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Nazioni Unite

New York blindata per l’Assemblea generale dell'Onu: tra proteste e speranze, la voce della città

La Grande Mela cambia volto per l'arrivo dei leader mondiali. Strade interdette, controlli e manifestazioni attorno al Palazzo di Vetro: «Vogliamo la pace», e c'è chi chiede ai governi di ascoltare i cittadini

22 Settembre 2026, 09:29

09:30

Basta avvicinarsi al Palazzo di Vetro per accorgersi che New York, nei giorni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, cambia volto. Transenne, agenti, strade interdette e controlli modificano la quotidianità di residenti e visitatori proprio mentre le delegazioni internazionali cominciano ad arrivare nella Grande Mela.

È l'effetto dell'81esima Assemblea generale dell'Onu, l'appuntamento che porta nella città americana leader politici e delegazioni provenienti da tutto il mondo. Dentro il Palazzo di Vetro si preparano gli incontri e i grandi interventi della settimana diplomatica; fuori, invece, c'è una città che osserva, protesta, si interroga e cerca di continuare la propria vita quotidiana.

Siamo andati tra le strade di Manhattan per capire quale sia il sentimento di chi vive questa settimana lontano dalle sale della diplomazia. Ne emerge un quadro fatto di preoccupazioni, richieste di pace, attenzione al clima e aspettative, ma anche della consapevolezza che per alcuni giorni New York sarà al centro della scena internazionale.

«Qui chiude tutto»: la quotidianità dei residenti

Per chi abita nei pressi delle Nazioni Unite, l'arrivo dei grandi eventi internazionali non è soltanto una questione diplomatica. È qualcosa che si traduce concretamente in strade chiuse, transenne e spostamenti più complicati, soprattutto nell'area immediatamente circostante il Palazzo di Vetro.

«Con questo evento chiude sempre tutto, ogni singolo isolato qui intorno è chiuso», racconta Michael, che vive proprio nella zona interessata dalle restrizioni. «È difficile andare in giro, ma questa è una settimana molto importante».

La sua testimonianza restituisce bene la doppia percezione dell'evento: da una parte l'impatto sulla vita quotidiana, dall'altra la consapevolezza che per alcuni giorni New York diventa il luogo nel quale si concentrano decisioni e confronti destinati ad avere conseguenze ben oltre i confini americani.

Dalla strada la protesta per Gaza

Ma il clima intorno all'Onu non è fatto soltanto di curiosità e attesa. Le guerre e le crisi internazionali sono al centro delle manifestazioni che accompagnano l'Assemblea generale, con particolare attenzione alla situazione in Medio Oriente.

Tra i presenti c'è David, un uomo dai capelli bianchi che porta con sé un cartello con un messaggio rivolto agli Stati Uniti e a Israele: "USA + Israele, smettete di uccidere". La sua posizione ruota soprattutto intorno alla necessità, a suo giudizio, di riportare il diritto internazionale al centro delle relazioni tra gli Stati.

«Penso che dobbiamo tornare al diritto internazionale», afferma, indicando nella questione palestinese uno degli esempi principali di ciò che considera una violazione delle regole internazionali. Nel suo intervento attribuisce responsabilità sia agli Stati Uniti sia a Israele per le conseguenze della guerra e allarga poi il discorso al rischio di una possibile escalation nucleare.

«Stiamo mettendo in pericolo il mondo intero con le armi nucleari», sostiene, esprimendo preoccupazione per il fatto che si possa arrivare a discutere concretamente del loro utilizzo. Una posizione che porta direttamente davanti all'Onu una delle paure più profonde legate all'attuale quadro internazionale.

«Siamo esseri umani, vogliamo la pace»

La richiesta di pace torna anche nelle parole di Ayesha, giovane originaria del Pakistan, che guarda all'Assemblea generale come a uno degli spazi nei quali i governi possono provare a trovare una via diplomatica alle crisi internazionali.

«È una settimana molto importante, soprattutto dopo un anno in cui ci sono state così tante speculazioni e così tante guerre», spiega, ricordando le crisi in Ucraina e in Medio Oriente e le ripercussioni economiche che, secondo la sua esperienza, riguardano anche la vita quotidiana delle persone.

Il suo auspicio è che la presenza contemporanea a New York di tanti presidenti e primi ministri possa trasformarsi in un'occasione concreta di dialogo. «Come civili, come esseri umani, vogliamo che tutte le guerre finiscano», dice, chiedendo ai leader di utilizzare il palcoscenico dell'Onu per cercare soluzioni.

