
Il presidente Porracciolo ha sottolineato come la giustizia riparativa sia strumento di ricostruzione dei legami sociali incrinati, un percorso parallelo in grado di favorire la crescita morale delle persone e quella complessiva della collettività.
Da magistrati e avvocatura è giunto un apprezzamento unanime per l’avvio di un itinerario che incarna un principio di civiltà giuridica e può esercitare un forte impatto sociale, come dimostrato da esperienze già consolidate all’estero.
La giustizia riparativa si affianca al procedimento penale: punta a riparare le conseguenze del reato, tutelare i bisogni della vittima, responsabilizzare l’autore e ricucire i rapporti sociali, contribuendo anche a ridurre il rischio di recidiva.
Il modello si fonda su garanzie essenziali — volontarietà, consenso libero e informato, riservatezza, terzietà e adeguata formazione dei mediatori — e si svolge in un contesto protetto e sicuro.
Operativamente, i programmi sono attivabili lungo l’intero iter penale secondo un percorso strutturato.