L'INTERVISTA
Nel giorno dell'anniversario Dalla Chiesa, il figlio del generale è durissimo: «Offesa la memoria di mio padre»
Nando Dalla Chiesa oggi presente nell’aula bunker di Milano al processo Hydra insieme con la sorella Rita
«Che il vicepresidente del Csm dica che la mafia c’è soltanto da Roma in giù mi offende, offende la memoria di mio padre». Così Nando Dalla Chiesa, oggi presente nell’aula bunker di Milano al processo Hydra insieme alla sorella Rita.
«Essere qui significa molto», ha sottolineato, ricordando che proprio oggi ricorre l’anniversario dell’attentato mafioso in cui morì il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il quale «25 giorni prima di essere ucciso» concesse a Giorgio Bocca un’intervista sulla presenza della mafia al Nord.
In quell’occasione spiegò «di rete di controllo del potere che procurava le vie del riciclaggio». «Non aveva delle visioni» e ora «viene smentito. Stiamo giocando?».
Nando Dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, durante una pausa dell’udienza nel procedimento sulla cosiddetta «mafia a tre teste» in Lombardia, ha precisato di aver voluto essere in aula «per una forma di testimonianza» e in memoria del padre, che già 44 anni fa delineò a Bocca «una intervista molto importante» non solo su quanto stava per fare a Palermo, ma anche sui legami tra quell’impegno e il quadro nazionale.
«Faceva riferimento – ha evidenziato – anche alle grandi città del Nord, in cui la mafia non svolgeva attività minori, ma procurava le vie del riciclaggio e controllava il potere. Usava questa espressione, e le parole le misurava».
«Il fatto che 44 anni dopo il vicepresidente del Csm» – di cui Nando Dalla Chiesa non cita mai nome e cognome – «dica che la mafia c’è soltanto da Roma in giù mi offende, offende anche la memoria di mio padre, perché non era una persona che avesse delle visioni. Fra l’altro era arrivato a Palermo dopo aver lavorato a Milano, quindi con un’esperienza fresca del Nord e sono sicuro che quello che ha detto aveva un valore esplicito». E conclude: «Una persona ritenuta un simbolo della lotta alla mafia 44 anni dopo viene smentito. Stiamo giocando?».