Nel suo intervento cita anche cambiamento climatico e intelligenza artificiale, due temi che considera fondamentali per il futuro. L'auspicio è che il confronto internazionale possa concentrarsi sulla cooperazione e non soltanto sulla gestione dei conflitti armati.

«Devono ascoltare anche chi è fuori»

La presenza di migliaia di persone tra delegazioni, giornalisti, manifestanti e forze di sicurezza rende evidente anche un'altra questione: quanto sia realmente aperto il confronto intorno a un appuntamento che dovrebbe rappresentare l'intera comunità internazionale.

È il tema sollevato da Emily, che osserva con attenzione le restrizioni nell'area del Palazzo di Vetro. «La mia impressione personale è che sia un evento molto restrittivo», racconta, riferendosi a ciò che sta accadendo nelle strade intorno all'Onu.

La sua perplessità riguarda soprattutto la possibilità che persone con idee e proposte possano trovare uno spazio per contribuire al dibattito. Nonostante questo, Emily mantiene un atteggiamento fiducioso: «In tempi molto stressanti e di cambiamento è ancora molto importante rimanere ottimisti e sperare nell'azione».

L'ottimismo, nelle sue parole, non significa però rinunciare alla richiesta di responsabilità. Le manifestazioni rappresentano anche un modo per ricordare ai leader che fuori dal Palazzo di Vetro c'è una società che segue ciò che accade e vuole essere ascoltata.

Un luogo dove i Paesi possono incontrarsi

C'è però anche chi guarda alla sola possibilità di incontro come a un fatto positivo. Jessica, una giovane incontrata a New York, sottolinea l'importanza che persone provenienti da Paesi diversi possano trovarsi nello stesso luogo per affrontare questioni comuni.

«Tutti possono riunirsi ed essere qui senza alcun problema, quindi penso che sia molto importante», racconta. Una frase semplice che mette in evidenza uno degli aspetti più visibili dell'Assemblea generale.

Per una settimana, infatti, New York diventa un punto di incontro tra culture, governi e comunità differenti, trasformando Manhattan in un grande crocevia internazionale. Un'immagine che convive però con le proteste e con le forti misure di sicurezza che circondano il Palazzo di Vetro.

«I governi devono essere responsabili»

Per Rachel, invece, il tema centrale è quello della responsabilità dei governi. «Dobbiamo trovare un modo di ascoltare i movimenti delle persone durante l'Assemblea generale», sostiene, chiedendo che i cittadini possano avere un ruolo nel confronto che accompagna l'incontro dei leader mondiali.

Anche in questo caso il riferimento è alle guerre e al rispetto del diritto internazionale. L'Onu viene vista come uno spazio attraverso il quale gli Stati possono dialogare, ma anche come un'istituzione che, secondo la manifestante, dovrebbe confrontarsi con le accuse di violazioni e con le richieste che arrivano dalla società civile.

Il clima al centro dell'altra grande settimana di New York

Accanto alle guerre c'è poi un'altra questione che attraversa le conversazioni raccolte per le strade di New York: il cambiamento climatico. L'attenzione al tema si intreccia con gli appuntamenti internazionali che in questi giorni coinvolgono la città.

A sottolinearlo è Daniel, secondo cui questi giorni assumono un significato particolare anche per la sua generazione. «È un tema importante da affrontare per la nostra generazione», spiega, guardando soprattutto alla capacità dei leader di incidere sulle grandi questioni globali.

«Ci sono molte persone di potere lì dentro che possono fare un sacco di cambiamenti», afferma. Il problema, secondo lui, è che gli effetti delle scelte compiute oggi non riguardano soltanto il presente: «Stiamo vedendo gli effetti oggi e li vedremo anche in seguito».

Dentro il Palazzo di Vetro, fuori la città

È questa la fotografia di New York alla vigilia dell'apertura del dibattito generale dell'81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite. Dentro il Palazzo di Vetro arriveranno i leader mondiali, le delegazioni e le grandi questioni della politica internazionale; fuori, tra transenne e strade chiuse, ci sono invece residenti, manifestanti e cittadini comuni, ciascuno con una propria aspettativa sull'appuntamento.

C'è chi considera le restrizioni un sacrificio necessario per una settimana eccezionale, chi protesta contro le guerre, chi chiede il rispetto del diritto internazionale, chi invoca maggiore attenzione al clima e chi vede nell'Assemblea generale soprattutto la possibilità che Paesi diversi tornino a parlarsi.

Il rumore della diplomazia mondiale, a New York, si sente dunque anche fuori dalle sale dell'Onu. E nelle strade della Grande Mela emerge una richiesta trasversale: che i leader riuniti davanti al mondo riescano ad ascoltare le persone che quel mondo lo vivono ogni giorno.